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Italia yes, Italia no

Sfoglio i ritagli di giornale e le carte del mio fascicolo “Confronti”. Potrei andare avanti per ore. Però che noia, non voglio continuare a snocciolargli dati e cifre. Tanto il concetto è chiaro, no? Gli racconto che uno dei bestseller degli ultimi dieci anni in Italia è un libro intitolato “La Casta”.

Voi inglesi potete sforzarvi quanto vi pare, ma non ce la farete mai.
Voi avete anche la lingua dalla vostra parle:

«serving as Prime Minister is a privilege for me»

dice il vostro capo del governo.

«Servire come Primo ministro è un privilegio per me

Da noi il privilegio è un'altra cosa. Servire poi..., mi scappa da ridere. Questa parola i politici italiani non la conoscono proprio. Hanno dei servitori, ma loro non sono certo al servizio del popolo.

 

Civil servant

Da voi i funzionari pubblici sono “civil servant”.

Voi avete il Question Time del mercoledì mattina, quando per un'ora il Primo ministro si presenta alla Camera dei Comuni per sottoporsi a un feroce botta e risposta con il capo dell'opposizione.

Noi abbiamo quella pagliacciata delle interrogazioni parlamentari, domande precotte, risposte scritte, aula semideserta, banchi del governo imbarazzantemente vuoti, sbadigli e attenzione solo per il tablet. Una pura formalità da espletare anonimamente.

 

Il Question Time è una vera arena, dove il governo è messo sotto torchio per rendere conto del suo operato. I sedili rivestiti in pelle verde sono gremiti di parlamentari, le domande sono sferzanti e il governo non può menare il can per l'aia, entra nel merito e risponde, per il principio che chi governa deve rendere conto di ogni azione ed essere pronto a giustificarla. Il dibattito è vivace, le domande sono ficcanti, le risposte concise. Spesso condite di frecciatine, battute, sense of humour.

Per chiedere la parola i parlamentari si alzano in piedi. Intervengono quando è il loro turno. Nessuno interrompe.

 

Un magnifico esercizio di democrazia. Che rende ancora più misero qualsiasi confronto con il Parlamento nostrano: un bivacco di bifolchi, nel quale si mostrano fette di mortadella e cappi di corda, qualche volta ci si mette le mani addosso e spesso ci si insulta.

Stronzo, cialtrone, pezzo di merda, buffone, pagliaccio e che cazzo vuoi sono "normalità" nostrane che neanche con l'immaginazione più fervida potrebbero aleggiare nelle aule di Westminster.

 

James non si dà per vinto. Parla di differente moralità.

«Voi siete un popolo latino, date un peso diverso a certe cose».

Sarebbe a dire?

«Cioè, per noi i comportamenti pubblici dei politici devono essere impeccabili. Per voi c'è più margine. Siete meno bacchettoni».

Vabbè che l'erba del vicino è sempre più verde, però James davvero non ha chiara la situazione. Ha un'idea molto romantica dell'Italia.

Sento il borbottio della moka sul fuoco. Gli porto il caffè.

Dice che adora iI profumo della moka. Come tutte le cose che gli inglesi associano al Belpaese: il sole, il mare, il buon vivere, il mangiar bene, l'arte, la cultura, il buon gusto, il design, le belle macchine, la Ferrari, i vestiti, la moda, il lusso.

 

Ci amano, all'estero

L’oleografia della pizza e del mandolino e gli stereotipi del Grand Tour ottocentesco sono superati. Però continuano a pensare che se vai in Sicilia c'è la mafia e a Napoli ti scippano, e così seguono le indicazioni delle guide turistiche e lasciano l'orologio nella cassaforte dell'albergo.

 

Rimangono atterriti dal nostro traffico e pensano che sia tutto un po’ folkloristico e pittoresco.

 

Per fortuna solo pochissimi sanno come stanno davvero le cose. E una minoranza ben aggiornata, che legge i giornali e si tiene informata sulle pagine della politica internazionale.

Solo loro sanno cosa è veramente successo negli ultimi vent'anni in questo paese. Però il livello di degrado, lo sfascio morale, la diffusione dell’illegalità, il disfacimento del tessuto sociale fanno fatica a capirlo.

Loro, gli stranieri, non riescono proprio a percepirlo. Noi, gli italiani, siamo talmente assuefatti da non percepirlo più.

 

Fonte

Caterina Soffici (2014), Italia yes, Italia no. Cosa capisci del nostro paese quando vai a vivere a Londra. Feltrinelli, serie bianca, febbraio 2014.

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Amministrazione condivisa

Funziona la nostra pubblica amministrazione? Le scelte importanti sono in mano ai cittadini? Opera in piena trasparenza? E' al servizio di chi la paga? Rende la vita delle persone a cui è al servizio più semplice? Possiamo farne a meno?

Sei domande, sei "no".

Amministrazione pubblica, un gigante del quale una società moderna sembra non poter fare a meno; ma che dovrebbe superare l'attuale stadio di declinazione pseudo democratica dell'amministrazione "reale", nel senso del re, evolvendo verso un'amministrazione "condivisa" cioè vissuta insieme a chi, oggi, la paga e la finanzia.

Guardare oltre

 

Su questi temi noi di OfficineEinstein siamo interessati perché il nostro fine è cercare di guardare oltre! Perché siamo convinti che non può esistere una società moderna, semplice, che permetta di vivere sereni senza un'amministrazione efficiente ed efficace. Tanta la strada da compiere.