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Regolamentare, controllare, intermediare

Cosa potrebbe succedere se un giovane animista balinese fosse incaricato di capire e spiegare alla propria comunità l'esatto ruolo degli angeli e dei santi in una religione monoteista come quella cattolica? La stessa cosa che è accaduta all'Isfol quando è stato incaricato dal suo padrone, il Ministero del lavoro di sviluppare una ricerca "quali quantitativa rivolta all'individuazione di strumenti di sostegno finalizzati allo sviluppo e all'aggiornamento continuo delle competenze professionali dei (Ndr attenzione...) lavoratori autonomi".

Non che il giovane animista balinese non ci si sia messo d'impegno e con onestà intellettuale; ma il conflitto è quasi genetico, certamente antropologico e non ne può venire a capo.

 

Anche il vocabolario vuole la sua parte

I ricercatori dell'Isfol, indubbiamente competenti, sono "dipendenti" "pubblici" per aggiunta "subordinati" e dovrebbero capire e spiegare a dei "dipendenti" "pubblici" "subordinati" cosa serve ai "lavoratori" "autonomi" e ai "liberi" "professionisti". Peggio che sparare sulla croce rossa: non è un problema di volontà ma banalmente etimologico.

Se le parole hanno un senso, ed hanno un senso!, il risultato non poteva che essere quello che è stato.

 

Il 20 per cento della forza lavoro dell'Italia

Oggi dalle 10 alle 14, conclusosi con uno scadente buffet, è stato presentato il rapporto di ricerca. Tante le informazioni interessanti emerse. Ne butto giù qualcuna, "a pioggia" tanto per rimanere coerenti con i finanziamenti pubblici destinati alla formazione.

 

I lavoratori autonomi in Italia sono il 20 per cento dei lavoratori italiani (quasi sei milioni) e rappresentano il 18 per cento del Pil (ma, aggiunge un'altra fonte, il 40 per cento del valore aggiunto reale del paese).

 

Al 2010 i lavoratori autonomi quindi coloro che possono essere licenziati per inadempimento, non hanno l'obbligo Inps, Inail, di sicurezza lavoro (pagina 28 del 176mo libro del fondo sociale europeo) sono 5milioni748 mila di cui la gran parte costituita da lavoratori in proprio (3 milioni546mila con prevalenza di artigiani e commercianti) e, il resto, principalmente da liberi professionisti per 1milione e 157mila. Questi 6 milioni di lavoratori si dividono tra quelli con iscrizione obbligatoria agli ordini, quelli senza iscrizione all'ordine ma disciplinati per legge e quelli "non regolamentate". Nella ricerca quindi la divisione principale sarà tra queste due categorie "regolamentate" e "non regolamentate". Ancora una volta il vocabolario si prende la sua bella fetta di influenza, giacché alcune fonti (Cnel) individuano più di 3milioni di lavoratori autonomi che non sono iscritti a nessun ordine, suddivisi in circa 200 associazioni. Sedici ordini professionali (pag.35) hanno regolamentato la formazione continua con il sistema dei crediti.

 

I fondi pubblici per la formazione

Secondo stime difficili da determinare con precisione, spiega Davide Premutico, ricercatore Isfol, i fondi pubblici destinati alla formazione sono circa 1 miliardo di euro (un dodicesimo di quanto si prevede di spendere per l'acquisto dei novanta F35). Di questi una piccola parte, circa il 90 per cento, vengono destinati ai dipendenti. Peraltro i lavoratori autonomi possono detrarre fiscalmente solo il 50 per cento dei costi sostenuti per la formazione (pag.43; Dpr 917 del 1986, art.54).

 

Per cui da una parte il Ministero del lavoro, sollecitato dall'Unione europea si pone il problema «dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita (che) è particolarmente importante per numerose professioni» (Direttiva 2005/36/ce) dall'altra il Ministero del tesoro, rigidamente ancorato ad una decreto del secolo scorso, ritiene che l'aggiornamento professionale è, per almeno la metà, un vezzo godereccio del lavoratore autonomo. Un modo per trascorrere del tempo con gli amici.

 

Il maggiore impedimento dichiarato dai lavoratori autonomi a partecipare ai corsi di formazione è la difficoltà di conciliarli con gli impegni di lavoro (58 per cento). I costi elevati incidono per il 17,5 per cento. I fondi pubblici sono stati richiesti (ma non ottenuti) dal 3,8 per cento dei 15mila intervistati, il 4,9 li ha ottenuti. Quindi siamo sotto il 10 per cento. Il 57 per cento si è ben guardato dal richiederli, il 35 per cento non ne è a conoscenza (pag. 114).

 

L'autoimprenditorialità

La preoccupazione dell'Unione europea da una parte è collegata alla qualità («l'istruzione permanente ...è una misura necessaria a mantenere prestazioni professionali sicure ed efficaci»), dall'altra alla quantità.

Infatti l'autoimprenditorialità viene considerata, dall'Unione europea, di vitale importanza, almeno durante i convegni, un pò meno nelle decisione dei vertici dei capi di Stato la cui agenda è evidentemente dettata dai gruppi di interesse (mi tornano in mente gli F35), per il lavoro e la crescita economica dell'Europa.

 

L'autoimprenditorialità si regge, infatti, su due componenti, i lavoratori autonomi e le micro e piccole imprese. Queste ultime rappresentano il 99 per cento di tutte le imprese europee, dando lavoro a più di 65 milioni di lavoratori (pag.43). Un'altro 99 per cento caratterizza le micro e piccole imprese, la loro partecipazione alle oltre 2 milioni di imprese in start up.

 

Ricercare o validare?

Una ricerca non sempre ha il nobile scopo di cercare di capire un fenomeno. Talvolta si parte da un'idea e si commissiona una ricerca per dimostrare che la soluzione giusta al problema è l'idea da cui si è partiti. Non dovrebbe essere così, ma l'esperienza ci insegna... Forse avremmo dovuto inserire questo resoconto nella sezione "Etica e beni comuni". Chissà.

 

Perché questo sospetto? Evocando Sherlock Holmes potremmo dire che un indizio attira l'attenzione, due indizi costituiscono una prova.

 

Nell'enorme quantità di dati che compongono la ricerca nella presentazione di questa mattina se ne mettono in evidenza alcuni.

 

Uno. Oltre il 40 per cento dei "non regolamentati" hanno intercettato l'iniziativa di aggiornamento più importante alla quale hanno partecipato (pag.125) da "segnalazione di fornitori, clienti, collaboratori".

 

Due. Quando gli viene chiesto quali potrebbero essere gli strumenti a sostegno della formazione preferiti dai lavoratori autonomi (pag.137) la metà (50,2 per cento, percentuale complessiva fortemente abbassata dal 40 per cento dei liberi professionisti dell'area fiscale) indica le agevolazioni fiscali e i voucher che finanziano integralmente la formazione il 25 per cento. L'accantonamento di una quota il 4,2 per cento, i voucher che finanziano parzialmente l'8 per cento.

 

Tre. Quindi uno su due lavoratori autonomi preferiscono l'agevolazione fiscale (quindi una copertura parziale) al voucher che copre integralmente il costo. Perché? Quando nella tavola rotonda intervengono i rappresentanti della associazioni di categorie la risposta è univoca: i lavoratori autonomi sono "autonomi" e preferiscono "scegliere".

 

Quattro. D'altronde hanno chiaramente spiegato che l'impedimento maggiore è il tempo (60 per cento) e che i costi incidono solo per il 17 per cento degli intervistati.

 

Cinque. Quando gli viene chiesto (pag.141) un giudizio "sull'utilità" delle agevolazioni fiscali l'83 per cento sceglie "molto, abbastanza". Il 15,7 "poco o per niente". Il "poco o per niente" passa al 26,3 per cento per l'utilità dei voucher (uno su quattro).

 

Ebbene, come si conclude la presentazione. con l'intervento di Marianna D'Angelo, dirigente della divisione III programmi operativi nazionali del Fondo sociale europeo del Ministero del lavoro. 

In sostanza ringrazia l'Isfol e l'Ati (Censis, Gnresearch, Centro studi nuovi lavori) per la bella ricerca fatta, precisa che il Ministero ha attivamente partecipato all'impostazione della ricerca, che la ricerca è stata voluta dai più alti vertici del Ministero (l'attuale segretario generale) e che visto che la carta di credito formativa non ha avuto successo neanche nella fase sperimentale (?) si procederà con un rinforzo della soluzione dei voucher. Et voilà, le jeux sont fait!. A mia discolpa vorrei precisare che erano le 13 e 45; spero che la stanchezza mi abbia fatto capire male.

 

 

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