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L’uomo giusto per il Colle

C’è una relazione tra il 29 agosto 2010 e il 29 gennaio 2015?

C’è!

Il 29 gennaio 2015 il Presidente del consiglio e il capo del partito di maggioranza, Matteo Renzi, scelto dal popolo delle primarie, entrerà nel vivo delle votazioni per l’elezione del Presidente della Repubblica.
Il 29 agosto 2010 Matteo Renzi, e non è un caso di omonimia, lancia l'idea della «rottamazione senza incentivi» dei dirigenti di lungo corso del Pd e dal 5 al 7 novembre seguenti organizza con Giuseppe Civati un'assemblea alla Stazione Leopolda di Firenze (Prossima Fermata: Italia).
All'assemblea si contano oltre ottocento interventi e 6.800 partecipanti. Nasce così un manifesto chiamato la Carta di Firenze.

 

La Leopolda, come viene correntemente chiamata, rappresenta il trampolino di lancio della carriera nazionale dell’attuale premier.

 

Riprendiamo alcune frasi della carta di Firenze:

«Ci accomuna il bisogno di cambiare questo Paese, un Paese con metà Parlamento, a metà prezzo, un Paese dalla parte dei promettenti e non dei conoscenti.(…)
Vogliamo rispondere al cinismo con il civismo. Alla divisione con una visione. Alla polemica con la politica. E vogliamo farlo con la leggerezza di chi sa che il mondo non gira intorno al proprio ombelico e con la serietà di chi è capace anche di sorridere, non solo di lamentarsi».

 

Questo collegamento può aiutarci a immaginarci quali saranno le scelte del premier per la corsa alla Presidenza della Repubblica quando dovrà confrontarsi tra il cinismo richiesto dal ruolo politico coperto e la coerenza della sua carriera politica e figura pubblica.

 

Peraltro non possiamo dimenticare che Matteo Renzi è sopportato, mal sopportato, dal suo partito e non solo dalla sinistra del suo partito, e deve il suo ruolo istituzionale all’appoggio diretto ricevuto dal popolo delle primarie. In altre parole Renzi ama essere amato ed è sensibile a non tradire le promesse che lo hanno messo alla segreteria del partito democratico giacché l’apparato del partito democratico mai gliela consegnerebbe.

 

Un nome inatteso

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Quindi, così come è avvenuto per la composizione del Governo è naturale aspettarsi da Renzi per la Presidenza della Repubblica, un nome non noto alla grande opinione pubblica, inoltre pare chiaro da come si sta muovendo nel campo delle alleanze, che Renzi vuol proporre il suo nome, un nome che lo rappresenta, di una persona fidata che non lo intralci sulla via del cambiamento.

 

Prendiamo da Libero i nomi lanciati (e bruciati) per il toto elezioni, in rigoroso ordine alfabetico: Giuliano Amato, Franco Bassanini, Roberto Benigni, Pier Luigi Bersani, Laura Boldrini, Raffaele Cantone, Lorenza Carlassare, Marta Cartabia, Giancarlo Caselli, Pier Ferdinando Casini, Sabino Cassese, Pierluigi Castagnetti, Elena Cattaneo, Sergio Chiamparino, Mario Draghi, Umberto Eco, Piero Fassino, Anna Finocchiaro, Dario Franceschini, Milena Gabanelli, Paolo Gentiloni, Fabiola Giannotti, Pietro Grasso, Nicola Gratteri, Ferdinando Imposimato, Linda Lanzillotta, Antonio Martino, Sergio Mattarella, Mario Monti, Paolo Maria Napolitano, Pier Carlo Padoan, Carlo Petrini, Renzo Piano, Roberta Pinotti, Romano Prodi, Stefano Rodotà, Paola Severino, Gino Strada, Walter Veltroni, Ignazio Visco, Gustavo Zagrebelsky. Sono quaranta!

 

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Mauro Biani, Corsa al colle, il Manifesto

 

Possiamo iniziare togliendo i profili che meno vanno incontro a questo bisogno di cambiamento, ovvero quelli che rientrano a pieno titolo nel concetto di «rottamazione senza incentivi» dei dirigenti di lungo corso del Pd, che, potenza del sistema mass mediatico economico del Paese, televisione e quotidiani considerano i più papabili per

l’alta figura istituzionale che il Presidente della Repubblica deve rappresentare”.

 

Eccoli: Giuliano Amato, Franco Bassanini, Pier Luigi Bersani, Laura Boldrini, Pier Ferdinando Casini, Pierluigi Castagnetti, Sergio Chiamparino, Piero Fassino, Anna Finocchiaro, Dario Franceschini, Linda Lanzillotta, Antonio Martino, Sergio Mattarella, Mario Monti, Romano Prodi, Stefano Rodotà, Paola Severino, Walter Veltroni.

 

Un’altra categoria di nomi che non restituirebbero agli elettori di Matteo Renzi l’aria di nuovo, ma confermerebbero l’esistenza di una plutocrazia sono le persone legate a doppio filo alla magistratura e alla corte costituzionale e, quindi: Giancarlo Caselli, Sabino Cassese, Marta Cartabia, Pietro Grasso, Nicola Gratteri, Ferdinando Imposimato, Paolo Maria Napolitano, Gustavo Zagrebelsky.

 

C’è un altro plotoncino che potrebbe essere scartato ed è quello rappresentato dai ministri del proprio Governo perché, anche in questo caso si darebbero la sensazione di “aqua druveda”, acqua rimestata, ricerca all’interno della propria cerchia, mancanza di fantasia, nascita di una nuova oligarchia.

In questo modo uscirebbero dalla classifica: Paolo Gentiloni, Pier Carlo Padoan, Roberta Pinotti e anche Raffaele Cantone (ha già molto da fare con l’Autorità nazionale anticorruzione, chiarisce proprio oggi, Renzi).

 

Sull’Europa finora Matteo Renzi ha tenuto una posizione istituzionale, manifestando però il bisogno di allentare l’austerity imposta dalla troika.

Questo fa esculdere i nomi di economisti troppo vicini alle scelte economiche dell’Europa, che dal Quirinale condizionerebbero pesantemente le scelte di Renzi.

Quindi Mario Draghi, che peraltro ha chiaramente fatto capire di non essere interessato e Ignazio Visco.

 

Nove nomi che rappresenterebbero una novità

Così, da quaranta siamo passati a nove Roberto Benigni (attore), Lorenza Carlassare (giurista, costituzionalista), Elena Cattaneo (ricercatrice e la più giovane senatrice a vita), Umberto Eco (scrittore), Milena Gabanelli (giornalista), Fabiola Giannotti (fisica, direttore generale del Cern), Carlo Petrini (ideatore dello SlowFood), Renzo Piano (archistar e senatore a vita), Gino Strada (fondatore di Emergency).

 

Questi nove nomi potrebbero rientrare tra quelli che segnerebbero un cambiamento di paradigma, non continuando a pescare tra deputati e magistrati ed economisti che rappresentano quell’Italia che si è voluto cambiare dando a Renzi il 40 per cento delle preferenze, quell’Italia dove si “ciancia” che “una alta figura istituzionale” possa essere garantita solo da queste tre cerchie.

 

Questi nove nomi rappresentano diverse eccellenze del Paese, tutti con levatura internazionale.

 

Di queste solo una, peraltro gradita ai grillini, ha però lo spessore giuridico e costituzionale che è forse l’esplicita competenza richiesta a d un Presidente della Repubblica, e si tratta di
Lorenza Carlassare, che ha, tra le sue atout anche di essere donna.


Chi è Lorenza Carlassare?

Allieva di Vezio Crisafulli, è stata la prima donna, in Italia, a ricoprire la cattedra di diritto costituzionale. Ha insegnato prima all'Università di Padova, poi a Verona e quindi a Ferrara, prima di far ritorno a Padova, nella cui facoltà di giurisprudenza ha insegnato fino alla collocazione fuori ruolo. Ora è professore emerito di diritto costituzionale.

Su questo nome potrebbe convergere il Partito democratico. Lorenza Carlassare è socia onoraria di Libertà e Giustizia, la fondazione-lobby di De Benedetti, fondata a Milano nel 2002 e che vede come presidente onorario Gustavo Zagrebelsky e che ha tra i soci onorari Michele Salvati e Tito Boeri e tra i garanti Umberto Eco e Guido Rossi e Umberto Veronesi.

 

Renzi sa che darà lui le carte e, da buon giocatore, per il momento, e probabilmente anche dopo domani, si tiene coperto. Ha certamente in mente una rosa di nomi e, personalmente credo che non ce ne sia nemmeno uno del primo elenco preso da Libero, perché Renzi deve uscire dagli schemi, deve fare proposte originali per dimostrare nei fatti che rappresenta quello che i cittadini gli hanno chiesto votandolo: il cambiamento.

 

Come recita la Carta di Firenze:

«Da Firenze, laboratorio di curiosità, vogliamo provare a declinare il coraggio contro la paura, condividendo un percorso di parole e di emozioni, di progetti e di sentimenti».

 

Chi è l’uomo giusto per il colle?

Vorremmo, a questo punto sussurrare una proposta al nostro Presidente del Consiglio, perché il nome giusto per il Colle noi abbiamo la presunzione di conoscerlo.


Diciamo subito che ha un difetto: è un uomo e non una donna, mentre è evidente che il genere in questa situazione favorisce un candidato di sesso femminile.

Ma il nome che ci sentiamo di sussurrare all’orecchio di Matteo (Renzi) ha molti pregi.

 

E’ abbastanza conosciuto, ma non al grande pubblico. Ha competenze giuridiche ed è un costituzionalista essendo allievo di Giuseppe Guarino.

Da una trentina di anni è professore di diritto amministrativo all’Università di Trento (e non stiamo parlando di un’Università qualsiasi), dove è stato, tra l’altro presidente dell’Opera universitaria di Trento (1991-1993) e consigliere della regione Trentino-Alto Adige e della provincia autonoma di Trento (1993-1996).

 

Fin qui la descrizione rappresenta la solida struttura giuridica ed istituzionale che, ragionevolmente, deve avere il presidente della Repubblica italiana.

 

Ma la nostra proposta nasce per le battaglie che l’hanno visto impegnato negli anni.

E' membro del Comitato scientifico di Astrid (Associazione per gli studi e le ricerche sulle pubbliche amministrazioni) e dal 2004 al 2007 è stato presidente nazionale di Cittadinanzattiva.

 

Nella sua attività di studioso e di ricercatore, svolta guardando sempre all’amministrazione “dalla parte dei cittadini”, ha affrontato inizialmente temi connessi con i profili organizzativi della pubblica amministrazione, approfondendo, negli anni Ottanta, le tematiche connesse con la partecipazione, con la trasparenza amministrativa e con la semplificazione.

 

Negli anni Novanta ha sviluppato nuove linee di ricerca riguardanti la comunicazione di interesse generale ed il rapporto fra i valori costituzionali e la pubblica amministrazione.
Negli ultimi anni la sua attività di ricerca ha riguardato soprattutto il principio di sussidiarietà ed i suoi profili applicativi, con particolare riferimento al tema della cittadinanza attiva e della cura civica dei beni comuni.

 

Perché è l’uomo giusto?

Francesco Gregorio Arena, a lui corrisponde il profilo tracciato qui sopra, è l’uomo giusto perché ha spessore istituzionale, una carriera accademica linda, un interesse e una competenza specifica sui temi della trasparenza amministrativa e della semplificazione amministrativa e legislativa.

 

La grande sfida per il rilancio del Paese non è nelle ricette degli economisti che sono ornai oltre un decennio che ci promettono soluzioni risolutive che vengono ogni anno smentite dai fatti.

 

Il rilancio del Paese è nella sfida, da vincere, per fare in modo che l’amministrazione pubblica non sia un carrozzone che trascina il paese nel baratro, ma una struttura al servizio (reale) dei cittadini e delle imprese italiane e straniere nel nostro Paese.

 

Il “filo rosso”che unisce le attività di Gregorio Arena nel campo della trasparenza e della semplificazione, della tutela dell’interesse generale, dell’applicazione dell’articolo 118 della Costituzione sulla sussidiarietà orizzontale, della cura civica dei beni comuni è il riferimento ad un paradigma rivoluzionario del diritto amministrativo che vuole abbandonare il principio del paradigma bipolare per l’amministrazione pubblica a favore del paradigma dell’amministrazione condivisa.

 

Sono infatti ormai mature le condizioni grazie alle quali all'interno del nostro sistema amministrativo, al posto del modello tradizionale di amministrazione possa svilupparsi un altro modello, definito già nel 1997, di “amministrazione condivisa” e, da alcuni anni, fondato sul principio di sussidiarietà orizzontale di cui all'articolo 118, ultimo comma, della Costituzione.

 

La novità del nuovo modo di amministrare sta tutta nel diverso rapporto fra politica, amministrazioni e cittadini (intendendo qui per cittadini anche le imprese).

Nel caso del modello tradizionale, politica e amministrazione si presentano rispetto ai cittadini come un unico blocco da essi separato e distinto quanto ad interessi perseguiti. E’ il paradigma “bipolare”.

Nel caso dell'amministrazione condivisa, invece, politica, amministrazione e cittadini convergono nel perseguimento dell'interesse generale. E' il paradigma della condivisione, del fare insieme.

 

Matteo Renzi proponendo Francesco Gregorio Arena per la Presidenza della Repubblica italiana proporrebbe un nome di sinistra (per le battaglie che l'hanno visto protagonista) gradito alla destra, per il suo approccio verso la pubblica amministrazione e proporrebbe una persona che ha sempre guardato all'amministrazione pubblica “dalla parte dei cittadini”. Una figura istituzionale, onesta che sarebbe in grado di riaccendere la fiducia negli italiani.

 

Leggi anche

Arena G. (2013), Un nuovo modo di amministrare, OfficineEinstein, 18 febbraio 2013.

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Giorgio Nebbia (2014), Garrett Hardin e la parabola della mucca, OfficineEinstein, 2 novembre 2014.

Luca Massacesi (2014), Il pro bono civico, OfficineEinstein, 31 ottobre 2014.

Luca Massacesi (2014), L'Italia dei beni comuni, OfficineEinstein, 21 Agosto 2013 .

Paolo Maddalena (2014), Contributo alla teoria dei beni comuni, OfficineEinstein, 26 gennaio 2014.

Luca Pirani (2014), Design of People Centered Smart Cities, OfficineEinstein, 24 gennaio 2014.
Luca Pirani (2014), Un lavoretto pulito, OfficineEinstein,16 ottobre 2013.

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