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Il pro bono civico

Ecco, dunque, uno dei contributi con cui la società civile può partecipare per far uscire il nostro Belpaese dalla profonda crisi istituzionale, ancor prima che economica, che lo sta annichilendo.

Possiamo girarci intorno quanto vogliamo: la macchina pubblica, come, d'altronde, le organizzazioni private for profit, non hanno, e non possono avere, al loro interno tutte le competenze necessarie per operare efficacemente in una società sempre più complessa, interconnessa e ad alta velocità di mutazione (quindi non solo di cambiamento). In particolare in una fase storica che vede due civiltà passarsi il testimone.

 

Mettere in campo i migliori

141030 proBono maniLa mega categoria dei professionisti italiani e la di cui parte di consulenti di direzione hanno, come tutte le mega aggregazioni, elementi deboli, spuri, con prestazioni di basso livello qualitativo, con percentuali differenziate a seconda delle specializzazioni; ma, complessivamente, posseggono competenze altamente specialistiche che, per formarsi, hanno bisogno di anni di esperienza, aggiornamento metodologico e disciplinare costante e una varietà di estremamente numerosa e differenziata di casi su cui applicarsi.

 

E' un po' come per un chirurgo che non potrà mai diventare eccezionale se non ha l'opportunità di lavorare in un grande ospedale dove ha la possibilità di incontrare una casistica estremamente ampia di patologie, da una parte, e di compiere un numero elevato di operazioni che gli affinano la tecnica e la capacità di individuare nuove soluzioni sulla base delle esperienze pregresse.

Questo, in sintesi, è il motivo per cui il livello professionale dei consulenti è molto, molto difficile poterlo coltivare all'interno di un'organizzazione, dove non solo le dinamiche decisionali e la gerarchia della governance comportano continui allineamenti al ribasso; ma, dove, comunque, si soffre inevitabilmente di una formazione monoculturale o unidirezionale, o quantomeno non sufficientemente variegata e complessa.

 

Per uscire da una crisi così profonda come quella che annichilisce la società italiana, occorre dare spazio, ed ascolto, alle maggiori competenze specialistiche. In poche semplici parole, affidarsi ai migliori.

 

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Un dirigenza pubblica realmente al servizio della società civile

La sfida per la dirigenza pubblica è di essere semplicemente intellettualmente onesta, di non mettere i bastoni tra le ruote (la competenza che ne ha selezionato il percorso formativo), di ricordarsi l'espressione con cui gli inglesi definiscono i funzionari pubblici: “civil servant”. Ricordare il giuramento del capo del governo inglese

«serving as Prime Minister is a privilege for me»

«Servire come Primo ministro è un privilegio per me

 

Compito della dirigenza pubblica diventa quella di imparare a gestire i consulenti, capacità non banale e del tutto assente nelle abitudini e nella formazione della classe dirigente pubblica.

Non tutte le consulenze sono figlie del clientelarismo e del codice Cencelli, come una vasta letteratura del sistema mediatico economico vuol far pensare, perché un'amministrazione pubblica efficiente ed efficacia, rappresenta un ostacolo alle scorriere dei grandi gruppi privati.

 

Le organizzazioni complesse, e vivaiddio, l'amministrazione pubblica è molto complessa, richiedono l'apporto di competenze specialistiche provenienti dall'esterno. Anche quest'ultima condizione (provenienti dall'esterno) è una delle caratteristiche che rendono ineludibile la necessità per le amministrazioni pubbliche dell'apporto dei consulenti. Professionisti competenti che non sono invischiati nelle logiche, nei problemi, nei conflitti quotidiani; che aprono le finestre e fanno cambiare l'aria.

 

Si obietterà, non necessariamente in buona fede: ma... il cambiamento richiesto comporta massicce dosi di competenze specialistiche ad alto costo, come può sostenerne il costo uno Stato affacciato sul ciglio del default economico?

 

Saper gestire ed ottimizzare una consulenza esterna

Sappiamo bene che questo non è il problema vero, pur essendoci. Gli stipendi dei dipendenti pubblici sono, al netto, ben più alti di queli del comparto privato, in particolare lo stipendio dei manager e dei dirigenti pubblici sono impressionanti, ancor più se collegati ai lacci e lacciuoli che annichiliscono qualsiasi espressione di vera dirigenza, ma non si parla di poterli ridurre.

 

Il vero problema è che bisogna avviare una rivoluzione, innanzitutto, antropologica, quindi culturale.

Il vero gap è la capacità dei dirigenti pubblici di gestire un processo complesso come quello che verrebbe proposto da dei professionisti e consulenti di direzione. Di rinunciare a parte del proprio potere e della propria prosopopea, dando fiducia a chi più esperto da una parte; dall'altra riuscire ad armonizzare questa esigenza con quella di aiutare realmente e concretamente il consulente ad entrare nei meccanismi di funzionamento con uno spirito win win, o semplicemente collaborativo reale.

 

E' qui capita a fagiolo, si sarebbe detto una volta, la proposta del pro bono civico (1). Il pro bono publico (spesso abbreviata in pro bono) è una frase derivata dal latino che significa “per il bene di tutti”.

141030 WeHeartProBonoQuesta locuzione è spesso usata per descrivere un impegno professionale di cui ci si fa carico volontariamente e senza la retribuzione di alcuna somma, come un servizio pubblico.
Espressione che ha riscosso l'attenzione del grande pubblico da quando Sky trasmette le serie televisive ambientate nei grandi studi legali americani; è, infatti, comunemente collegato alla professione legale, in cui, a differenza del concetto di volontariato, rappresenta la concessione gratuita di servizi o di specifiche competenze professionali al servizio di coloro che non sono in grado di affrontarne il costo.

 

L'alterazione da pro bono publico a pro bono civico vuole sottolineare l'appartenenza dell'istituto al terzo settore e al volontariato, in particolare a quello di cittadinanza attiva, dove i cittadini apportano le loro competenze per risolvere insieme alle amministrazioni pubbliche problemi che le sole amministrazioni, principalmente per deficit economico o di attenzione e sensibilità, non sono in grado di affrontare o anche di arginare.

 

La locuzione pro bono civico inserisce l'istituto del pro bono publico nell'ambito della amministrazione condivisa e quindi nella capacità da parte dello Stato di superare i quattro modelli dell'amministrazione:

  • bipolare tradizionale
  • bipolare temperato
  • policentrico condiviso
  • pluralista paritario

attualmente, operanti ed integrati, in modo del tutto confusionario, tra loro.

 

Si apre, dunque , un nuovo canale di volontariato basato essenzialmente sul talento e sulla competenza più che sul tempo e sulla buona volontà.

 

Esperti talenti italiani per migliorare lo Stato

L’idea, in generale, da definire con attenzione, è che i consulenti italiani e le società di consulenza italiana o multinazionali operanti nel Belpaese, mettano a disposizione della pubblica amministrazione cinque giornate a testa gratuite per progetti di innovazione del paese.
 

I primi problemi evidenti da definire sono
1. definizione di consulenti e società di consulenza;
2. cosa si intende per progetti di innovazione;
3. chi fa la regia degli interventi e la raccolta delle richieste di intervento e di adesioni (Presidenza del Consiglio per il commitment necessario, Funzione pubblica per taglio istituzionale);
4. come si verifica l’attuazione e la messa a regime delle proposte presentate (dalle parole ai fatti);
5. chi fa un bilancio annuale del pro bono civico nazionale.

Due conti tanto per orientarci
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Quanto può valere questa proposta?

Ha senso? Il valore aggiunto che può produrre  giustifica l'enorme sforzo organizzativo e culturale che viene richiesto alle amministrazioni pubbliche per essere in grado di accogliere e tradurre in concretezza queste consulenze?

Due conti tanto per orientarci.

Calcolando l'adesione di un milione di consulenti per cinque giornate per (media) 500 euro al giorno si “dona” al bilancio dello Stato 2,5 miliardi di nuove entrate, senza nuove tasse e con la grande opportunità di utilizzare queste risorse per semplificare la macchina amministrativa e ridurne i costi aumentandone l'efficacia.

  

 Note

(1) Pro bono civico: questo nome non mi risulta esista in letteratura tantomeno nel senso che gli stiamo dando.

Paolo Petrucciani (socio di Assoconsult, Confindustria) mi spiegava che il neo presidente Carlo Maria Capé (Bip) nella convention di Sesto Fiorentino del week-end scorso, ha lanciato la proposta, ai propri associati, di mettere a disposizione gratuitamente dell’amministrazione pubblica alcune giornate. La proposta è rimasta nell’aria in attesa di capire le reazioni.
Si potrebbe valutare un’azione di co-marketing Confindustria Assoconsult con il Tavolo civico per migliorare lo Stato.

 
Fonti
Pro bono publico, in Wikipedia
Petrucciani P. (2010), Una road map di supporto al Governo (per lo sviluppo del Paese). Proposta federativa Assoconsult, studio di fattibilità, Roma, 23 giugno 2010.
Arena G. (2013), Un nuovo modo di amministrare, 18 febbraio 2013.
 
Leggi anche
Massacesi L. (2014), “LabGov, governare per i beni comuni”, in OfficineEinstein, 7 novembre 2014.
Massacesi L. (2012), “Cittadino, tesoro mio”, in OfficineEinstein, 30 dicembre 2012.

Arena G. (2004), Relazione introduttiva alla “Convenzione nazionale della sussidiarietà”, tenutasi a Roma il 13 marzo 2004, al Centro Congressi Frentani.

Massacesi L. (2014), Perché l'Italia non funziona, in OfficineEinstein, 7 settembre 2014.

 

Massacesi L. (2013), Il piano nazionale per la cura civica dei beni comuni, OfficineEistein, 2 aprile 2013.

 

Nebbia G.(2014), Garrett Hardin e la parabola della mucca, OfficineEinstein, 2 novembre 2014.

 

Massacesi L. (2014), L'Italia dei beni comuni, OfficineEinstein, 21 Agosto 2013 .

 

Maddalena P. (2014), Contributo alla teoria dei beni comuni, OfficineEinstein, 26 gennaio 2014.

 

Pirani L. (2014), Design of People Centered Smart Cities, OfficineEinstein, 24 gennaio 2014.
Pirani L. (2014), Un lavoretto pulito, OfficineEinstein,16 ottobre 2013.

 

 

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Amministrazione condivisa

Funziona la nostra pubblica amministrazione? Le scelte importanti sono in mano ai cittadini? Opera in piena trasparenza? E' al servizio di chi la paga? Rende la vita delle persone a cui è al servizio più semplice? Possiamo farne a meno?

Sei domande, sei "no".

Amministrazione pubblica, un gigante del quale una società moderna sembra non poter fare a meno; ma che dovrebbe superare l'attuale stadio di declinazione pseudo democratica dell'amministrazione "reale", nel senso del re, evolvendo verso un'amministrazione "condivisa" cioè vissuta insieme a chi, oggi, la paga e la finanzia.

Guardare oltre

 

Su questi temi noi di OfficineEinstein siamo interessati perché il nostro fine è cercare di guardare oltre! Perché siamo convinti che non può esistere una società moderna, semplice, che permetta di vivere sereni senza un'amministrazione efficiente ed efficace. Tanta la strada da compiere.