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Voce e tono. Accordare la fonte

All'interno della grande riflessione sulla gestione dei contenuti di un marchio, un ruolo fondativo è assunto dalla voce e dal tono da definire per quel marchio. Questo è uno dei passaggi che rendono un marchio una fonte di comunicazione.

Ma cosa sono la voce e il tono?

 

Non dobbiamo andare molto lontano per capirlo: basta che ci guardiamo allo specchio. Come persone abbiamo una voce, ed è sempre la stessa. Eppure, a seconda dei contesti, usiamo diversi toni: divertente, ironico, formale, adirato.
La stessa cosa per le fonti di comunicazione: una voce con cui essere riconoscibile, e diversi toni per partecipare a un contesto in cui il nostro lettore (o cliente per essere pragmatici) già vive.

 

La voce

Ma come definire la voce di una fonte? Conoscendo quel marchio e cercando di "scovare" la voce che già esiste. Perché, come abbiamo già scritto parlando della comunicazione prisma, ogni oggetto emana luce propria; ruolo della comunicazione è scomporla per renderla comprensibile. 

 

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Così come ogni strumento ha una sua voce, così ogni marchio.

 

Per questo è fondamentale per chi si occupa di strategia dei contenuti, entrare nella vita quotidiana del marchio, parlare con i tecnici, interagire con la forza vendita, magari anche ascoltare qualche cliente. La voce già c'è, bisogna solo ripulirla dai rumori e, se necessario, farle fare un bel corso di dizione. Ma non è possibile inventarla ex novo, perché se si discosta dalla voce reale (che, ripetiamo, esiste) il nostro interlocutore prima o poi lo scoprirà e perderemo credibilità. Meglio una voce magari un po' rauca ma sincera, che finta e non credibile.

 

Il tono

Diverso è il tono che, come abbiamo detto, cambia rispetto ai contesti in cui avviene lo scambio comunicativo. Infatti, un conto se siamo all'interno di una campagna promozionale, un conto se dobbiamo spiegare un disservizio. Nel primo caso dovremmo essere quanto meno affascinati, nel secondo chiari, umili e efficaci. 

 

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E allora ci serve un diapason per accordare lo strumento alla situazione e al contesto

 

A questo punto il problema si sposta all'individuazione del contesto. Come faccio a comprendere in quale situazione sto comunicando in modo da adeguare il tono? Anche in questo caso: nulla di nuovo sotto il sole. Il segreto è: "mettersi dalla parte dell'interlocutore". Se infatti è l'empatia è quello che stiamo cercando (e su questo i dubbi sono pochi), è necessario captare le stesse frequenze su cui è il nostro alter ego.

 

Non solo norme redazionali

Vediamo, allora, come la definizione di quello che spesso chiamiamo stile di comunicazione, l'insieme di voce e tono, non è solamente definito attraverso la redazione delle norme redazionali, ma si ampia in un territorio ancora poco esplorato e per questo un po' indefinito. Come copywriter, infatti, mi chiedo: come posso descrivere nero su bianco la voce della fonte per cui sto lavorando? Una sintesi necessaria perché sia poi condivisa. 

Nell'articolo che ho consultato troverete alcuni piccoli esempi di formalizzazione, ma probabilmente è necessario un passo in più. Un passo che forse rende ancora più specifica la figura professionale del web content, web editor, copywriter, redattore e simili.
Una figura che non solo deve avere capacità di tradurre a parole un mondo complesso, ma anche ascoltare per riuscire a cogliere al volo il "la" di quel momento.

 

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Il ruolo di chi gestisce i contenuti, non solo suonare, ma prima di tutto, accordare lo strumento al contesto.

 

Fonti

Kate Kiefer Lee, “Tone and Voice: Showing Your Users That You Care

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