testata

Gli errori di Boldrini e Grasso

Abbiamo aspettato un anno a pubblicare queste osservazioni perché volevamo evitare qualsiasi sospetto di una valutazione politica (o personale, anche alla luce del fuoco incrociato che spesso li accoglie) e mantenerci strettamente sul campo della comunicazione. Nè vogliamo esprimere un giudizio sulle modalità con cui svolgono la loro funzione istituzionale di presidenti, rispettivamente, della Camera e del Senato. Nè sui motivi e le modalità con cui sono stati eletti.

Abbiamo aspettato un anno per smarcarci dall'attualità della cronaca e delle polemiche politiche, e rendere esplicito che la nostra è, esclusivamente, una valutazione legata alle impressioni che hanno suscitato in persone che da diversi decenni si occupano di comunicazione.

 

Oggetto della nostra attenzione è l'intervista congiunta (il duetto) Boldrini-Grasso che si è tenuto il 19 marzo 2013  a Ballarò e che potete rivedere in questa clip. Duetto che, per noi, non ha funzionato al punto di poterlo ritenere un danno d’immagine per loro e per le cariche che ricoprono, a tal punto da potersi meritare la definizione di “comparsata”


Free Joomla Extensions

 

Ci limitiamo ad elencare alcuni motivi per cui la “comparsata” a Ballarò è stata a tal punto poco convincente:

  1. L'esordio (impappinato) di Piero Grasso che cerca di far assumere all'intervista un'aria familiare «per noi una cosa eccezionale sembra che sia anche normale» frase priva di senso logico che lo costringe a correggersi immediatamente «ciò che per gli altri sembra straordinario, per loro è normale» per la serie excusatio non petita, accusatio manifesta (scusa non richiesta, accusa manifesta). Perchè dovevamo pensare che due tra le prime cariche istituzionale del Paese non dovessero farsi intervistare (o lavorare) insieme?
  2. Appaiono tesi e nello stesso tempo euforici, come fa notare Giovanna Cosenza, sembrano due scolaretti col fioccone bianco lindo e gonfio che hanno studiato («anche perché, abbiamo lavorato assieme tutto il pomeriggio» (nientepopodimeno!)) e non vedono l’ora di mostrarlo.
  3. Floris si rivolge a loro, appunto, come un maestro orgoglioso dei suoi scolari più preparati: è chiarissimo che sa già di cosa parleranno («Prego, presidente, cosa proporrete agli altri deputati?») e non vede l’ora di farcelo sapere. Più che un’interrogazione scolastica, sembra una recita d’inizio (o fine) anno.
  4. Una strizzatina d'occhio all'elettorato cattolico «siamo andati (anche) alla cerimonia del papa Francesco» non pertinente e anche non opportuna verso gli italiani non cattolici ed atei o che preferirebbero che le cariche principali dello Stato garantissero istituzionamente (al di là delle loro personali scelte religiose) uno Stato laico e che, magari, simbolicamente, il giorno dopo l'elezione andassero, tanto per rimanere in tema, al carcere minorile di Casal del marmo o all'ospedale del Bambin Gesù.
  5. Boldrini e Grasso si passano la parola in modo meccanico, scanditi dagli applausi in studio, dalle domande di Floris (che ha indossato, per l'occasione, panni e modi di Vespa) e da sorrisi di circostanza. Per questo l’insieme appare imbalsamato, artificioso: un pubbli redazionale che non rispetta le leggi perché non compare in basso la scritta che lo rende esplicito come tale.
  6. Piero Grasso si sbilancia improvvisando un linguaggio sportivo per fare (inutilmente e penosamente) il piacione.
  7. La grammatica soffre spesso, probabilmente perchè non abituati a parlare davanti ad una telecamera; ma non adottano un linguaggio semplice, chiaro e diretto e quando ci provano (vedi sopra, Grasso allenatore di calcio), i risultati sono, diciamo, deludenti.
  8. I contenuti che Boldrini e Grasso enunciano sono tutti simboli anti-casta, che nascono chiaramente in risposta allo scossone 5 Stelle:
  • riduzione del 30 per cento del loro compenso (abbiamno appena deciso) giusto per poterlo annunciare a Ballarò, si direbbe,
  • rinuncia ai privilegi della casta (gli alloggi riservati)
  • aumento delle ore di lavoro dei deputati («da 48 a 96», al mese, non alla settimana),
  • giustificazione delle spese (ci mancasse altro...),
  • il che vale per i «colleghi dell’ufficio di Presidenza» ma vorrebbero estenderlo anche agli altri deputati e senatori («vorremmo andare oltre»)
  • ridurre le spese dei dipendenti («perché ci sono delle retribuzioni troppo alte»; tutta l'Italia sa che il barbiere (ed erano tre) costavano oltre 150mila euro di stipendio all'anno ciascuno) ma «sempre, con, chiaramente, in consultazione coi sindacati» (figuriamoci!)

 

Cosa non ci convince della loro illibatezza

E' chiaro a tutti, pure agli elettori e ai simpatizzanti del Pd e di Sel, a cui Boldrini, Grasso e Ballarò si rivolgono, che le scelte simboliche annunciate per distinguersi dalla casta dei politici e dei vertici della diriogenza pubblica (di cui sono parte da una vita) sono:

  • una reazione e non un’azione (senza M5S avremmo mai assistito a un’intervista del genere?);
  • queste riduzioni sono puramente simboliche. Non risolvono i buchi nel bilancio dello Stato, né i problemi economici del paese, né incidono sull'abnorme costo che ha assunto, nell'ultimo decennio, la politica (tant'è che adesso per incidere un pò di più si è pensato di ridurre del 100 per cento lo stipendio di oltre trecento senatori, e quindi anche di Piero Grasso, abolendo tout court l'intero Senato);
  • la riduzione dello stipendio sembra essere stata improvvisata giusto per poterla annunciare a Ballarò «del trenta per cento, almento del trenta per cento». Cosa c'entra quell' "almeno"? E' il 30 per cento o più del trenta per cento? Possibile che non gli sia chiaro di quanto hanno ridotto il loro stipendio?
  • parlare della riduzione, senza illustrare il saldo post riduzione del loro compenso, è quella che si può definire una mezza verità. Il giudizio gli italiani devono darlo sul valore finale, su quale stipendio prendono, dopo la riduzione, valutando se è congruo. Se il tuo stipendio è, per ipotesi, del 100 per cento al di sopra di ogni logica, ridurlo del 30, del 40 o del 60 per cento non è virtuosismo civico. E' mossa mediatica.

 

Conclusione

L’insieme (intervista, proposta, contenitore televisivo, tempi dell'intervista) è chiaramente ed esclusivamente una mossa comunicativo-mediatica del centrosinistra, ma lo è nel senso peggiore del termine, perché

  • è forzata;
  • superficiale (non aggredisce la sostanza del problema);
  • fuori tempo massimo;
  • non originale ma tutta costruita sul terreno e dentro al frame del Movimento 5 Stelle, il grande fantasma che, dopo il 25 febbraio dell'anno scorso, ha sostituito Berlusconi nei peggiori incubi del Pd;
  • e, soprattutto, disonesta verso gli italiani, nel senso di “non onesta” perché intende far passare una verginità morale (perdonate la sgradevole metafora) sventolando degli slip lindi  (che non dimostrano granché) e distoglie l'attenzione degli elettori dai veri problemi che i loro paladini dovrebbero attaccare e che caratterizzano il complesso dei trattamenti da casta riservati ai deputati, ai senatori, ai consiglieri regionali, ai vertici della pubblica amministrazione.

 

Insomma ci sarà prima o poi qualcuno che avrà rispetto, e magari anche stima, per gli italiani e non li tratterà come dei deficienti (secondo la definizione di Wikipedia: individuo che, per via di una menomazione o di una carenza a livello intellettivo, risulta inferiore alla media comune, soprattutto nei processi logico-connettivi) da tenere buoni prendendoli in giro con dei pubbli redazionali.

 

Fonte

Giovanna Cosenza 2013, Perché il duetto Boldrini-Grasso a Ballarò non ha funzionato

 

Share