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“Cittadino, tesoro mio!”

Nel titolo ironico un capovolgimento di paradigma. Il cittadino è da intendersi come un tesoro spesso nascosto per la pubblica amministrazione. Da una sorta di problema con cui confrontarsi ogni giorno il cittadino diviene, come è giusto che sia, una risorsa. Proviamo, partendo dal cittadino come risorsa, a tracciare quattro modelli di pubblica amministrazione in relazione ai suoi modi di interazione e con il cittadino.

Lo spunto viene da una relazione, "Un tesoro di cittadino!", di Gregorio Arena, presidente di Labsus presentata alla quarta convenzione nazionale della sussidiarietà. Il titolo della relazione sottintende un capovolgimento del paradigma del diritto amministrativo tradizionalmente bipolare, che tende a considerare le amministrazioni pubbliche come soggetto tutore dell'interesse generale, laddove si presume l'individuo "egoista", ovvero orientato al proprio interesse particolare. In un tale paradigma le amministrazioni pubbliche è posta in contrapposizione alla società e ad essa sovraordinata, in nome di un interesse pubblico superiore.

Il fatto di prevedere la collaborazione dei cittadini nel perseguire l'interesse generale di per sé rivoluziona la concezione stessa dell'individuo in relazione all'ordine politico e giuridico. 
Cambia, cioè, il concetto di cittadinanza amministrativa, l'intera concezione di cittadinanza e i modi in cui il rapporto viene disciplinato. In questo senso il principale riferimento normativo è appunto nella Costituzione, l'articolo 118, ultimo comma.

 

Quattro modelli di per le amministrazioni pubbliche

Possiamo individuare quattro modelli di amministrazioni pubbliche in relazione ai suoi modi di interazione e con il cittadino e di valutazione dello stesso come risorsa. Tali modelli sono, attualmente, operanti ed integrati, in modo del tutto confusionario, tra loro. Questi i quattro modelli:

  • bipolare tradizionale
  • bipolare temperato
  • policentrico condiviso
  • pluralista paritario

 

Modello bipolare tradizionale
I cittadini sono risorse di natura prettamente fiscale e umana (vedi leva obbligatoria). Le amministrazioni pubbliche sono poste in contrapposizione alla società e ad essa sovraordinata, in nome di un interesse pubblico superiore. E' unaretaggio dell'amministrazione reale che proteggeva il sovrano dai furti dei sudditi sulle cose pubbliche che pubbliche non erano, ma patrimonio del sovrano.

 

Modello bipolare temperato
Il processo amministrativo si apre al cittadino, a partire dalle riforme degli anni Novanta. Il cittadino viene ritenuto una risorsa in quanto utente del servizio e dunque capace di apportare informazioni sul servizio di cui il soggetto erogatore non dispone. In questa visione nasce la comunicazione pubblica.

 

Modello policentrico condiviso (governance)
Soggetti non pubblici partecipano al processo decisionale. Il cittadino è una risorsa in quanto portatore di punti di vista, prospettive ed esperienze utilizzati ai fini della decisione. In alcuni casi, ma siamo in cima alla piramide della qualità dell'agire amministrativo, si accetta che sia anche portatore di interessi generali legittimi. E' alla base della cittadinanza partecipativa.

 

Modello pluralista paritario
Cittadini, amministrazioni pubbliche e imprese interagiscono secondo il modello dell'autonomia relazionale in uno schema a rete. Zamagni direbbe modello sussidiario circolare. Questo modello, basato sull'articolo 118 ultimo comma, implica un cambiamento totale di prospettiva. Il principio è che amministrazione e cittadini assolvono insieme all'interesse generale.  E' alla base della cittadinanza attiva.

 

Il modello pluralista paritario

Ben esemplificando, si direbbe che in piena attuazione del principio di sussidiarietà su cui questo modello si fonda, la cittadinanza attiva sta al cittadino come il motore a scoppio sta al petrolio.

I cittadini attivi sono fonte di risorse in termini di "capabilities", ovvero di un set di "capacità" (competenze, esperienze, tempo, relazioni) in genere non portate nella sfera di interesse generale. Le risorse che entrano in gioco in questo quarto modello sono spesso difficilmente quantificabili, ma hanno in sé un alto valore civico aggiunto, ovvero prendendosi cura di un bene comune evidente (es. assistenza agli anziani), ne creano uno aggiuntivo, collocabile a un metalivello (integrazione, fiducia nei rapporti sociali).

Nel quarto modello (o della cittadinanza attiva) si sposta il paradigma descrittivo del rapporto tra cittadini e le amministrazioni pubbliche dal binomio diritti-doveri al binomio potere-responsabilità.
E' tramite questo modello che passa un sostanziale empowerment dei cittadini. In conclusione, si pone la questione sull'opportunità e la legittimità di una corrispondenza tra responsabilità prese e potere decisionale riconosciuto in merito alle questioni che riguadano i beni comuni di cui i cittadini attivi si prendono cura. E' dunque una questione di democrazia partecipativa.

 

Il testo integrale della relazione introduttiva di Gregorio Arena è disponibile on line su Labsus e sul sito www.cittadinanzattiva.it.

 

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Amministrazione condivisa

Funziona la nostra pubblica amministrazione? Le scelte importanti sono in mano ai cittadini? Opera in piena trasparenza? E' al servizio di chi la paga? Rende la vita delle persone a cui è al servizio più semplice? Possiamo farne a meno?

Sei domande, sei "no".

Amministrazione pubblica, un gigante del quale una società moderna sembra non poter fare a meno; ma che dovrebbe superare l'attuale stadio di declinazione pseudo democratica dell'amministrazione "reale", nel senso del re, evolvendo verso un'amministrazione "condivisa" cioè vissuta insieme a chi, oggi, la paga e la finanzia.

Guardare oltre

 

Su questi temi noi di OfficineEinstein siamo interessati perché il nostro fine è cercare di guardare oltre! Perché siamo convinti che non può esistere una società moderna, semplice, che permetta di vivere sereni senza un'amministrazione efficiente ed efficace. Tanta la strada da compiere.