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Verità invisibili ai media

Saranno poi davvero "verità"? Se lo sono, non sono, in realtà, così "invisibili", a meno che non decidiamo che ciò che non si vuole vedere è "invisibile".

Bisogna armarsi di un po' di pazienza perchè questo video che parla di un gruppo ristretto di persone (il Club Bilderberg) che, dal 1954, si ritrova per decidere segretamente il futuro politico ed economico dell'umanità, è abbastanza lungo (18 minuti). 

 

Se quel che il video racconta è vero sono certamente minuti ben spesi. Se invece soffre di dietrologia o complottologia, val comunque la pena di dedicarci un po' di tempo, per formarsi la propria opinione e perché dietro ogni dietrologia c'è molto spesso una percentuale di verità.

Il Club Bilderberg è diventato noto per un libro, tradotto in cinquanta lingue e distribuito in settanta paesi, di Daniel Estulin, autore che denuncia che, dopo averlo scritto, prima hanno cercato di ucciderlo (1996), poi di sequestrarlo (1998) quindi di arrestarlo (2000) e infine di corromperlo.

 

Alcune cose già si sapevano, ad esempio la partecipazione al più esclusivo club mondiale di Mario Monti, Mario Draghi, Enrico Letta, Emma Bonino, Franco Bernabé e Romano Prodi, nomi che abbiamo incontrato, negli ultimi anni, al timone dell'economia del paese. Ma ci sono alcuni dettagli che ci hanno colpito.

 

Il primo è il giudizio di un non-italiano su Silvio Berlusconi, per spiegare la sua esclusione dal Club:

«non è affidabile, è imprevedibile, e fa solo ciò che è meglio per lui».

Estulin vive in Svizzera ma, evidentemente, ha inquadrato il personaggio con maggior chiarezza di un trenta percento dei nostri connazionali.

 

Il secondo è l'intervista peripatetica alla Fornero (indubbiamente il Ministro più contestato e  contestabile del governo Monti) che, entrando ad un convegno in Campidoglio, non ha l'onestà di ammettere a quale riunione sta andando, girando intorno alle domande della giornalista infilandosi in un vortice di opacità e ambiguità sempre più profondo. Esemplare metafora di come da noi i politici, anche quando non sono politici ma solo ministri, interpretano il loro mandato di rappresentanza degli italiani e di dovere di trasparenza.

D'altronde è dagli anni Trenta che sui tram italiani compare la targhetta con il divieto di parlare al guidatore

 

Con queste premesse di colore, buona visione per un enigma di ben maggiore peso.


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