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La progettazione partecipata

L'idea non è nuova. Possiamo farla risalire a metà degli anni Settanta del secolo scorso, gli anni dei comitati di quartiere. Ma riemerge moderna quando parliamo di manutenzione civica dei beni comuni: coinvolgere i cittadini nella progettazione (o, più coerente con l'attuale fase, nella rigenerazione e, quindi anche nella manutenzione) di parti delle nostre città, dei nostri quartieri. Parliamo di progettazione partecipata, di urbanistica democratica, di processi progettuali inclusivi. Qual è la filosofia, quali i metodi, quali le competenze e, infine quali i comportamenti da adottare per facilitarla, per "favorirla".

 

L'idea di fondo

La filosofia di fondo, l'idea, è che anche i cittadini, pur di fronte ad un progetto integrato e complesso, siano in grado arricchirlo con le proprie competenze, i propri saperi, i propri sguardi e le personali percezioni. Che in quello che tutti noi pensiamo usando le parti di città, attraversandole, vivendole, andando a lavorare o accompagnando i nostri figli ci possa essere una risorsa, un piccolo tesoro, per rigenerare le nostre città e il nostro habitat.

Sono sguardi e percezioni che, a volte, spesso, non sono così presenti quando si progetta tecnicamente. Sono gli sguardi della vita di tutti i giorni, le percezioni della quotidianità. E coinvolgendo tutti i cittadini possono anche essere sguardi "esperti", competenti, professionali, perché tra i cittadini ci sono anche architetti, urbanisti, ingegneri, sociologi, insegnanti, ...

Questo non significa non riconoscere la necessità di competenze tecniche professionali, non vuol dire non accettare che chi decide debba assumersi le proprie responsabilità. Significa, semplicemente, che dalla complessità nasce la qualità, significa aggiungere uno sguardo, un'esigenza, un interesse e valutare se è un interesse generale conciliabile con gli altri interessi generali che sono in campo o in gioco. Vuol dire tentare di aggiungere qualcosa al progetto. Vuol dire liberare le idee dai vincoli economici di chi interviene professionalmente sul territorio ed assoggettarla alle esignenze della cittadinanza, all'interesse generale.

 

La partecipazione "consapevole"

Per far si che si possa aggiungere qualità al progetto è molto importante che a questa parola partecipazione si aggiunga un'altro aggettivo, qualificativo: "consapevole".

 

La partecipazione deve essere consapevole, occorre sapere a quale progetto si sta partecipando, quali sono le finalità del progetto di manutenzione o di rigenerazione urbana, bisogna conoscere il ruolo che quella porzione urbana gioca rispetto al contesto nel quale si inseririsce.

 

Per questi motivi compito di chi promuove, o usando una bella espressione costituzionale "favorisce", una partecipazione inclusiva ad un progetto di manutenzione urbana è di predisporre dei "quaderni per la consapevolezza diffusa", dei dossier che riassumano lo stato d'avanzamento della progettazione, i condizionamenti urbani di quella parte della città. Condividere una serie di informazioni prima di incominciare a ragionare progettualmente è essenziale, così come non si può fare manutenzione senza avere un progetto dettagliato di cosa si vuole raggiungere: Questa documentazione per poter rendere consapevoli i cittadini che partecipano deve cercare di essere esaustiva, ma nello stesso tempo deve semplificare le informazioni per far si che anche i non tecnici possano assimilarle e raggiungerle.

 

Dalla partecipazione nasce la manutenzione

Cosa diventa in questo modo la partecipazione? Diventa uno scambio di informazioni e di competenze, diventa relazione che si trasforma in adesione e condivisione che, nel tempo, garantisce il rispetto e la tutela di quanto progettato e realizzato. Diventa "manutenzione continua".

 

Per una metodologia della partecipazione consapevole

Si parte da un problema, da un degrado, o da una situazione che sta per iniziare a degradarsi, successivamente, come abbiamo visto, si deve predisporre (da parte, o con le risorse, dell'amministrazione pubblica) una documentazione esaustiva e chiara (i quaderni per la consapevolezza diffusa) del problema con annessi e connessi. Tra i "connessi" anche eventuali ipotesi di progettazione pubblica.

 

Quindi si avvia la "consultazione civica", con una prima assemblea ("patto civico di manutenzione") che dovrà definire le regole dell'impegno reciproco e avviare la progettazione partecipata. Durante l'"assemblea del patto civico di manutenzione" (o di rigenerazione urbana) si distribuirà il quaderno per la consapevolezza diffusa e si avvierà la discussione attraverso la distribuzione di alcune domande scritte con la finalità di ragionare collettivamente sulla "Visione del progetto di manutenzione civica". Si può incominciare in altro modo, ad esempio partendo dai progetti distribuiti dall'amministrazione pubblica nel "quaderno per la consapevolezza diffusa"; ma è consigliabile iniziare prendendo una boccata d'ossigeno, tutti quanti insieme, e di cercare di lavorare sulla visione. Quindi:

  • come vorremmo utilizzare quell'area,
  • come ci immaginiamo questo spazio,
  • quali sono i rischi che corre questo progetto,
  • come ci immaginiamo di affrontare gli anni della trasformazione (che saranno anni lunghi e che occorre assolutamente progettare).

 

Dopo l'assemblea (o le "assemble per il patto civico di manutenzione") si dovranno organizzare, comunicandoli capillarmente, una breve serie di incontri monotematici (dai tre ai cinque, in genere) per approfondire alcuni aspetti specifici.

 

Questo materiale e quest'attività vengono raccolte in rete con un sito (o un blog).

 

L'obiettivo è produrre un documento (Linee guida per la progettazione partecipata) che verrà allegato al piano urbanistico o al progetto esecutivo e che servirà per sollecitare l'amministrazione pubblica a rispondere a delle precise richieste: quest'ultima accetterà alcune idee e ne boccierà altre, ma dovrà farlo spiegando, motivando l'impossibilità o la non volontà di adottare quella soluzione o quella richiesta.

Un primo risultato, essenziale, comunque, sarà di dare trasparenza al processo, di rendere evidenti le scelte, e gli interessi che determinano le scelte.

 

La preparazione del processo partecipativo dovrebbe durare un mese, la "consultazione civica" (conoscenza del problema, "assemblea per il patto civico" e redazione del documento da inviare all'amministrazione) dai tre ai quattro mesi. Sarà compito dell'amministrazione trasformare queste due prime fasi in un progetto di massima (un mese, meglio se quindici giorni) e, poi, esecutivo (un altro mese).

 

Tra i due progetti alcuni incontri per presentare il progetto e il processo di trasformazione che il progetto ha avuto per effetto della partecipazione.

Un percorso di trasparenza di sei-otto mesi che verranno utilizzati anche per predisporre operativamente l'avvio dei lavori (messa a disposizione dell'area, bando di gara e selezione ditta, progettazione della comunicazione del cantiere sociale, messa a punto degli aspetti strettamente operativi).

 

Dal lato della cittadinanza questi ultimi due mesi serviranno:

  • per organizzare il cantiere civico, cioé quella parte del cantiere che utilizzerà manodopera volontaria;
  • per lavorare sul monitoraggio e gli approfondimenti del cantiere sociale, quella parte del cantiere che per dimensione e macchinari verrà appaltato a imprese di costruzioni.

 

Quando si è presa la decisione...

bisogna trasformarla in realtà. Quindi prima occorre garantire che il cantiere parta, e quando il cantiere, finalmente, parte, il cittadino presidia. Il "monitoraggio civico", quindi la fase successiva al piano urbanistico o alla progettazione esecutiva del cantiere sociale, è una fase di particolare importanza giacché normalmente, quando si parla di partecipazione o in generale di amministrazione pubblica, si dà molto importanza al momento della decisione pur sapendo che i processi di trasformazione (in questo caso, urbana) hanno tempi lunghi e, inevitabilmente, anzi auspicabilmente, anche le decisioni si modificano con lo scorrere del tempo. L'esperienza ci racconta di una grande attenzione al progetto finale, mettendo in secondo piano i problemi della trasformazione, che dura anni, quindi periodi importanti di vita delle persone. Anni che, per aggiuna, possono miracolosamente raddoppiare complice l'interesse privato su quello generale.

Non è infrequente, un architetto vi direbbe che avviene sempre, che un progetto nasca in un modo e finisca assai diverso. Alcune volte queste modifiche sono conseguenza dell'evoluzione del progetto o dell'avvicendarsi del tempo, ma altre volte, spesso, è il frutto della riemersione dell'interesse privato sull'interesse generale. Compito del "monitoraggio civvico" è seguire l'evoluzione dell'intervento, verificare il rispetto del cronogramma, aiutare le imprese a rimuovere gli ostacoli che potrebbero far procastrinare le consegne, ed evitare l'involuzione del cantiere stesso. 

 

Spunti per un glossario del
piano nazionale per la manutenzione civica dei beni comuni

assembla per il patto civico di manutenzione

cantiere social

cantiere civico

comunicazione del cantiere sociale

consultazione civica

linee guida per la progettazione partecipata

manutenzione continua

monitoraggio civico

partecipazione consapevole

patto civico di manutenzione

processi progettuali inclusivi

progettazione partecipata

quaderni per la consapevolezza diffusa

visione del progetto di manutenzione civica

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Funziona la nostra pubblica amministrazione? Le scelte importanti sono in mano ai cittadini? Opera in piena trasparenza? E' al servizio di chi la paga? Rende la vita delle persone a cui è al servizio più semplice? Possiamo farne a meno?

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Amministrazione pubblica, un gigante del quale una società moderna sembra non poter fare a meno; ma che dovrebbe superare l'attuale stadio di declinazione pseudo democratica dell'amministrazione "reale", nel senso del re, evolvendo verso un'amministrazione "condivisa" cioè vissuta insieme a chi, oggi, la paga e la finanzia.

Guardare oltre

 

Su questi temi noi di OfficineEinstein siamo interessati perché il nostro fine è cercare di guardare oltre! Perché siamo convinti che non può esistere una società moderna, semplice, che permetta di vivere sereni senza un'amministrazione efficiente ed efficace. Tanta la strada da compiere.