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Banchieri salvati dall'ignoranza

20130708 banchieri«Quando nel passato

si scopriva che

un uomo non aveva un'anima

lo si bruciava

nella piazza principale.

Oggi lo si assume in Borsa,

e lo chiamano trader»

Paolo Rossi

 

Facendo un pò innervosire il caporedattore (preciso e competente) della sezione "economia della conoscenza", abbandono il rigoroso comparto gnoseologico definito dalla materia per avviare un ingenuo e, spero, innocuo divertissement. La sezione "economia della conoscenza" ospiterà, per semplice dissonanza semantica, dunque, un articolo che sarebbe dovuto andare sotto la rubrica "economia dell'ignoranza".

Sembra infatti che il sistema bancario giapponese si è salvato dalla crisi dei mutui subprime, scoppiata in America nell'agosto 2007, grazie alla scarsa conoscenza della lingua inglese da parte dei banchieri del Sol levante.

 

 

Il dolce rapporto degli economisti con l'ignoranza

Un esempio di ignoranza a due sensi. Fino adesso avevamo evidente conoscenza dell'ignoranza (ben nutrita dall'avidità) che ha portato il sistema bancario americano al tracollo non avendo avuto (lo dimostrano i fatti) i banchieri americani alcuna capacità di previsione di quello che mutui subprime e cartolarizzazione avrebbero prodotto.

In questi giorni un'autorevole testimone, Taro Aso, il ministro delle finanze e vice primo ministro di Tokyo, ha dichiarato che molte realtà finanziarie sono state colpite da equivoci prodotti finanziari, ma gli istituti bancari giapponesi non sono caduti in trappola, come è invece accaduto alle banche europee, perché i loro dirigenti comprendevano a malapena l'inglese.

 

Quindi secondo il ministro delle finanze giapponese l'ignoranza accomuna successi ed insuccessi. Questa chiara visione della capacità predittiva dei banchieri e degli economisti ci richiama alla memoria la definizione di finanza che il comico milanese Paolo Rossi fece, a maggio del 2012, nella trasmissione televisiva "Quello che (non) ho", condotta a quattro mani da Fabio Fazio e dallo scrittore Roberto Saviano. 

 

«Gli unici che ci possono spiegare la finanza sono gli economisti che la capiscono, e che possono spiegarcela; ma prima di poter spiegare la finanza bisogna che ci sia una crack finanziario. In questo caso si può spiegare perchè c'è stato il crack e quali regole della finanza non sono state rispettate. Prima no.»

 

Una gaffe la dichiarazione di Taro Aso o si tratta della pura verità? Di certo ci troviamo di fronte una presa di posizione quantomeno originale, come può essere l'onesta per chi ha responsabilità di governo, per una persona che occupa un ruolo, appunto, di governo.

 

Il ministro è noto per le sue dichiarazioni un po' fuori dalla sintassi del diplomatico politichese. All'indomani dell'ultimo crollo in borsa, avvenuto pochi giorni fa, si è limitato ad affermare che è nella natura dei mercati finanziari conoscere alti e bassi. Indubbia verità, come tale da sottacere.

Uscendo dal suo settore, ammesso che la sanità pubblica on abbia stretti rapporti con l'economia, qualche mese fa, parlando di persone con gravi malattie che sopravvivono grazie a macchine artificiali, aveva detto seraficamente che bisognerebbe autorizzarle a morire velocemente.

Interessante sarebbe scoprire che la pensa così anche a proposito del modello economico del suo paese, da tempo alle prese con gravi difficoltà e che soltanto ora sta dando segnali di ripresa.

Luca Massacesi

 

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