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Quei dati appetibili

Facciamo una premessa. Questo articolo potrebbe andare bene per "Politiche di comunicazione" e per "Rete e social network", ma abbiamo deciso di pubblicarlo in "Economia della conoscenza" perché crediamo che sia più un tema su come si gestisce l'informazione che di comunicazione.

"Quando si parla di open data, è innanzitutto doveroso chiarire che si tratta di un paradigma e non di una tecnologia". Ecco il perché.

Ma cerchiamo di andare velocemente al punto.

 

I dati

Questi strani oggetti intorno ai quali ruota la nostra vita (e non più solo nell'online).
Dobbiamo cercare di capire, ogni giorno, come trattarli al meglio, averne cura e soprattutto (e qui entra il ruolo del comunicatore) come trasformarli in conoscenza. In altre parole come renderli appetibili per chi, di quei dati ha bisogno. 

 

Per questo proponiamo cinque stadi attraverso i quali elaborare una strategia di coinvolgimento dei dati aperti, e cioè di quelle informazioni che sono di interesse comune e che ci rendono protagonisti anche negli aspetti "governativi", se così possiamo dire, del quotidiano.

 

Essere guidati dalla domanda

Come sono strutturate le scelte in merito ai dati che si rilasciano, come e gli strumenti e il supporto di contorno, sono creati sulla base delle esigenze e richieste della comunità?
Si ha avuto modo di confrontarsi con le richieste di dati, e di rispondere con i dati aperti?

 

Inserire dati nel contesto
Sono state fornite informazioni chiare per descrivere che i dati, comprese quella sulla frequenza di aggiornamento, i formati e la qualità dei dati?
Sono state incluse informazioni assieme ai dati rilasciati, come ad esempio, i dettagli su come sono stati creati, o manuali per sapere come elaborali?
[...]

Supportare conversazioni intorno ai dati
È permesso commentare i dati rilasciati, o creare una conversazione strutturata in merito in modo da coinvolgere una rete di consumatori di dati?
Chi ha rilasciato i dati partecipa alle conversazioni?
Sono forniti facili strumenti per contattare chi, all’interno dell’organizzazione, ha creato i dati, in modo da potersi confrontare?
[...]

Creare capacità, le competenze e le reti
Sono presenti strumenti (o link a questi) in modo che chiunque sia in grado di lavorare con i dati?
Sono disponibili guide o strumenti di analisi dei dati aperti, in modo che chiunque sia in grado di migliorare le proprie capacità e le competenze necessarie per irnterpretare e utilizzare i dati nei modo in cui vuole?
[...]

Collaborare su dati come una risorsa comune
Sono stati programmati cicli feedback in modo da ottenere miglioramenti ai dati rilasciati?
Si è creato un dialogo con la comunità per creare nuove risorse (ad esempio dataset derivati)?

Da questi cinque punti possiamo notare come la tecnologia sia un elemento che naturalmente aiuta la condivisione dei dati, ma che presuppone alla radice una strategia per rendere i dati oggetto di interesse.

 

In questo risiede il ruolo che la comunicazione, a nostro avviso, assume: la capacità di trasformare dati in conoscenza

Un processo che ha alla base una semplice presa di consapevolezza: se i dati nascono all'interno di comunita "tecniche" e quindi in grado di leggerli anche così, nella loro forma grezza, essi sono davvero utili quando arrivano a persone e, o, comunità che non ricoprono un ruolo specialistico. Comunità che hanno bisogno di una "traduzione" di quei dati per poterli leggere. In questo passaggio di trasformazione, i dati diventano informazione, per poi passare attraverso la loro presentazione e quindi diventano conoscenza nel momento in cui sono fruiti. 

Avviene una trasformazione, lo ripetiamo, e non c'è da scandalizzarsi molto se, in questo processo il risultato finale appare (ed è) diverso dal punto di partenza. 

Si chiama condifica. E ne riparleremo. Promesso. 

 

Fonti e per approfondire

Le noci, le torte e cinque modi per evitare l'effetto "wasted food" negli open data.

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