Numero 10 Mercoledì 8 maggio 2013

economia della conoscenza

Come trasformare la cultura in valore

Ci chiediamo spesso se la cultura aziendale sia, o non sia, un valore per l’azienda. Specie in un momento storico dove l’immediatezza e la strategia a breve e brevissimo termine la fanno da padrone. Beh, la risposta a mio avviso è sì e tra quelli più importanti, anche se intangibile. La motivazione della risposta risiede nella consapevolezza che ogni ambiente aziendale è prevalentemente connotato da linguaggi, usanze, tradizioni, costumi e consuetudini che siamo costretti, nel bene e nel male, ad accettare o rifiutare, e che costituiscono un’asse portante del business o servizio creato e creabile.
Paolo Petrucciani

politiche di comunicazione

La valutazione di merito

La valutazione dei nostri interlocutori (reali o potenziali) non può essere una scienza esatta, essendo un giudizio dato da uomini su altri uomini.
Compiere errori di valutazione
Dal tipo di giudizio che noi diamo sugli interlocutori, dipende, spesso, il tipo di comportamento tenuto nei loro confronti.
il giudizio è condizionato dalla personalità che abbiamo sviluppato negli anni; dal carattere, dal livello culturale raggiunto; dalla nostra più o meno conquistata maturità; dall’umore del momento,
anche la prestazione (il feed-back) del nostro interlocutore è condizionata dalle variabili interdipendenti appena citate che riguardano lui quanto noi.
Franco Marmello

comportamenti aziendali

I diagnostici della cultura aziendale

La cultura aziendale è un valore per l’azienda. Questa affermazione parte dalla consapevolezza che ogni ambiente aziendale è caratterizzato da linguaggi, usanze, tradizioni, costumi e consuetudini che, concretamente, costituiscono un’asse portante del business o servizio creato e creabile.
Paolo Petrucciani

Habitat del terzo millennio

Scrivere di città: design, architettura, paesaggio

La relazione tra l’architettura e il paesaggio è evidente a chiunque. Una relazione intensa, inevitabile; frequentemente di sopraffazione dove l’una cede il passo all’altro creando, ad esempio, un paesaggio di architetture, o un paesaggio naturale (cioè senza architetture).
Una relazione, quindi che, spesso, si traduce in conflitto; ma, poche volte, inestimabili, in capolavoro. Sono quei paesaggi che non sono di architetture, ma che l’architettura condiziona e determina, segna e contraddistingue.
Luca Pirani

Reti e social network

Per dirla in altri termini: editoria 2.0.
No, non parliamo di ebook, ma dei cari vecchi libri di carta che possono attraversare vie di produzione innovative non solo nei processi, ma anche nella pratica.
Il riferimento al web non è casuale, perché non potremmo scrivere questo articolo se non ci fosse la rete che, come ormai è abituata a fare (bontà sua) stravolge le pratiche che conosciamo.
Eleonora Ripanti

etica e beni comuni

«Note to Italy: Please Send Us More Saracenos» con questo provocatorio titolo (Pro memoria per l'Italia: per favore inviateci altri Saraceno) pubblicato su "The Huffington Post" l'articolo di William K. Black, professore di economia e giurisprudenza all’Università del Missouri, rilancia sul web i dubbi sulla politica di austerità imposta all’Italia dal governo Monti (o, per meglio dire, dall’Unione europea, della quale Monti è ambasciatore in Italia).
Luca Massacesi
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