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Ricordando la riforma Gentile

Val al pena ogni tanto riandare a vedere quello che si è stratificato nella propria conoscenza per effetto del tempo, per rileggerlo con gli occhi di tanti anni e tanta esperienza in più.

Come Officine Einstein stiamo partecipando ad una comunità di pratica avviata dall'Associazione italiana dei formatori (Aif) e coordinata da Paolo Vitozzi, direttore e dalla sezione italiana del club di Budapest

L'occasione ci ha fatto approfondire la riforma del 1923 di Giovanni Gentile, alla base ancora oggi, 90 anni dopo, del nostro sistema scolastico nazionale.


Il progetto di rifondazione del sistema di apprendimento per e del futuro si chiama Trevize, dal nome di Golan Trevize, un personaggio nato dalla fantasia di Isaac Asimov. È protagonista di due romanzi fantascientifici ("L'orlo della Fondazione" e "Fondazione e Terra"), del ciclo della Fondazione.

Golan Trevize è un personaggio molto importante con la capacità di saper riconoscere la decisione giusta da prendere, pur mancando dei dati necessari a tale decisione. Sarà infatti lui a scegliere Galaxia come futuro dell'umanità e ad accantonare il piano Seldon.

Galaxia, è una estensione del pianeta Gaia che si propone di trasformare l'intera Galassia in un unico organismo vivente, capace di immagazzinare esperienze e conoscenze e in grado di tramandarle a tutte le menti umane.

 

Abbiamo riscoperto pensatori come Steiner o Montessori, ci siamo interrogati sui motivi per cui il metodo Montessori ha ottenuto un successo mondiale inversamente proporzionale a quello ottenuto nel suo Paese.

 

In Italia, infatti, nel 1923 a livello nazionale viene varata la "Riforma Gentile" che interessa tutti i gradi di scuola e prevede:

  1. un ciclo preparatorio della  durata di tre anni,  che viene affidato a comuni ed enti privati;   
  2. l'estensione dell’obbligo scolastico fino a quattordici anni;
  3. la suddivisione della scuola superiore in scuole tecniche e in licei;
  4. la riforma della scuola normale che diviene Istituto Magistrale della durata di sette anni;
  5. la messa al bando dello studio della didattica, della psicologia e di ogni attività di tirocinio;
  6. la creazione di un liceo femminile che dovrebbe formare giovani della piccola-media borghesia desiderose di acquisire un diploma superiore (1);
  7. l’insegnamento obbligatorio della religione cattolica e l’introduzione dell' istruzione estetica;
  8. l'istituzione di scuole speciali per handicappati;
  9. l'introduzione del testo unico e di Stato (2).

 

Nel 1923 (da febbraio a dicembre) si susseguirono dodici Regi decreti che disegnarono la Riforma Gentile (Regio decreto 374 dell' 8 febbraio 1923; Regio decreto 635 dell' 11 marzo 1923; Regi decreti 1209 del 27 maggio 1923 e 1539 del 7 giugno1923; legge 1763 del 16 luglio 1923; Regio decreto 2132 del 7 ottobre1923; Regio decreto 2453 del  3 novembre1923; Regio decreto 2996 del 31 dicembre 1923.

Regolavano l'ordinamento degli studi i seguenti Regi decreti 1054 del 6 maggio 1923; 2302 del 30.9.1923;  2185 del 1.10.1923 n.; 31.10.1923 n. 2410; 31.12.1923 n. 3106; 31.12.1923 n. 3126).

 

Lo spirito autoritario con il quale Gentile affrontò il suo compito emerge dalla sua prima Circolare:

«nella scuola dello Stato e della coscienza nazionale uno degli organi più delicati, prima che altrove debbono prontamente inculcarsi e praticarsi il rispetto della legge, l'ordine, la disciplina, l'obbedienza illuminata sì, ma cordiale e devota all'autorità statale».


Si imponeva inoltre agli insegnanti e agli studenti

«l'adesione cordiale e l'obbedienza scrupolosa al nuovo ordine che deve cominciare a instaurarsi anche nella scuola se vogliamo che si consolidi nel Paese». 

 

A tal fine

«Qualsiasi atto rivolto comunque a turbare il normale funzionamento del magistero educativo o a insinuare negli animi sfiducia e indisciplina verso l'autorità dello Stato venga subito e severamente punito dalle SS.LL, le quali saranno ritenute responsabili della inadempienza di questa disposizione».


La cosa era perfino più chiara in suoi interventi pubblici e nei testi di varie sue conferenze 

«Oggi, "restaurare" è la nostra parola d'ordine: restaurare lo Stato.[...] Lo Stato non si restaura se non si restaura la scuola. [A sua volta] la scuola non si può restaurare se non si restaura la famiglia. [Scuola e famiglia sono la prima la continuazione della seconda.] La scuola è la continuazione naturale della famiglia» (Terzo Congresso delle Donne italiane, 4 maggio 1923)

«Ogni forza è forza morale in quanto si rivolge sempre alla volontà, e, qualunque sia l'argomento adoperato, dalla predica al manganello, la sua efficacia non può essere che quella che sollecita interiormente l'uomo e lo persuade a consentire. Ogni educatore sa quale mezzo concreto (predica o manganello) usare, secondo le circostanze» (Levana numero 2 del 1924)


C'è subito da osservare che nel primo brano c'è una pratica che ancora oggi funziona bene per la destrutturazione della scuola. Intanto si utilizza quel termine, naturale, che non significa nulla ma che, anche oggi, è abusato soprattutto dalla Chiesa. Ma poi si crea una sorta di circuito (Stato, famiglia, scuola, Stato) che coinvolge le famiglie nella nella responsabilità della scuola fatto che è sempre stato utilizzato in modo reazionario.

Osservano Natale, Colucci, Natoli:

«È nota anche la continuità, che va oltre il regime fascista, del rapporto complementare tra scuola e famiglia a scopo politico-sociale di conservazione, sempre perseguito dalla classe dirigente italiana in perfetta alleanza e convergenza d'interessi con la Chiesa cattolica».

 

L'idea aristocratica dell'istruzione

L’idea di Gentile è quella di formare i maestri attraverso l’applicazione di un rigoroso canone culturale. Per quanto riguarda le materie di insegnamento, Gentile affida alla filosofia un ruolo centrale: essa permette, secondo il filosofo, una formazione generale dello spirito che prepara a  tutte le facoltà universitarie.

 

Dal punto di vista didattico, per Gentile non esiste un metodo che valga per ogni disciplina: ogni argomento è metodo a se stesso, non è cioè nozione astratta e isolata da memorizzare, ma atto di ricerca attiva e creativa.


La pedagogia di Gentile risente di un’ impostazione morale ed etica di fondo che mira a formare, prima che insegnanti, "persone moralmente degne di esserlo".

 

Ovviamente ogni riforma è figlia del suo tempo e qui siamo nella fase nascente del fascismo.

«ll fascismo esalta la forza e la prestanza fisica del maestro, favorendo l’accesso alla professione da parte dei maschi e cercando di precluderla alle donne. Comunque, i candidati maschi che si presentano agli esami d'abilitazione per l'insegnamento sono sempre pochi. Gli insegnanti devono essere sceltissimi, fisicamente e spiritualmente dotati di una disciplina quasi militare».


La subordinazione delle materie scientifiche a vantaggio di quelle umanistiche serve a formare quello spirito nazionale e quell’unità del popolo italiano che, sia per l’alto tasso di analfabetismo sia per la confusione politica, ancora non si è consolidato.


La formazione filosofica deve restare un privilegio per pochi destinati agli studi più alti.

La Riforma, non a caso, si basa su una concezione aristocratica della cultura e dell’educazione. La scuola secondaria superiore è riservata "ai migliori per intelletto e per censo".

 

Ecco a cosa serve l'esame alla fine delle elementari

Dopo il quinto anno di scuola elementare chi vuole proseguire gli studi, sostiene un esame per entrare nella scuola media. Il concetto è che pur dovendo raggiungere i 14 anni il percorso scolastico finisce alle elementari poi si passa all'avviamento al lavoro.

Tutti gli altri frequentano le scuole di avviamento al lavoro, praticamente prive di sbocchi superiori. Con la soppressione della scuola tecnica i ceti popolari vengono privati di uno degli strumenti fondamentali di promozione sociale e culturale.


Gentile si batte per l’insegnamento della religione cattolica nella scuola elementare. Nel sistema filosofico gentiliano, infatti, la religione ha un ruolo intermedio tra l’arte e la filosofia e come tale il suo insegnamento è da considerarsi propedeutico all'acquisizione di una visione complessiva, analitica e filosofica del mondo. La religione insegnata nelle scuole deve essere quella cattolica: la forma spirituale storica del popolo italiano.
La Riforma Gentile permette la partecipazione alla vita scolastica dei bambini sordi e muti, consentendo anche a loro di ottenere una certa cultura.

 

Ed ora uno scoop: la scuola italiana ha un volto:

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"Giovanni Gentile", Pensare ed Educare

 

In questa fase non siamo ancor convinti che sia il momento di esprimere giudizi (la cosa non è facile). Ma per non lasciare il film senza un finale vi riportiamo le conclusioni di una ricerca condotta dalla classe 5C, del liceo pedagogico artistico “Giovanni Pascoli”, nell'anno scolastico 2002 - 2003, cioé almeno dieci anni fa. da questa ricerca su “La figura dell'insegnante donna nel fascismo” dalla quale abbiamo preso spunto per parlare della riforma Gentile.

 

Eccole:

Dopo aver analizzato i vari aspetti della figura dell’insegnante durante il fascismo, possiamo esporre alcune conclusioni.

Da un confronto dell’educazione fascista con l’educazione moderna emerge chiara l’assenza di libertà tipica della prima.

    • La possibilità di esprimere sé stessi, l’apertura al dialogo costruttivo, l’accettazione delle diversità (etniche e culturali) sono alla base di una formazione che può realmente dirsi tale.
    • Come sostiene il pedagogista americano Dewey (1859-1952), lo studio della storia ci dimostra che solo la democrazia, rispettando i valori dell’individuo, del confronto e della socializzazione degli interessi, assicura le condizioni necessarie per l’efficacia del fatto educativo.
    • La scuola non deve, quindi, operare un’azione coercitiva nei confronti dell’alunno, imponendogli una particolare visione del mondo, ma deve portarlo allo sviluppo di una propria prospettiva sulla realtà.
    • L’insegnante ha il compito di offrire al discente gli strumenti per rendersi via via sempre più autonomo. Non bisogna scordare che i giovani rappresentano il domani, sono la maggiore risorsa della società, e per questo devono essere educati ad essere propositivi ed indipendenti.
    • Da parte sua, l’alunno non deve limitarsi ad un apprendimento passivo e scolastico, ma deve cercare di interagire attivamente con l’insegnante e i compagni. I contenuti non vanno semplicemente assorbiti, ma rielaborati e fatti propri, mediante un’assimilazione creativa, consapevole, personale.
    • Alla luce di quanto detto, pensiamo che, in ogni parte del mondo l’educazione non si debba fondare sul celebre motto "credere, obbedire, combattere", bensì sullo slogan "riflettere, essere critici, saper ascoltare e comprendere.»

 

Cosa è rimasto di uguale nel Paese al 1923?

Però potremmo aggiungere una considerazione di carattere generale. La struttura, la mappa, i fondamenti dell'istruzione pubblica italiana risalgono a quasi cent'anni fa (1923).

 

Cosa è rimasto di uguale nel Paese al 1923?

Non la vita delle persone, non i giochi dei ragazzi, non la socializzazione delle persone, non le abitazioni delle persone, non le aspettative, non i valori, non le professioni, non i modi di muoversi, non la conoscenza generale del pianeta, non gli strumenti di lavoro, non l'organizzazione del lavoro, non la struttura decisionale della nazione.

Solo la struttura organizzativa e di organizzazione della conoscenza nelle scuole pubbliche.

 

Note

(1)

A differenza di quello maschile, questo liceo non prepara al lavoro ed alla vita ufficiale, bensì garantisce alla donna un'educazione adeguata al ruolo di moglie e di madre.

(1)

Troviamo una testimonianza nella prefazione del "Il libro della prima classe" compilato da Dina Balardinelli Buccianelli; si legge:

«Anche le illustrazioni del testo, numerose ed artistiche destavano l’interesse degli alunni».

Continuando , a pagina 79 leggiamo:

«Bimbi italiani tutte le mattine elevate un pensiero per il Duce. Oh buon Dio, benedici il nostro Duce! Ora e sempre difendilo dal male e aiuta la sua opera ora e sempre. Per la pace d’Italia e del mondo benedici il nostro Duce!».

 

Non sappiamo perché ma ci viene in mente

«Silvio per fortuna che ci sei!».

Dovremo approfondire...

 

 

Fonti

Wikipedia

http://www.fisicamente.net/SCUOLA/index-890.htm

G. Natale, F.P. Colucci, A. Natoli (1975), La scuola in Italia, Mazzotta 1975.

La figura dell'insegnante donna durante il fascismo

 

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