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Un raggio di luce

Se è vero che ogni prodotto o un azienda ha un innato moto per la propria rappresentazione, è possibile estremizzare, paragonandolo a una stella: emana luce propria.

Non è un caso, vero, se anche quando parliamo di informazioni e di conoscenza e di comunicazione usiamo il termine "fonte".
Come è fonte di quel flusso di espressione paragonato a un corso d’acqua che la comunicazione deve incanalare, così è fonte di una luce che la comunicazione deve sciogliere, come un prisma.

 

Il prisma

 

Spesso un'obiezione al lavoro dei comunicatori è di essere ridondanti

perché ripetere più volte uno stesso tema? La necessità è solo quella di fare fumo mostrando una quantità che, in termini di priorità, sovrasta la qualità?
Affrontare più volte un’unità di conoscenza è, in questa ottica, manipolazione.
I comunicatori, quindi, dei manipolatori.
No, non è così.

 

Il raggio di unità di conoscenza che l’oggetto emana è luce bianca.
La comunicazione deve scomporlo, semplificandolo.
La semplificazione è un processo spesso malvisto. Dato il suo forte legame con la codifica cognitiva, della quale è principio ispiratore, è anche la responsabile delle maggiori resistenze a questa pratica.
Ciò dipende dalla paura di perdere ricchezza nella conoscenza.
Se semplifico, mi perdo i pezzi. Anzi, con un nome che ci apre un universo: le "componenti spettrali".
Ecco, appunto, le componenti.
Qui la chiave.
Perché la comunicazione, quale prisma, divide la luce, ma assicura la coesistenza delle sette gamme cromatiche. Non se ne dimentica due o tre per strada.
Certo, non abbiamo più il bianco, ma non abbiamo perso informazioni su quel raggio, perché le sue componenti sono ancora tutte lì. Il processo è reversibile.
Certo, è necessaria un’onestà intellettuale, oserei dire accademica, nel trovare la completa gamma di frequenze di quel raggio di luce.

 

E se continuiamo a percorrere il territorio dove ci ha portato la metafora (questo fanno le "meta-fore") scopriamo che la luce “cognitiva” è composta da un numero indefinito di frequenze proprio come la "luce fisica".

Questo dà vita a un processo di scomposizione e di semplificazione, in potenza, senza fine.
Anche quando tutta la gamma è stata scoperta e i sette colori individuati, il comunicatore (onesto) sa che non può fermarsi, anche se lo fa per necessità.

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