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Quindi, Letta si dimette...

Enrico Letta è una persona seria, coerente, che quando si prende un impegno lo rispetta. Se questo è vero, ed è sicuramente vero, o i suoi ministri fanno un passo indietro o avrà occasione per dimostrare all'intero paese come si può cadere a testa alta. A testa alta che è sempre meglio che cadere a testa bassa, cosa assai probabile se si è capo di una coalizione così compatta nei valori e negli interessi. Ma iniziamo dal principio, prendendo spunto da un'appello lanciato da Rossella Martelloni, consulente di formazione, sviluppo e change management.

 

La notizia

Il Consiglio dei Ministri del governo di Enrico Letta si è riunito per e rifinanziare la cassa integrazione in deroga.
«L'orientamento è quello di fare un decreto», ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, escludendo l'ipotesi di intervenire attraverso un emendamento al decreto sui debiti commerciali della pubblica amministrazione.


Secondo quanto riferisce una fonte governativa, il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga sarà garantito dai fondi interprofessionali per la formazione e dalle risorse iscritte a bilancio per la detassazione del salario di produttività.
L'obiettivo è di reperire nell'immediato 1,5 miliardi, compresi però gli 800 milioni già stanziati con la legge di stabilità.


Finora il governo avrebbe garantito "i primi 500 milioni", ne mancherebbero altri duecento, e una parte delle coperture potrebbe derivare anche dalle risorse per l'Obiettivo Convergenza, cioè i fondi destinati alle aree più depresse del Meridione.

 

Il commento

La notizia è di una gravità inaudita. Facciamo un breve riepilogo:

  • la scuola ha dei gravi problemi,
  • il sistema universitario è in crisi,
  • la disoccupazione giovanile che cresce,
  • le aziende sono in difficoltà,
  • le persone espulse dalle aziende sono in aumento.

 

L’Italia spende in istruzione e formazione meno di tutti i paesi industrializzati, ad eccezione della Repubblica Slovena. La ricerca è svalutata, i talenti vanno all’estero.

 

In questo quadro, la formazione professionale, già gravemente penalizzata dalla crisi, ha come ultima ancora di salvezza i Fondi interprofessionali, che consentono alle aziende di continuare a sviluppare conoscenze e competenze per contribuire a dare un minimo di competitività alle nostre imprese.

 

Ora questi Fondi sono a rischio, perché andrebbero a finanziare una cassa integrazione in un contesto in cui il trend è comunque negativo. Una volta “dato fondo ai fondi”, nessuno è in grado di garantire che ci sarà un’inversione di tendenza.


Nel contempo, si taglierebbero ulteriormente le gambe al Sud e a tutti gli operatori che concorrono all’elaborazione di progetti per il suo sviluppo. E guarda caso in questi progetti la Formazione ha un ruolo primario.

 

L'appello lanciato da Rossella Martelloni

«In un’intervista su Rai 3, il Presidente Letta affermò che, se si fossero diminuiti i finanziamenti alla cultura, si sarebbe dimesso.

E cos’altro è la formazione, se non cultura? E come non attribuirle un ruolo strategico per la crescita e lo sviluppo?
Invitiamo con vigore il Governo a un ripensamento, e il mondo associativo e delle imprese a esprimere una vibrante protesta per questa minaccia.

Non vogliamo un paese condannato all’arretratezza, vogliamo piuttosto esserne orgogliosi».

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