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Perché l'Italia non funziona

Vi ricordate il fotoromanzo? Credo che ai giorni nostri non se ne trovino più in edicola, ma nelle edicole dell'Italia del dopoguerra spadroneggiava. Se la memoria non mi inganna “Grand hotel”, l'ammiraglia dei fotoromanzi, era la testata con maggior diffusione nel Paese. Wikipedia mi viene in aiuto e conferma che ”negli anni '50 si calcola che circolassero 1.6 milioni di copie di fotoromanzi, sommando le vendite delle riviste di settore”. Ed era solo l'inizio.

 

Il fotoromanzo è un'invenzione italiana e consisteva nel raccontare delle storie, dei romanzi, con attori veri, belli e famosi, utilizzando delle fotografie alle quali si aggiungeva il testo. Il set in cui si scattavano le fotografie era di tipo cinematografico. Veniva definito il cinema dei poveri.

 

Le storie erano melense principalmente grandi amori ostacolati dalle diverse provenienze sociali, con eroine, innanzitutto belle, poi povere e romantiche, ma, comunque, decise e coraggiose.

Non ricordo se i finali fossero "all'americana”, quindi sempre positivi; o ”romantici” con disperati addii, ma ricordo che le storie non raccontavano come eravamo, quanto, piuttosto, come sognavamo di essere, come avremmo voluto che fosse la realtà.

 

In questo si differenzierà il fotoromanzo che vorrei proporvi, perché racconterà come siamo e non, purtroppo, come vorremmo essere. Anzi racconta proprio come siamo e come non vorremmo, e non dovremmo, essere.

 

Un fotoromanzo nato passeggiando per Roma

L'idea è di prendere spunto da una mezza dozzina di scatti presi con l'iPhone, tornando a casa, dopo il barbiere, per rintracciare quegli enzimi che hanno condannato uno dei paesi più belli e ricchi del pianeta ad essere, come lo definisce il Censis nel suo ultimo rapporto, triste e sfiduciato.

 

Ecco, dunque il primo scatto. Siamo sul lungotevere dell'acqua acetosa, a Roma (nord),

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e inquadriamo il “Centro ricreativo dipendenti della Difesa”

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ovvero il circolo sportivo del ministero dell'aereonautica militare, recentemente pesantemente ristrutturato.

 

Primo enzima
Appropriazione privatistica da parte dello Stato

Come i romani ben sanno, ma non il resto dell'Italia, le aree golenali del Tevere (beni comuni) all'interno della città sono state ”concesse“ a numerosi circoli sportivi “privati” e molto costosi e “pubblici”. O meglio, qesti ultimi bisognerebbe definirli “pubblici-paraprivati”, nel senso che i vari ministeri vi hanno costruito i circoli sportivi per le varie categorie dei dipendenti pubblici: c'è quello dei magistrati, quello dei magistrati della corte dei conti, quello degli agenti di pubblica sicurezza e quello dei sottoufficiali di pubblica sicurezza; quello della guardia di finanza, del Poligrafico dello Stato, della Rai, della Camera dei deputati e via via così.

Caratteristica di tutti questi circoli sportivi è che l'accesso è riservato ai rispettivi dipendenti e alla vasta corte di clientes, ovvero di raccomandati di turno, di coloro che hanno santi (ma bastano anche beati) in Paradiso. 

 

Denaro pubblico non utilizzato per mettere a disposizione della cittadinanza strutture sportive spesso, quasi sempre, molto ben attrezzate, in una citta carente di impianti sportivi pubblici e dove l'iscrizione ai circoli sportivi porta via una bella fetta dello stipendio di un lavoratore (dai cento ai trecento euro al mese).

 

Come dire: appropriazione del suolo pubblico da parte dell'amministrazione pubblica per la costruzione di impianti sportivi con soldi pubblici interdetti ai cittadini che non sono dipendenti dei vari ministeri (primo enzima, l'enzima dell'appropriazione del pubblico dei beni comuni a fini personalistici)

 

Secondo enzima

Ciò che vale per il cittadino non vale per l'amministrazione pubblica

Un annetto fa, incorporandosi metà carreggiata di una strada di scorrimento primario (secondo enzima), venne sostituita la vecchia decadente recinzione in fil di ferro con una bella recinzione alta un metro in travertino. Intervento pregevole di decoro urbano realizzato da "privati", il Ministero dell'aereonautica, con un non indispensabile incorporamento temporaneo di una strada pubblica (di scorrimento veloce).

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 Ieri, rientrando a casa, vengo colpito da un cartello.

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 Zona militare! No trespassing! Zona militare? Allargando l'inquadratura sono subito evidenti le aree militarmente sensibili:

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una piscina e, un pò più in là, sei campi da tennis, una pista di pattinaggio...

 

Terzo enzima
Lo Stato bugiardo

Ecco dunque un altro interessante enzima: l'onestà dello Stato. Ora è evidente a chiunque che un circolo sportivo, anche se del ministero della Difesa, non è considerabile una zona militare di particolare, o anche nullo, valore strategico.

 

Noi, in particolare noi romani, ci siamo abituati. Vediamo, leggiamo, non ci sconfinfera quanto leggiamo o vediamo, ci giriamo e facciamo spallucce perché non possiamo arrabbiarci (il termine giusto sarebbe un po' più volgare) per tutte le angherie che subiamo quotidianamente dalla nostra amministrazione, da quella amministrazione, cioé, che paghiamo perchè ci difenda e difenda l'interesse generale dall'appropriazione indebita da parte di interessi privatistici.

 

Ma ci rimane addosso, un mefitico odore: la sensazione che lo Stato imbroglia, che ci prende per il naso, che ci racconta il falso. Dichiara zona militare una zona evidentemente di ricreazione (così è in effetti definita dalla targa) peraltro generalmente non utilizzata, priva di qualsiasi sensibilità strategica per la difesa dei confini della Patria E' l'enzima della sfiducia che inizia a prendere corpo.

 

Quarto enzima
Lo Stato arrogante

Ma in quel cartello c'è anche un'altro enzima. Ricordo che si definisce enzima un catalizzatore dei processi biologici. Il processo di catalisi indotto da un enzima (come da un qualsiasi altro catalizzatore) consiste in un aumento della velocità di reazione e quindi in un più rapido raggiungimento dello stato di equilibrio termodinamico. Un enzima (questo me lo sono andato a leggere su Wikipedia, avendolo studiato mezzo secolo fa) incrementa unicamente le velocità delle reazioni chimiche, diretta e inversa senza intervenire sui processi che ne regolano la spontaneità. In altre parole gli enzimi agiscono dal punto di vista cinetico senza modificare la termodinamica del processo.

Quindi quando parlo di enzimi parlo di piccoli o grandi comportamenti che che accelerano dei processi spontaneamente destinati ad attuarsi, in questo caso quei processi che, a mio giudizio, hanno contribuito al disfacimento del Paese.

Qual è questo quarto enzima: l'enzima dell'arroganza.

 

Perchè mettere quel cartello? Che senso ha? Perchè voler definire dei confini, segnalare il confine tra chi può e chi non può!

Perché farlo con questa violenza verbale: zona militare!

Se proprio era necessario "tutelare la proprietà (che ricordo è un bene comune comune sottratto alla collettività) bastava un più banale e semplice “divieto di accesso" che sarebbe stato più garbato se si fosse limitato a ricordare che “l'accesso è riservato agli iscritti“.

 

Invece no! Visto che le nostre forze armate in azione di guerra si sono distinte per aver fatto decollare l'unico caccia abbattuto alla prima missione aerea (vi ricordate, Cucciolone) la potenza ora si esprime nel cartello che intima l'esistenza di una piscina delle forze armate, truppe aviotrasportate. 

Più serenità, meno arroganza da parte dell'amministrazione pubblica aiuterebbe molto a ricreare le condizioni per quel rapporto di fiducia indispensabile ingrediente di una società moderna che vuole rimanere a passo con i tempi.

Senza contare che per entrarci basta aspettare una competizione elettorale perchè improvvisamente il circolo diventa disponibile agli elettori che partecipano agli incontri dei vari candidati che utilizzano (gratuitamente) le sale del circilo per fare i loro comizzietti di promesse elettorali che poi non verranno mantenute

 

Quinto enzima
Lo Stato incompetente e pasticcione

Ma, si sa, il diavolo fa le pentole e non i coperchi. Così il Ministero della difesa che grida con tanta arroganza il suo potere di interdire aree pubbliche in quanto, nientepopodimeno che zone militari, mostra tutta la sua incompetenza al primo atto concreto operativo. (vi ricordate di Cucciolone, insignito anche di una medaglia).

E siccome i giochi del caso e del destino spesso svelano una sottile ironia è proprio lo strumento (il cartello di divieto) che esplicita inutilmente l'arroganza (quella reale è l'aver avuto la concessione dell'area) a rendere la corazzata una scenografia di cartone e rimettere correttamente a fuoco la competenza del nostro ministero dell'aereonautica militare.

Ecco cosa riesce a realizzare la nostra potente armata Brancaleone e i risultati dopo nemmeno un'anno dalla realizzazione

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 Il cartello è accartocciato e illegibile. Si erano dimenticati che sarebbe stato esposto agli agenti atmosferici: la pioggia e il sole. Piccola negligenza.

Ed è così che lo Stato svela di non essere in grado di fare nulla per bene, nemmeno un cartello che dovrebbe dimostrare la sua geometrica potenza, perché, ripeto, bastava un targhetta di ottone più piccola di una cartolina da avvitare sulla recinzione in travertino che chiedeva la gentilezza di non entrare nell'area che era riservata agli iscritti al circolo. Non era necessario affermare il falso sostenendo che il "circolo ricreativo" era una “zona militare”, a “military zone”.

Ridicoli ed incompetenti. 

 

Sesto enzima
Lo Stato trasparente

Solo incopetenti e pasticcioni? Nasce, a questo punto, il sospetto di un sesto enzima: quello dell'onesta o della corruzione o della trasparenza (le tre cose sono indissolubilemnte collegate).

 

Perchè per fare un cartello da esterno ormai tutta l'italia moderna e buona parte dell'Europa, si rivolge ad un sito di un'azienda di Quarto D’altino che gode e dichiara una soddisfazione che oscilla tra il 96 e il 98 per cento dei suoi clienti (seimila al giorno) che indica con grande chiarezza le caratteristiche di resistenza del materiale, di quello per interni e di quello per esterni.

Basta un file e una carta di credito e i prezzi sono i migliori del mercato.

 

Ora il fatto che si sia utilizzato materiale scadente non è, purtroppo, una garanzia che si sia speso poco (risparmio peraltro ingiustificabile, visti i risultati).

La sensazione amara che ci rimane in bocca è che quel cartello sia costato 7,5 volte il costo che avrebbe sostenuto qualsiasi privato (il rapporto 7,5 non è casuale, è la media dell'incremento dei costi dell'alta velocità in Italia rispetto alla Germania, alla Francia e all'Inghilterra).

 

Insomma bastano pochi passi a piedi per la capitale, ma non è una nostra esclusiva, per rendersi conto di quanti enzimi di mal governo possono colpire un cittadino, magari uno di questi due che per fare attività sportiva la fanno dall'altra parte del muro, sulla strada a veloce scorrimento.

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In conclusione viene da pensare che se il nostro giovane primo ministro, al quale auguro, non per lui ma per l'Italia, ogni successo, volesse davvero cambiare l'Italia e non solo provare sulla pelle il brivido del potere e il piacere di girare il Paese e l'Europa su aerei "privati" a spese dei cittadini, dovrebbe incominciare da una riforma vera e strutturale: il passaggio da una amministrazione bipolare (Stato contro suddito) ad una amministrazione condivisa (Stato e cittadino insieme).

Una rivoluzione, innanzitutto, antropologica, quindi culturale.

 

Per approfondire

Wikipedia, Fotoromanzo

Labsus

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Amministrazione condivisa

Funziona la nostra pubblica amministrazione? Le scelte importanti sono in mano ai cittadini? Opera in piena trasparenza? E' al servizio di chi la paga? Rende la vita delle persone a cui è al servizio più semplice? Possiamo farne a meno?

Sei domande, sei "no".

Amministrazione pubblica, un gigante del quale una società moderna sembra non poter fare a meno; ma che dovrebbe superare l'attuale stadio di declinazione pseudo democratica dell'amministrazione "reale", nel senso del re, evolvendo verso un'amministrazione "condivisa" cioè vissuta insieme a chi, oggi, la paga e la finanzia.

Guardare oltre

 

Su questi temi noi di OfficineEinstein siamo interessati perché il nostro fine è cercare di guardare oltre! Perché siamo convinti che non può esistere una società moderna, semplice, che permetta di vivere sereni senza un'amministrazione efficiente ed efficace. Tanta la strada da compiere.