testata

L'evoluzione della specie

Eri sdraiato sul divano, dentro un accrocco spiegazzato di cuscini e briciole. Annoto con zelo scientifico, e nessun ricamo letterario. Sopra la pancia tenevi appoggiato il computer acceso. Con la mano destra digitavi qualcosa sullo smartphone. La sinistra, semi inerte, reggeva con due dita, per un lembo, un lacero testo di chimica, a evitare che sprofondasse per sempre nella tenebrosa intercapedine tra lo schienale e i cuscini, laddoveuna volta trovai anche un wurstel crudo, uno dei tuoi alimenti prediletti.

La televisione era accesa, a volume altissimo, su una serie americana nella quale due fratelli obesi, con un lessico rudimentale, spiegavano come si boniìfica una villetta dai ratti. Alle orecchie tenevi le cuffiette, collegate all'iPod occultato in qualche anfratto: è possibile, dunque, che tu stessi anche ascoltando musica.

Non essendo quadrumane, non eri in grado di utilizzare i piedi per altre connessioni: ma si capiva che le tue enormi estremità, abbandonate sul bracciolo, erano un evidente banco di prova per un tuo coetaneo californiano che troverà il modo di trasformare i tuoi alluci in antenne, diventado lui miliardario in poche settimane, e tu uno dei suoi milioni di cavie solventi.

 

Volendo tentare, nella pur precaria forma della parola scritta, una ricostruzione sommaria di quanto stava accadendo nel tuo cerebro, e un breve resoconto delle tue attività ricetrasmittenti, sarebbe venuto fuori qualcosa di molto simile a questo:

«Avevo detto a Slim di guardare prima di tutto nei condotti di aereazione / STASE DA KIBBE VA BENE? / il gruppo funzionale amminico e carbolissico degli aminoacidi / NO KIBBE STASE NON PUò / cazzo qui ce ne è uno grande come un bisonte! / Apprendista dell'impero, apripista rap emporio / guarda che buco ha fatto nella grata / Essenziali nell'alimentazione umana / Cazzo, Slim, neanche uun alligatore farebbe un buco così! / Escogito come uscire dalla merda, scatologico / FANKULO A KIBBE ALLORA / Qualora non sia sintetizzabile  a sufficienza dagli organismi vertebrati / Non mi fermo mai, chiamatemi vento, rimo invento / E' più intelligente di te! Se fai tutto quel casino, lui scappa!

 

Devo essere rimasto lì a guardarti un minuto buono. Cercando un capo e una coda in quel groviglio iperconnesso. A un certo punto ti sei accorto della mia presenza. Non ti sei voltato, hai mantenuto occhi e orecchie sui tuoi terminali e hai continuato a digitare. Ma hai sentito il bisogno di dirmi qualcosa, o meglio di biascicarmelo perché non potevi o non volevi sollevare più dello stretto necessario la mandibola accasciata sul petto. E di questo qualcosa ti sono grato: primo perchè mi hai rivolto la parola, secondo perché hai diradato almeno per qualche giorno i miei presagi sull'inarrestabile degrado dell'umanità.

 

Mi hai detto: "E' l'evoluzione della specie".

 

Penso che tu avessi ragione. Di quale specie, però, al momento attuale ancora non abbiamo conoscenza.

La cosa pazzesca è che nella verifica di chimica hai preso sette. il voto perfetto per me. Sei è riscato, otto è da secchione.

 

Fonte

Michele Serra, "Gli sdraiati", Narratori, Feltrinelli, novembre 2013, euro 12

 

Nota personale

Dedicato a mio figlio Nicky, anche lui ha preso sette. Incredibile!

 

Share