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Una sarabanda di numeri senza costrutto

Meno assunzioni, ma più qualificate. Apre così l'articolo de "Il sole 24 ore" di Claudio Tucci dal titolo non meno promettente: "Per gli under 30 previste oltre 120mila assunzioni nel 2013. Ecco dove". Prosegue:

«nel 2013 le imprese del settore privato sono pronte ad assumere oltre 120mila giovani con meno di 30 anni, un numero pari al 32,8 per cento di tutte le assunzioni non stagionali previste per quest'anno dalle imprese di industria e servizi».

A questo punto mi sono chiesto: ma è una notizia positiva o negativa? Eh, si! perché questi numeri, presentati dal presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello al meeting di Rimini, tratti dall'indagine Excelsior, quanto sono attendibili? e con che cosa li compariamo?

 

Con l'anno scorso? L'indagine, continua l'articolo de "il Sole", denuncia, in termini percentuali, rispetto al 2012, una riduzione del 2,7 per cento. Lo scorso anno la quota di assunzioni di under 30 sul totale toccava il 35,5 per cento, ci spiega Claudio Tucci, riprendendo, ragionevolmente, la velina dell'intervento di Dardanello. Quindi il dato è negativo.

 

Nella stessa pagina on line de "il Sole" intravedo una tragica conferma, autorevole istituzionalmente, da parte di Enrico Letta; in un boxino piccolo piccolo, con un video, però, molto esplicito: "Ripresa senza lavoro".

 

Ma questi dati sono attendibili?

Noticina di ottimismo: i dati sono tratti dall'indagine Excelsior e, quindi, effettuati prima dell'entrata in vigore del nuovo incentivo per le assunzione di under 30 varato dal governo nel decreto Giovannini. 

L'attenzione si sposta sull'attendibilità di questa informazione? Se ci saranno più di 120 mila assunzioni sarà merito del decreto Giovannini? E se invece ce ne saranno 120 mila o 100 mila? Se l'indagine Exclesior produce numeri insondabili il decreto Giovannini potrebbe rimanere un provvedimento positivo perchè, in sua assenza, le assunzioni under 30 possibili avrebbero potuto essere 50, 70, 90 mila.

 

Domanda ancora più destabilizzante: ma quante sono le imprese che decidono di assumere un giovane under 30 che non era precedentemente previsto, per usufruire dei vantaggi del decreto Giovannini? Non è che il decreto Giovannini alla fine è solo un premio alla buona volontà di chi avrebbe comunque assunto?

 

Eh, ma se si va avanti così come facciamo a prevedere gli andamenti dello sviluppo e dell'economia? E, infatti, sono una ventina di anni che gli economisti non ne riescono a beccare una, salvo poi spiegarci che i disastri avvenuti erano chiari ed erano stati già previsti. Certo sulle  tendenze legate a movimenti tettonici... in Asia e in Cina l'anno prossimo aumenterà il Pil. L'Europa langue. La locomotiva tedesca tira! A...cc! che scoperte. Cinque anni di specializzazione ad Harvard!

Domande le precedenti, peraltro inutili. Per nostra tranquillità, non avremo mai risposte, anche perché fatto l'annuncio, la corta memoria del sistema economico mediatico del paese si dimentica di fare le verifiche dei risultati raggiunti.

 

Ma non vorremmo proprio che un sito che ha una sezione dedicata all'economia della conoscenza derida l'economia, prima, e la conoscenza, poi!

 

E, allora, andiamo avanti con la parte della notizia che potrebbe giustificare la presenza della notizia nella sezione "economia della conoscenza".

«Il numero di entrate si restringe ancora, ma è incoraggiante che le offerte dirette ai giovani aumentino nei profili più qualificati, commenta il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, i giovani possono fare la differenza in un'azienda, soprattutto sulle nuove frontiere delle tecnologie e delle professioni della conoscenza».

Insomma: poveri ma belli! Mi pare di averla già sentita. 

 

Sarà vero? Tanto vale crederci!

Una parte di verità sembra essere appoggiata dal buon senso.

«I settori che assumono giovani 
Il 71,6 per cento delle assunzioni previste (poco più di 86.200) proviene da imprese dei servizi. Di queste, 13mila dal mondo dei media, della comunicazione, dei servizi informatici e delle Tlc. Al settore manifatturiero fanno invece riferimento il restante 28,4 per cento di assunzioni di giovani (circa 34.300)».

Ad occhio e croce, commenterebbe lo scettico, mi pare che siamo molto vicini alle percentuali di distribuzione dell'occupazione a livello nazionale! (NdR: confermo! Industria 28 per cento, servizi; 69 per cento. Detto in altre parole: nessuna novità!)

 

«Guardando alle professioni, uno su quattro (circa 28.800 under30) viene richiesto nell'ambito delle professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione tecnica. Oltre uno su due (quasi 61.400) potrà trovare spazio nelle professioni esecutive nel lavoro d'ufficio o professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi. A livello territoriale, infine, un terzo delle possibilità sono concentrate nelle regioni del nord-ovest, oltre 27mila delle quali in Lombardia».

Andiamo su Google: "percentuali degli occupati in Italia per settore". Esce la segnalazione di un indirizzo del Dipartimento del Tesoro. Ripeti la ricerca in una pagina strazeppa di contenuti: "percentuali degli occupati in Italia per settore". Si apre la nuova pagina ministeriale. Ti metti a piangere!

L'ho fotografata, impossibile da spiegare.

 20130821 tuttochiaro

Passi alla seconda segnalazione (Istat). In pochi minuti escono i dati, li rielabori ed ecco i risultati: nord ovest 29,75, ovvero circa un terzo, il 30 per cento degli occupati (nord est  22,21 per cento, centro 21,04 per cento, sud e isole 26,99 per cento).

Quindi per la seconda volta: nessuna novità!

 

Perché questa lunga disanima?

La pubblicazione di quest'articolo su "Il sole 24ore" permette di porci alcune domande che non vorrei rimanessero retoriche

1. qual è l'attendibilità di previsioni numeriche?

2. perché il presidente dell'UnionCamere si è presentato al meeting di Rimini con questi dati?

3. perché il giornale della Confindustria e principale testata economica del Paese l'ha pubblicato?

4. la notizia è stata pubblicata correttamente?

5. e domandone: ma c'era una notizia?

con un'appendice metodologica che esauriamo al volo:

6. è così che deve comunicare la pubblica amministrazione? (vedi lo snapshot del video dopo la ricerca sul sito del Ministero)

 

Qual è l'attendibilità di previsioni numeriche?

L'attendibilità di previsioni basate su dei grandi: è da "prendere con le pinze", con cautela e con diffidenza. Dipende da come sono costruiti questi numeri e su che cosa vengono applicati. La cultura delle indagini di mercato e delle indagini demoscopiche, che dopo la lezione del marketing degli anni Settanta e il successo di Forza Italia, sembrano indicare la panacea per qualsiasi futurologo, mentre servono giusto ad un futurista. Permettono un livello di rifinitura poco superiore al buon senso e all'usmata (impressione) di un esperto.

Ovvio: come fare a condannarle se si vuole un pensiero strategico rivolto al futuro? Infatti non si tratta di bandirle; ma di valutarle per quello che sono: delle grandi approssimazioni di possibili variazioni di variabili in costante variazione. Quindi o i dati che emergono sono eclatanti e quindi, se ben costruiti, segnalano una tendenza (inattesa?) o se sfumano su piccole variazioni hanno il valore che hanno (un'affresco futurista).

 

Una scelta giusta per l'Unioncamere?

Questo ci porta velocemente alla seconda domanda: "perché il presidente dell'UnionCamere si è presentato al meeting di Rimini con questi dati?" Domanda che dà per scontato un concetto: "che un presidente di una confederazione, che costa così tanti soldi al mondo produttivo del Paese, in un incontro con grande impatto mediatico, di fronte una platea folta, mediamente istituzionale, non dovrebbe presentarsi con banalità fritte nell'olio della superficialità!".

E invece sembra che così sia avvenuto. A meno che... all'inizio del suo discorso non avesse precisato che il quadro che si prospetta è "come il mare in un giorno di bonaccia, piatto come l'olio, nessun cambiameno all'orizzonte, giusto qualche notizia negativa a conferma del periodo che stiamo passando". O che ci fossero altre indicazioni nel suo discorso che Il Sole non ha riportato. O che questa fosse una parte del tutto marginale del suo intervento.

 

Una scelta giusta per la Confindustria?

Questo ci porta alla terza domanda "perché il giornale della Confindustria e principale testata economica del Paese l'ha pubblicato?". Tradotta: perché l'autorevole organo della grande (e media) industria italiana dedica spazio al nulla quando affronta problemi fondamentali per i propri associati. Perchè l'articolo poteva iniziare e finire così: «Meno assunzioni, ma più qualificate. Meno giovani assunti in un Italia che rimane uguale a sé stessa». Punto e capo. Firma dell'autore. A meno che...

 

Un taglio giusto del cronista? 

Entriamo nella quarta domanda. A meno che... il presidente dell'Unioncamere avesse adeguatamente inquadrato il proprio intervento, cosa che sarebbe naturale aspettarsi da chi copre cariche di responsabilità istituzionale, e questo sia sfuggito al giornalista. L'articolo così come si presenta ad una rapida lettura da impressioni diverse da quello che in effetti c'è dietro la notizia. Sembra che ci sia qualcosa che si muove, meno giovani, ma più qualificati. 120 mila nuove assunzioni (non è male in una situazione di crisi). Ma così non è! 

 

Una scelta giusta del capo redattore?

E queste considerazioni ci mettono nelle braccia dell'ultima domanda: ma c'era una notizia? Certo! siamo molto vicini a Ferragosto, ma possibile che tra tutte le cose dette a Rimini questa fosse la più consistente (cioé il niente battuto dal niente meno che niente).

In realtà quest'ultima frase non è corretta, il punto è che il titolo e l'incipt, le parti alla quali si ferma l'ottanta, novanta per cento dei lettori fanno respirare un'aria che poi nell'articolo non c'è. Questo è grave. Ed è ancora più grave se questo fosse stato chiaro a tutta la filiera che ha portato a questo articolo: da chi ha fatto l'indagine, a chi ha scritto l'intervento di Dardanello, a chi l'ha letto (Dardanello), a chi ha diffuso la velina, a chi l'ha presa in considerazione, a chi l'ha pubblicata.

 

Ripresa senza lavoro

Su Internet la notizia de "il Sole" viene affiancata ad un box con la faccettina di Letta che appare da un video. Il lancio di TMNews mette in evidenza un piccolo dettaglio

«La ripresa economica "rischia di essere senza lavoro"».

 

Lo ha sottolineato il premier Enrico Letta in una conferenza stampa a Palazzo Chigi.

«Questo, ha detto Letta, è il più grande rischio che c'è in tutti i paesi occidentali. C'è bisogno di legare la crescita al lavoro, perchè c'è il rischio che in autunno riparta la crescita ma disaccoppiata dalle dinamiche occupazionali: è il rischio più grande che abbiamo».

 

«Io e il ministro Saccomanni,  ha aggiunto il presidente del Consiglio, siamo impegnati su questo. Noi vogliamo che la ripresa ci sia e non sia anemica, come è stato in Italia negli ultimi vent'anni»

 

Avete sentito bene! La ripresa economica rischia di essere senza lavoro!

Ma allora la notizia c'era, e che notizia!

Sacrifici si, soldi alle banche sì, più tasse, si, ma il lavoro no! Forse dobbiamo fermarci, scendere dal dove siamo e metterci a riflettere. Qualcosa non sta funzionando!

 

«Il lavoro è una cosa seria!»,

ha ripetuto per un paio di mesi Bersani mentre perdeva le elezioni ripetendolo. Però, al di là dei risultati elettorali, e dei pannelli solari per le lucciole, o delle unghie smaltate dei criceti, il lavoro è, e rimane, una cosa seria, molto seria; coincide con la dignità personale e sociale di chi lo ha e che, altrimenti, non l'avrebbe.

 

Quando lo si affronta occorre farlo con la responsabilità che le cose importanti richiedono.

Luca Massacesi

 

Fonti

"Per gli under 30 previste oltre 120mila assunzioni nel 2013. Ecco dove" di Claudio Tucci con un articolo di Alberto Magnani, 20 agosto 2013, Il sole 24 ore

Nota flash del Ministero del lavoro

"Ripresa senza lavoro" di Enrico Letta

 

e non fonti

Dipartimento del tesoro alla ricerca di "percentuali degli occupati in Italia per settore"

 

Leggi anche

Massacesi Luca (2015), Il sistema economico mediatico, Officine Einstein, politiche di comunicazione, 5 gennaio 2015.

 

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