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La Carta d'intenti per l'innovazione

Quello che vogliamo presentare oggi è un'interessante documento sviluppato con la piattaforma wiki per poter essere condiviso anche in fase redazionale.

Parliamo della Carta d'intenti per l'innovazione che l'associazione Stati generali dell'innovazione desidera rivolgere a tutti i candidati alle imminenti elezioni e che è stata discussa in occasione del convegno nazionale "Meglio tardi che mai" dello scorso 4 febbraio. 

Un documento al quale hanno aderito già 82 candidati alle prossime elezioni e 88 altre aderenti. Il numero è in continuo aggiornamento. 

L'incipit del documento è chiaro:

L'innovazione, nel nostro Paese, è spesso concepita come un ambito circoscritto, strettamente tecnologico. Nulla di più sbagliato. Si tratta del futuro sociale ed economico del nostro Paese. Si tratta della qualità della vita di tutti noi.

Il passaggio suggerito dal documento è strategico: passare dal considerare l'innovazione un settore specifico al comprendere, e quindi operare, nell'innovazione come sistema e come paradigma.

Questo perchè l'innovazione è una strata che percorre e attraversa tutti i settori della vita civile, sociale ed economica del Paese. Per questo esso è di competenza politica e oggi ancora più importante per lo sviluppo e la crescita.

 

La visione strategica

Il passaggio che il documento auspica e spiega rappresenta un cambio radicale che si vuole innestare nella programmazione Europa2020 ponendo, con essa, la crescita in diretta relazione con la conoscenza, l'innovazione e la sostenibilità.

Chiari sono anche i risultati che si vuole contribuire a raggiungere. 

Questo in un panorama di valori quali: 

  • la sostenibilità, seconndo due parole d'ordine: fonti rinnovabili e condivisione delle risorse.
  • L'apertura come modello collaborativo sia attraverso l'open government che l'open data.
  • La centralità territoriale laddove il territorio diventa nucelo e unità di misura dell'azione a partire dall'ascolto.

Con qusti valori si restaura l'idea di comunità: 

Così per comunità intelligente intendiamo una comunità che opera in presenza e in rete, in grado di dar luogo ad opportunità dirette di partecipazione attiva e di governance per affrontare tutte le tematiche del territorio allo scopo di migliorarne la qualità della vita. Una “comunità” costruita sia come struttura connettiva (aperta, consapevole e finalizzata), sia come struttura adattiva, capace di generare dati e conoscenza e di far evolvere i propri comportamenti. In relazione al territorio, le comunità intelligenti identificano l'ambito in cui si esplicano la capacità di governo e i livelli di aggregazione amministrativa opportuni (area municipale o comunale, sistema metropolitano, area vasta territoriale/provinciale) rispetto alle tematiche gestibili in autonomia.

Uno però quella che nei nostri Piani di Comunicazione chiameremmo finalità: un'Italia semplice, sostenibile, consapevole, competitiva, inclusiva. 

 

Dieci priorità, anzi undici

Passiamo ora ai punti concreti che il documento pone ai candidati. 

1. Definire e mettere in atto un Piano strategico per l'innovazione. come previsto dalla legge 221 del 17 dicembre 2012. 

Una visione d'insieme, come abbiamo visto, ma che determini azioni concrete e obiettivi misurabili.

2. Realizzare un programma nazionale per l'alfabetizzazione digitale per superare il distacco negativo del nostro Paese nei confronti dell'Europa. 

Inoltre questo punto rappresenta la conditio sine qua non perchè l'innovazione possa davvero migliorare la vita.

3. Porre la scuola al centro come luogo di investimento e di creazione di valore. In continuità con il punto precedente , l'attenzione si focalizza sull'importanza dell'intero sistema formativo. 

4. Attuare l'open government nei processi decisionali, superando l'estemporaneità delle attuazioni finora fatte, definendo modalità sistematiche e coinvolgendo i portatori di interesse anche nella fase progettuale delle proposte e delle scelte. 

5. Promuovere il commercio elettronico e lo sviluppo della cultura digitale delle piccole e medie imprese, in termini di riorganizzazione dei loro processi produttivi e di marketing per massimizzare i benefici offerti.

6. Riconoscere l'accesso in banda larga come servizio universale con l'obiettivo di arrivare gradulamente ad offrire ai cittadini la banda larga di terza generaizone. 

7. Ridurre le barriere all'ingresso del mercato delle telecomunicazioni e realizzare il modello della “fibra dei cittadini” e aprire quindi il mercato secondo una logica di gestione del servizio a partire dal basso. 

8. Cambiare il modello del lavoro, riconoscendo esplicitamente l'economia della conoscenza (tema a noi molto caro) e, quindi, riconoscere il valore del lavoro cognitivo. Si richiedono anche forme di tutela del precariato e il reddito minimo di cittadinanza.

9. Sviluppare il mercato dell’open innovation curando con attenzione le risorse per l'innovazione che le Regioni possono mettere a disposizione delle imprese. 

10. Mettere in rete l’intera filiera dell’innovazione per considerare a tutti i livelli l'innovazione stessa come fattore strategico perchè trasversale.

11. Promuovere politiche dell'innovazione sensibili alle differenze, a partire da quelle di genere per creare un vero dibattito a più voci e superare il digital divide che si riscontra a discapito del mondo femminile. 

 

Si conclude così il nostro breve ripercorrere della Carta. 

 

Perchi qui?

Dopo che abbiamo visto l'ampio respiro del documento, la domanda è: perchè riportare questo articolo in Reti e social network, proponendo un'associazione (innovazione uguale tecnologia) che la stessa Carta d'intenti vuole superare? 

Proviamo a trovare questo perchè. 

1. La prospettiva tecnologica è trasversale quanto quella dell'innovaizone. Siamo molto giovani, come Officine Einstein, per dirlo, ma non mi sorprenderò se in questo canale del sito troveremo in futuro la descrizione di "buone pratiche" in tutti i campi. Fatte attraverso uno schermo, per carità, ma sempre buone pratiche. 

2. Siamo sempre più convinti che stia perdendo aderenza alla realtà la distinzione tra off e online. Possiamo allora affermare che il documento non è fuori posto, ma è questa categoria ad essere "larga" e, difatti, quel "reti" al plurale altro non vuole intendere che questo. 

3. Dopo queste belle aprole torniamo sulla terra. Certo, innovazione non vuole dire solo tecnologia, ma ben otto (quasi nove) priorità, su undici, presentate nella Carta parlano di tecnologia e, specificatamente, di rete. E possiamo anche dircelo fra noi: avremmo mai avuto questa visione dell'innovazione senza la nostra esperienza di rete? 

 

La testa dura

Quando sento i politici dire che una delle priorità è la banda larga, qualcosa non mi suona e ripeto spesso a me stessa che il problema non è la banda larga, ma la testa dura

Inutile appare avere la tecnologia di ultimo rilascio se poi non sappiamo come si utilizza oppure se resistiamo al cambiamento he quella tecnoclogia comporterà nelle pratiche (con questo intendo "testa dura"). Quello che può accadere, in queste condizioni, è un distacco dalla tecnologia da parte degli oepratori che continuano con le loro vecchie pratiche non sfruttando le potenzialità e quindi rimanendo inditro, oppure una frustrazione nel vivere un cambiamento che non si capisce. Perchè è vero che l'innovazione cambia la vita, non solo il modo di leggere le ultime notizie sul computer

Per questo apprezziamo particolarmente il fatto che tra le prime tre priorità elencate, due siano dedicate alla formazione, perchè ci si rende conto di una verità banale ma che, per essere spesso sottintesa, rischia di essere dimenticata: una tecnologia ha senso se è utilizzata in modo appropriato e a servizio funzionale e funzionante della cittadinanza. 

In questo contesto ribadiamo la nostra approvazione (per quanto può valere) del riconoscimento dell'importanza della economia della conoscenza e del lavoro cognitivo, perchè ambito proprio di sviluppo attraverso l'innovazione. 

Ma bisogna stare attenti: forse quello di cui abbiamo bisogno non è tanto un sapere didascalico, o almeno non solo quello, ma una competenza di gestione delle tecnologie, per scegliere poi come utilizzarle. 

Concludiamo, allora, questa dichiarazione d''amore nei confronti della missione della formazione attraverso una citazione di Einstein (l'uomo dell'innovazione e che per noi è un certo riferimento, diciamo così) che proprio stamattina mi è arrivata via email: 

Non insegno mai nulla ai miei allievi. Cerco solo di metterli in condizione di poter imparare.

 

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