testata

Nell'era biomediatica

Preparatevi a una raffica di numeri. 

Oggi è stato presentato a Roma il rapporto Censis sulla comunicazione e quello che appare da questi numeri è proprio un'evoluzione della specie, grazie, e come sbagliarsi, al digitale. 

Ma prima di fare l'indigestione di percentuali, fermiamoci sull'evoluzione biomediatica: la trasformazione della nostra vita digitale che, con questa definizione, si ricongiunge alla vita fisica. Per chi passa ore a studiare tutto questo ambaradam è, questo, un fenomeno che non sorprende, ma quando lo dice il Censis, con la sua raffica di numeri, allora è tutta un'altra storia. 

 

Per prenderla con lo spirito italiano, con un sorriso (perché saremmo anche evoluti, ma le buone abitudini continuiamo ad averle), riportiamo un tweet che ci ha fatto sorridere. 

Censis: "Stiamo entrando nell'era biomediatica". Serve la cravatta?

Dispositivi e mezzi

Il comunicato stampa del Censis si apre così: 

Il 90,4% dei giovani si connette a internet, l'84,4% tutti i giorni, il 73,9% per almeno un'ora al giorno, il 46,7% con il wifi. Per informarsi usano Facebook (il 71%), Google (65,2%) e YouTube (52,7%). Il 66,1% ha uno smartphone e il 60,9% scarica le app sul telefono o tablet.

 

Il futuro è dei ragazzi, indubbiamente, anche se la televisione rimane il mezzo di riferimento e più diffuso con il suo bel 97,4 per cento. Una televisione che però si sposta su altre forme: +8,7 percento per le tv satellitari, +3,1 la web tv, +4,3 la mobile tv.

Anche per la radio le cose vanno bene: la sua utenza raggiunge l'82,9 per cento, anche grazie all'ascolto tramite i cellulari, in crescita.

Poi non parliamo dei cellulari appunto: +4,5 per cento, e +12,2 per cento in un solo anno per gli smartphone sempre connessi.

Infine solo il 2,7 per cento degli italiani utilizza l'e-reader, ma l'utenza del tablet è quasi raddoppiata in un anno, passando dal 7,8 al 13,9 per cento della popolazione (e la percentuale arriva in questo caso al 20,6 per cento tra i giovani). 

Chi e come è su internet

Sempre in percentuali, mi raccomando.

  • 63,5: gli italiani su internet, e nel dettaglio:
    • 90,4 dei giovani
    • 84,3 dei dipomati e laureati
    • 83,5 dei residenti in città .

Del totale degli internauti: 

  • 62,9 usa l'adsl
  • 40,8 il wifi
  • 23,5 la connessione mobile.

E sempre del totale degli internauti:

  • 69,8 è iscritto a Facebook
  • 61 a YouTube
  • 15,2 è su Twitter.

 

Ma cosa ci facciamo in rete?

Il 43,2 per cento degli italiani cerca in rete informazioni su prodotti e servizi. Poco meno (42,7) si connette per cercare una strada o una località. 

Al terzo posto il Censis registra l'ascolto musicale (34,5) seguito dall'accesso al nostro conto in banca (30,8). 

Naturalmente in rete facciamo anche altre cose: cerchiamo un lavoro, compriamo cose, chiamiamo attraverso voip, prenotiamo viaggi. 

Ma solo il 14,4 per cento (percentuale di coraggiosi) sceglie internet per sbrigare pratiche amministrative o per prenotare una visita medica (non fate battute cattive eh!).

 

E poi ci informiamo

Accanto a tutto ciò dai numeri proposti dal Censis appare molto chiara la creazione di un palinsesto informativo personalizzato da parte dell'utente. 

Se il telegiornale mantiene il primo posto, 86,4 per cento, crescono nettamente i motori di ricerca su internet come Google (46,4), Facebook (37,6), le tv all news (35,3) e YouTube (25,9).

Le app informative sugli smartphone praticamente raddoppiano, attestandosi al 14,4 per cento di utenza, e Twitter passa dal 2,5 per cento al 6,3 percento.

Ma per i giovani under 30 il dato riferito ai telegiornali (75 per cento) è ormai molto vicino a quello di Facebook (71 per cento), Google (65,2) e YouTube (52,7).

Mentre sul fronte dei quotidiani online, si registra una certa stabilità (+0,5), mentre in crescita gli altri portali web di informazione, che contano l'1,3 per cento di lettori in più rispetto allo scorso anno, attestandosi a un'utenza complessiva del 34,3.

 

E la carta?

Dal lato informativo, la carta non se la passa benissimo: nel 2013 i quotidiani registrano un calo di lettori del 2 per cento, -4,6 la free press, -1,3% i settimanali, stabili i mensili (19,4%). 

Mentre i libri si riprendono dal forte calo degli anni passati: +2,4 di lettori, benché gli italiani che hanno letto almeno un libro nell'ultimo anno sono solo il 52,1 del totale.

 

Un divario incolmabile

Concludiamo questa indigestione di numeri con l'aspetto meno positivo: la distanza tra giovani e anziani.

La quota di utenti anziani è ferma al 21,1 percento tra gli anziani e solo il 9,2 è iscritto a Facebook. Solo il 6,8 degli over 65 usano gli smartphone e solo il 2,3 usa un tablet. Caso opposto è quello dei quotidiani, per i quali l'utenza giovanile (22,9) è ampiamente inferiore a quella degli ultrasessantacinquenni (52,3).

 

Queste le percentuali della nostra evoluzione. 

Con buona pace di Darwin. 

 

 

Share