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Salvare la tomba del Gladiatore

Scoperta la tomba di Marcus Nonius Macrinus, generale romano le cui gesta hanno ispirato il celeberrimo film di Russel Crowe, Il Gladiatore. Dopo otto anni dal successo mondiale del film l’equipe di archeologi guidato da Daniela Rossi ha ritrovato i resti di una struttura alta più di tredici metri, ma non si hanno risorse per scavarla, per restaurarla, né per  proteggerla. Scatta il crowdsourcing per evitare che l’interramento sia l’unica tutela possibile.

 

Nel 2008 l’equipe di archeologi guidato da Daniela Rossi ha ritrovato i resti di una struttura alta più di tredici metri, con un’imponente facciata composta da quattro colonne nei pressi di via Flaminia. Grazie alla stele di marmo frontale è stato possibile determinare che si trattasse dei resti della lussuosa tomba di Marcus Nonius Macrinus, generale romano le cui gesta hanno ispirato il celeberrimo film di Russel Crowe, Il Gladiatore. Da allora è stato considerato come uno dei ritrovamenti più importanti degli ultimi decenni ma ora, a causa dei tagli dell’austerity, rischia di venir ricoperto dalla terra, nel “suo” stesso interesse.

 

“Ti domandi quale sia il senso dell’archeologia”

I recenti tagli al budget (circa il 20 percento), imposti dal regime di austerity, rischiano di rendere necessaria una misura decisamente drastica per preservare il sito: “Ho paura che stiamo prendendo in seria considerazione l’idea di proteggere questo ritrovamento sensazionale ricoprendo di terra l’intero sito”, ha dichiarato Mariarosaria Barbera, da febbraio nuova soprintendente speciale ai beni archeologici di Roma.

 

A causa delle difficoltà al traffico che si venivano a generare con l’apertura frequente di siti di scavi, nella capitale la pratica di ricoprire monumenti minori è diventata comune negli anni: ma in questo caso le dimensioni ed il prestigio del mausoleo non giustificherebbero un simile approccio. Darius Arya, archeologo americano che ha, prima, lavorato al sito e che ora è impegnato nella campagna per preservare il sito, ha dichiarato che si tratta di un sito straordinario e che, addirittura, “Ricoprire questi reperti sarebbe un disastro, ti domandi quale sia il senso dell’archeologia”.

Se lo domanda (virtualmente) anche Giorgio Napolitano che in occasione degli Stati generali della cultura non è stato affatto tenero con la logica (perseguita anche dal Governo Monti) dei "tagli lineari".

Miracolosamente sopravvissuto per mileeottocento anni della turbolenta storia della capitale, il sito è oggi esposto ad un infinità di fattori ambientali (inquinamento atmosferico, accumuli di acqua piovana, fratture causate dal ghiaccio) che rischiano di comprometterne seriamente l’integrità. Le risorse necessarie a tutelare il sito molto difficilmente saranno disponibili, a meno che non si renda disponibile uno sponsor esterno.

 

L'attivazione sociale: crowdsourcing at work

Il 4 dicembre è arrivata la dichiarazione della soprintendenza che annunciava che il sito archeologico sarebbe stato ricoperto a cuasa della mancanza di fondi e la conseguente impossibilità che il sito possa essere completamente scavato. L’approccio conservativo sembrava destinato a prevalere su quello conoscitivo.

 
logo Airc

 

Ma la stampa si mobilita, è rende noto il caso; ed è così che il 10 dicembre l’American Institut of Roman Culture ha lanciato una petizione online per “Salvare la tomba del Gladiatore a Roma”, seguita da un appello, firmata dallo stesso Russell Crowe, per una raccolta fondi da destinare alla tutela di questo sito.

In undici giorni la petizione lanciata dall’American Institut of Roman Culture ha raccolto 2.200 firme ed ha attivato un’intensa rete di bloggers e twitters.

 

Si tratta di una dimostrazione concreta di "amministrazione condivisa" realizzata attraverso il “crowdsourcing at work”, ovvero la delega di un interesse, da parte di un’amministrazione pubblica che non è in grado di occuparsene, ad un insieme indefinito di persone non organizzate in una comunità preesistente.

 

Purtroppo non tutte le componenti dell’immenso patrimonio archeologico italiano possono beneficiare della empatia mondiale generata da un successo come Il Gladiatore, né dal conseguente beneficio di conoscere le storie della nostra storia, una delle leve più potenti per attivare la comunità a tutela del proprio patrimonio culturale.

 

Fonte

Labsus.org
 
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Amministrazione condivisa

Funziona la nostra pubblica amministrazione? Le scelte importanti sono in mano ai cittadini? Opera in piena trasparenza? E' al servizio di chi la paga? Rende la vita delle persone a cui è al servizio più semplice? Possiamo farne a meno?

Sei domande, sei "no".

Amministrazione pubblica, un gigante del quale una società moderna sembra non poter fare a meno; ma che dovrebbe superare l'attuale stadio di declinazione pseudo democratica dell'amministrazione "reale", nel senso del re, evolvendo verso un'amministrazione "condivisa" cioè vissuta insieme a chi, oggi, la paga e la finanzia.

Guardare oltre

 

Su questi temi noi di OfficineEinstein siamo interessati perché il nostro fine è cercare di guardare oltre! Perché siamo convinti che non può esistere una società moderna, semplice, che permetta di vivere sereni senza un'amministrazione efficiente ed efficace. Tanta la strada da compiere.