testata

L’uomo della Curva sud

L’uomo della Curva sud e la simbologia dei media. La responsabilità dei mass media sta nel fatto che essi partecipano alla formazione di una opinione. Questo obiettivo si può conseguire con articoli, inchieste, interviste ma anche con immagini: una foto, una reiterazione di un istante particolare.

L’uomo della curva sud che con una mano dirige i tifosi, azzittendoli e con l’altra sfida all’incontro il presidente della squadra, il questore o chi altro sia è tutto ciò che resta della serata tra la Fiorentina a il Napoli.

 Seduti con le noccioline e un bicchiere di bianco d’avanti alla televisione che ci ripropone quel gesto per mille volte ha di fatto creato in noi (seduti e col bicchiere in mano) l’opinione di uno Stato assente, di un tifoso che detta le leggi, uno stadio ai suoi piedi, le forze dell’ordine vinte.

 

Questo è il rischio più grave per una popolazione di milioni di telespettatori che dunque reagiscono con la richiesta (non detta) di fucilare il tifoso o con quella (detta troppo spesso) di uno Stato da sconfiggere, come se sconfiggendolo non sconfiggessimo noi stessi.

Il capestro che non risolverebbe nulla o la rivolta contro lo Stato e dunque contro di sé.

 

La forza delle immagini

Tutto il dialogo politico ormai si riduce a poche immagini, come se tutta la vita di Einstein fosse rappresentata dalla foto con la linguaccia e al massimo con la maglietta con scritto E=mc2. Parleremo di cinema solo per la foto di Brando con la moto e di Gregory Peck con la Vespa per le vie di Roma. Seduti col nostro fedele bicchiere in mano parleremo di politica tramite Pertini con la pipa in mano e di politica estera con Kruscev che sbatte la scarpa sul tavolo dell’Onu.

Un uomo politico viene fotografato in un ristorante di lusso con una ragazza e il cerchio si chiude; magari lui è miliardario di suo e la ragazza è sua figlia.

 

I dittatori, si sa, controllavano tutte le foto che li ritraevano e poi autorizzavano la stampa solo per quelle che meglio potevano rappresentarli. Ora i dittatori stanno nelle redazioni(in particolare alla telvisione) che dettano l’immagine, con poco tempo disponibile e un po’ di pigrizia nel documentarsi.

Poi la solita inchiesta a più voci urlanti per chiarire ciò che ancor più ci confonde.

Cosi, con uno spirito di vendetta repressa poi lenta rassegnazione, cambiamo canale dove il medico in famiglia nove spegne anche il nostro spirito critico o lo indirizza altrove.

 

Intanto l’uomo della curva sud ci spinge alla sintesi del rifiuto verso la politica dimenticando quanti milioni di uomini e donne lavorano tutti i giorni, percorrono i loro programmi di vita e forse dimenticando anche gli altri sessantamila tifosi che erano contenti e felici dell’incontro. Noi ricordiamo l’uomo della curva sud.

Share