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Il dirigente pubblico e il rapporto con la politica

Il problema della dirigenza pubblica, della sua selezione, dell’affidamento degli incarichi, della qualità delle sue prestazioni è da ricondurre al rapporto tra amministrazione e politica di cui rappresenta una funzione. Da tale relazione derivano:

  • la scelta o meno per merito,
  • l’autonomia professionale,
  • l’esercizio della funzione nell’interesse della collettività. 

 

La prevalenza, nell’attività di governo, del gioco politico e delle scelte a breve termine investe in pieno gli apparati pubblici.

 

In primo luogo, perché conduce all’uso strumentale dell’amministrazione rispetto alle esigenze del gioco politico, spesso finalizzato ad acquisire voti, a dare posti agli amici e contratti ai finanziatori, a colpire gli avversari. E’ per questa ragione che le maggioranze politiche che compongono gli esecutivi sia a livello nazionale, sia di governi territoriali, a fronte del principio di distinzione tra politica ed amministrazione da tutti sbandierato e a parole accettato, puntano invece ad avere una dirigenza obbediente che usi del suo potere di gestione per emanare atti “utili" alla parte del datore di lavoro politico.

 

In secondo luogo, perché, come corrispettivo alla disponibilità degli apparati a farsi usare in modo strumentale, oltre che a votare per chi è al governo, si sono concessi privilegi, e soprattutto la possibilità di autoregolarsi in modo corporativo, aumentandosi posti e prebende senza troppi vincoli e controlli.

 

La stortura del bilancio di competenza

A garantire entrambe le distorsioni è funzionale il mantenimento di una finanza fondata sul bilancio di competenza, che consente ampie possibilità di manovra nella gestione delle risorse, a tutto danno della trasparenza e comprensibilità delle scelte.

 

Tutto questo avviene, nonostante i tentativi di riforma, o comunque di impostazione di una politica amministrativa razionale fondata sui principi del new public management, molto spesi dai governi sul terreno dell’opinione pubblica ma contraddetti dalle scelte di volta in volta operate sotto la pressione del gioco politico. Fino all’attuale crisi finanziaria ed alla conseguente glaciazione della spesa pubblica.

 

In sintesi: l’autoreferenzialità della politica ha prodotto l’autoreferenzialità dell’amministrazione pubblica, attraverso l’ uso strumentale di quest’ultima.

 

Un'amministrazione competente

Se, invece, la politica si preoccupasse di costruire politiche di settore coerenti e strutturate, e di rimuovere gli ostacoli amministrativi alla loro efficace realizzazione, allora si potrebbe avviare, davvero, la riforma delle pubbliche amministrazioni e della dirigenza pubblica.

 

Come?

  • una delegificazione effettiva che intervenga su interi settori,
  • la traduzione in programmi ed in obiettivi delle politiche pubbliche,
  • la redazione dei Bilanci di cassa per missioni e progetti,
  • la realizzazione di questi,
  • l’esame dei risultati ottenuti,
  • l’eventuale riformulazione dei programmi e delle politiche,

comportano l’apertura di spazi effettivi alla responsabilità decisionale dei manager pubblici.

 

Non solo: anche nella fase istruttoria delle politiche, la conoscenza delle situazioni, degli attori in campo, della regolazione vigente posseduta dalle burocrazie di settore costituisce un fattore indispensabile di successo.

 

Ne deriva la necessità di avere burocrazie competenti e permanenti, amovibili solo per l’insuccesso nella realizzazione dei progetti e nel conseguimento degli obiettivi, o comunque in caso di mancanze gravi; lo spoils system, con la precarizzazione della dirigenza, è funzionale all’uso distorto dell’amministrazione a fini di manovra politica, ed è per questo che è stato più volte dichiarato incostituzionale dalla Consulta.

 

Un'amministrazione dialogante

Inoltre, la priorità delle politiche, dei programmi e dei risultati comporta, nell’organizzazione delle strutture e dei processi di produzione dei servizi, la priorità del confronto con le organizzazioni dei cittadini e degli utenti rispetto al confronto, pur necessario, con i sindacati dei dipendenti pubblici.

 

L’azione dei dirigenti e dei dipendenti, come singoli e come apparati, va in ogni caso ricondotta ai principi etici della Carta costituzionale.

In sintesi:

l’onore (articolo 54) nell’adempiere alle funzioni pubbliche sta nell’indirizzarle al servizio esclusivo della Nazione (articolo 98), ovvero al servizio dei cittadini, singoli ed associati, costituenti famiglie, esercenti imprese, per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale (articolo 3) al pieno sviluppo della loro persona.

 

Giorgio Rembado
Presidente della Federazione nazionale dei dirigenti e delle alte professionalità della funzione pubblica

 

Fonte

Il Tavolo civico per migliorare lo Stato ha deciso di affrontare il tema spinoso delle nomine dei dirigenti pubblici e dei criteri di scelta degli stessi. Nell'ambito di questa discussione il Presidente della Federazione nazionale dei dirigenti e delle alte professionalità della funzione pubblica ha inviato il contributo pubblicato.

 

Nota redazionale

I titoli di paragrafo sono un'intervento della redazione

 

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Amministrazione condivisa

Funziona la nostra pubblica amministrazione? Le scelte importanti sono in mano ai cittadini? Opera in piena trasparenza? E' al servizio di chi la paga? Rende la vita delle persone a cui è al servizio più semplice? Possiamo farne a meno?

Sei domande, sei "no".

Amministrazione pubblica, un gigante del quale una società moderna sembra non poter fare a meno; ma che dovrebbe superare l'attuale stadio di declinazione pseudo democratica dell'amministrazione "reale", nel senso del re, evolvendo verso un'amministrazione "condivisa" cioè vissuta insieme a chi, oggi, la paga e la finanzia.

Guardare oltre

 

Su questi temi noi di OfficineEinstein siamo interessati perché il nostro fine è cercare di guardare oltre! Perché siamo convinti che non può esistere una società moderna, semplice, che permetta di vivere sereni senza un'amministrazione efficiente ed efficace. Tanta la strada da compiere.