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I Saggi riabilitano la mediazione civile

Dopo mesi di colpevole silenzio (ancor più colpevole visto che viene da un governo tecnico con il compito di rilanciare il Paese e abbassare i costi delle amministrazioni pubbliche) da parte del Ministero della Giustizia, dalla sentenza 272 della Corte costituzionale del 2012 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale, per eccesso di delega, della cosidetta condizione di procedibilità della mediazione civile e commerciale così come introdotta dal decreto legislativo 28 del 2010 c’è voluta la relazione dei dieci saggi nominati dal Presidente della Repubblica per riabilitare un istituto, che fin dalla sua introduzione nel nostro sistema giudiziario, è stato ferocemente boicottato dalla cieca miopia di tutte quelle categorie che al contrario ne avrebbero tratto i maggiori vantaggi (avvocati, banche, assicurazioni e, duole dirlo, associazioni dei consumatori) ma che, riflesso del Paese e della sua crisi, si oppongono a qualsiasi innovazione e cambiamento per la pura difesa dello status quo fine a sé stesso.

 

Il punto 26 del Documento dei saggi

Al punto 26 del documento consegnato al Presidente dai saggi al termine dei lavori si legge:

«Per la giustizia civile si propone:

a) l’instaurazione effettiva di sistemi alternativi (non giudiziari) di risoluzione delle controversie, specie di minore entità, anche attraverso la previsione di forme obbligatorie di mediazione (non escluse dalla recente pronuncia della Corte costituzionale, sentenza 272 del 2012, che ha dichiarato illegittima una disposizione di decreto legislativo che disponeva in questo senso, ma solo per carenza di delega); questi sistemi dovrebbero essere accompagnati da effettivi incentivi per le parti e da adeguate garanzie di competenza, di imparzialità e di controllo degli organi della mediazione;

b) il potenziamento delle strutture giudiziarie soprattutto per quanto attiene al personale amministrativo e paragiudiziario, sgravando i magistrati da compiti di giustizia “minore”;

c) la istituzione del cosidetto "ufficio del processo";

d) il potenziamento delle banche dati e della informatizzazione degli uffici;

e) l’adozione, in tutti gli uffici, delle “buone pratiche” messe in atto da quelli più efficienti;

f) la revisione in un quadro unitario dell’ordinamento, del reclutamento e della formazione dei giudici di pace e degli altri magistrati onorari, anche al fine di ampliarne le funzioni”.


 

Adr: alternative dispute resolution

Quanto espresso dai saggi fa ben sperare (noi italiani siamo irrimediabilmente ottimisti) che il prossimo governo, di qualsiasi connotazione sia, promulghi una nuova legge sulle procedure Alternative dispute resolution (Adr). dove la mediazione civile e commerciale sia il fulcro di una riforma della giustizia, che ormai si ravvisa come inevitabile se non si vuole evitare il de profundis della giustizia civile italiana che continua a sprofondare nella classifica Doing Business.


 

Ovviamente la notizia, ci testimonia Paolo Cuzzola
, presidente del Comitato Adr & Mediazione, ha riaperto la diatriba tra i sostenitori e i detrattori dell’istituto, i primi hanno salutato con entusiasmo la relazione che vede riaccendere il lumicino della speranza che presto si possa tornare a svolgere un servizio per il cittadino, servizio che non ha potuto esprimere tutte le sue potenzialità.


Per contro i detrattori con in capo l’Oua (Organismo unitario dell’Avvocatura) con un comunicato stampa del 12 aprile 2013  rappresentano la contrarietà

«al ritorno all’obbligatorietà della mediazione, già bocciata dalla Consulta e non in linea con le indicazioni dell’Unione europea».


 

Rappresentanza di interessi e amministrazione condivisa

Peccato! Certo fa parte della loro funzione di difensori degli interessi delle categorie che rappresentano, ma ogni tanto un pò di senso civico, di adeguatezza ai tempi, di rispetto del bene comune ce lo si dovrebbe attendere anche dalle organizzazioni di rappresentanza di interessi che invece di combattere, sempre e comunque, qualunque cambiamento che non hanno ispirato loro, imparassero a far buon viso a cattivo gioco e si dedicassero a scoprire e potenziare le opportunità che sono sempre presenti dietro qualunque minaccia.

 

Da parte nostra, sostenitori accaniti della rivoluzione organizzativa e culturale dell'amministrazione condivisa come rimedio alle inefficienze dell'amministrazione bipolare suggeriamo di raccogliere le opinioni di tutte la parti che compongono la classe forense, anche di quelle che vedono nella mediazione un’alternativa moderna alla giustizia statale, espressione del principio di sussidiarietà applicato alla sua amministrazione.

 

Questo accanimento da parte dell'Avvocatura potrebbe incuriosire, se non ci rifacessimo alla categoria generale "contro i cambiamenti sempre e comunque" anche perché moltissimi avvocati, non solo apprezzano l’istituto, ma con esso ci lavorano come mediatori e come formatori.

Infatti sembrerebbe, almeno così come si evince dai dati statistici pubblicati dal Ministero della giustizia, che più del 90 percento dei mediatori sono avvocati.

 

Una visione "tribunale centrica"

Si riteneva, a torto, che la battaglia portata avanti dall’Oua contro la mediazione si limitasse alla condizione di procedibilità che la stessa rappresentava per le controversie vertenti sulle materie elencate all’articolo 5 del decreto legislativo 28 del 2010, che è stato poi dichiarato illegittimo (seppure per solo eccesso di delega) con sentenza del 24 ottobre 2012.


 

Pertanto, questa ulteriore alzata di scudi, sottolinea Cuzzola, sembra un inutile accanimento contro un istituto “depotenziato” e lascia a dir poco perplessi anche alla luce incontestabile del fatto che non sembrava affatto che l’avvocatura fosse contraria alla mediazione in quanto tale, perché, diversamente, non avrebbe istituito presso ogni tribunale un proprio organismo di mediazione, come, invece, ha fatto.


 

Molti avvocati non credono più, come sostiene Michele Vietti, ad una visione esclusivamente

 

«tribunale centrica dell’articolo 24 della Costituzione, nell’illusione che il ricorso al giudice sia l’unica soluzione per porre rimedio alle controversie (...) la pretesa di far passare dal processo il contenzioso più alto d’Europa produce l’ingolfamento del sistema e dilaziona o addirittura non consente la risposta di giustizia. Nel settore civile ciò significa percorrere con maggior coraggio forme di risoluzione alternativa delle controversie: mediazione, tentativo di … conciliazione, arbitrato, anche interno a settori economici o sociali quale esemplarmente va strutturandosi nel sistema bancario e finanziario»

 

Non solo, una parte dell’avvocatura, a cui appartengono gli avvocati mediatori, si augura che tutti color che lavorano nella giustizia si impegnino per trovare soluzioni valide per portare il nostro Paese ad una posizione più dignitosa nella classifica “Doing Business 2013” per la durata dei processi che oggi ci vede al 160mo posto dopo l’Iraq, giusto prima dell’Afganistan, due posti ancora più sotto di due anni fa ( sic!).

 

Un Organismo unitario dell’avvocatura degno di rappresentare la classe forense, «non può non comprendere appieno l’importanza che riveste il funzionamento della giustizia per la crescita economica del nostro Paese» e quanto ormai siano urgenti e indifferibili le misure da attuare immediatamente per renderlo competitivo. L'abbiamo detto implicitamente all'inizio di quest'articolo quando ci siamo stupiti che un governo tecnico sia rimasto silenzioso dopo la sentenza 272 della Corte costituzionale.

 


Lo stesso presidente della Corte di cassazione, Ernesto Lupo, sottolinea e ci ricorda che

la giurisdizione è una risorsa limitata, delicata, costosa e preziosa e va riservata a garanzia di beni fondamentali affidando gli altri beni a valide e diverse forme alternative di tutela”.

 


Se non si comprende appieno questo e non si coglie la gravità della situazione in cui versa il nostro sistema giudiziario, non troveremo mai nessuna soluzione valida ai nostri annosi problemi. Continueremo ad essere posizionati nei posti più bassi delle classifiche mondiali e continueremo ad essere considerati dal resto del mondo un piccolo Paese, vecchio e antiquato, chiuso in sé stesso, rappresentato da soggetti che impostano la loro politica con miope visione, giusto per tutelare gli interessi di pochi a danno degli interessi di molti.
 Ovvero l'Italia degli ultimi venticinque anni!

 

Fonti

Paolo F. Cuzzola
 Presidente del Comitato ADR & Mediazione

L'altrapagina.it

Michele Vietti, relazione anno giudiziario anno 2012

Leonardo D’Urso, Un’agenda politica economica per la giustizia
Doing Business 2013 

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