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E, se capovolgessimo la scuola?

La classe fu una conquista! una scoperta della nuova didattica... del quattrocento! Prima dell'invenzione della classe nell'aula tardoantica e medievale, alunni di età diverse ascoltavano il maestro in cattedra cercando di assimilarne, ognuno per quanto gli era consentito dal suo percorso educativo, il sapere.

Tra il quattrocento e il cinquecento, con quella che Tullio De Mauro definisce la “scoperta dell’infanzia” si comprese che:

«con l’età si diversificavano conoscenze e capacità e gli alunni furono divisi per classi d’età omogenee. Lentamente la pluriclasse fu abbandonata, tranne in situazioni di emergenza»

 

Una immagine che ci è familiare

Così nacquero le scuole che conosciamo, non troppo diverse da conventi e caserme: lunghi corridoi da cui si entra in aule separate, distinte per classi d’età, banchi fissi e, fissi sui banchi fissi, gli alunni, di fronte a una cattedra rialzata da cui l’insegnante impartisce insegnamenti, sotto forma di nozioni previste dai programmi ministeriali, da assimilare (si accetta anche "imparare a memoria").

 

140113 lezione exCathedra

 

Questa miniatura risale, più o meno, al 1350. Potrebbe raffigurare una predica di un sacerdote, ma mancano crocifissi o elementi riconducibili ad un rito religioso. Rappresenta dunque un'altra situazione a noi familiare. Riproduce una lezione in una università europea. Ci sono, infatti, tutti gli elementi fondamentali che contraddistinguono la realtà scolastica odierna:

  • la cattedra, sopraelevata, con l'insegnante; 
  • i libri sulla cattedra e sui banchi;
  • gli allievi, attenti nelle prime file e distratti nelle ultime;
  • e, come in tutte le buone classi, c'è anche Pierino, l'allievo che dorme.

 

Si tratta di una semplice rappresentazione allegorica, ma guardandola trasforma l'impressione in conferma che lo sviluppo tecnologico, la ricerca pedagogica, la sperimentazione didattica e intere generazioni di docenti non siano riuscite a alterare in modo profondo le dinamiche, il clima, e i processi che si svolgono nelle aule.

 

Chi si occupa professionalmente di change management, di gestione del cambiamento, come noi di Officine Einstein, sa molto bene che tutte le istituzioni, proprio in quanto tali, hanno, oltre alle funzioni per le quali sono state istituite, un obiettivo non dichiarato ma perseguito con maggiore determinazione di quello istituzionale: riprodurre se stesse.

 

Ne consegue un principio banale, ben noto, ma spesso dimenticato nella letteratura "politicamente corretta": che istituzioni e innovazione non vanno a braccetto. Anzi.

 

La scuola, non è un'eccezione. Peccato! perché la sua missione dovrebbe essere proprio innovarsi per preparare le nuove generazioni a gestire il futuro che le attende.

 

Ora, siccome spesso si sente dire che "sono cambiati i tempi", forse una rivoluzione didattica di oltre seicento anni potrebbe esser giunta ad una crisi di senilità e invocare a gran voce una nuova rivoluzione didattica. Insomma dopo seicento anni la lezione frontale dovrebbe, potrebbe, scomparire.

 

140113 aule del futuro

 

 

Una sacra trinità, in molti paesi del pianeta, certamente nell'attuale scuola italiana, presiede, da secoli, i ritmi della didattica:

  1. Il padre: silente ascolto in classe della lezione dell’insegnante che tra cattedra e lavagna racconta quel che nel libro è già scritto;
  2. Il figlio: a casa studio (del libro) ed esercizi di applicazione dello studio;
  3. e lo Spirito santo: di nuovo in classe, interrogazioni “alla cattedra”, per verificare lo studio del libro, o compito "in classe" per lasciare nero su bianco prova del livello di nozionismo raggiunto dal discente

 

Insegnanti "strani"

Qua e là ci sono stati sempre insegnanti divergenti:

  • l’insegnante “che non interroga mai”, perché in realtà interroga sempre, ma lo fa conversando;
  • l'insegnante che "perde tempo" girando tra i banchi, costruendo passo dopo passo comprensione e apprendimento degli studenti parlando con loro e annotando come interagiscono con lui e con lo studio;
  • l'insegnante "che apre la testa", quello che fa ragionare, quello che, chi ha la fortuna di averlo incontrato, rimarrà un punto di riferimento assoluto nella vita dello studente;
  • oppure insegnanti che, come faceva Mario Lodi, capovolgono la cattedra e, poggiata contro un muro, la usano come stia per far vedere come nascono e vivono i pulcini.

 

La scuola "flippata"

Capovolgiamo, allora non solo la cattedra, ma la classe, anzi l'intera scuola. Il modo tradizionale di far scuola è minacciato da un ciclone. Con nome inglese lo chiamano flipped classroom, la classe ribaltata. La Khan academy di cui parleremo in futuro, lo alimenta. Anche la cauta e prudente Associazione docenti italiani (Adi) gli ha dato il suo avallo mettendo alla ribalta un ricercatore di Padova, Graziano Cecchinato, che nel suo sito moltiplica le testimonianze di classi flippate.

 

140113 future school

 

Cosa vuol dire flippare una classe? Come si fa? In sostanza se si costruiscono e offrono agli studenti buoni video didattici da vedersi a casa quando vogliono, il tempo classe può essere dedicato interamente alla discussione e all’apprendimento attivo.

L'insegnate passa da snocciolatore di nozioni a mentore e coach dell'allievo. 

Quindi, con scuola capovolta o insegnamento capovolto o classe ribaltata ci si riferisce, secondo Wikipedia,

«a una forma di apprendimento ibrido che ribalta il sistema di apprendimento tradizionale fatto di lezioni frontali, studio individuale a casa e interrogazioni in classe, con un rapporto docente-allievo piuttosto rigido e gerarchico».

 

L’insegnamento capovolto nasce dall’esigenza di rendere il tempo con i professori più produttivo e funzionale alle esigenze di un mondo della comunicazione radicalmente mutato in pochi anni.

L'incremento della velocità di mutazione della società indotta dalla diffusione di internet e della rete (ricordate Aparo? un anno web corrisponde a sette anni della società tradizionale) ha generato un distacco sempre più marcato di una grande parte del mondo scolastico dalle esigenze della società, dalle richieste del mondo delle imprese e dalle abilità e desideri degli studenti e delle loro famiglie.

 

Eufemisticamente si potrebbe affermare che si è osservato che gli interessi degli studenti nascono e si sviluppano sempre più all’esterno dalle mura scolastiche. I muri sono saltati e la conoscenza si è diffusa nell'etere.

 

La sfida per gli insegnanti è sempre più complessa e difficile da affrontare. L'antico ruolo di trasmettitore di cultura è in profonda crisi, come per tutte le professioni, pensate al diverso rapporto tra medico e "paziente", perché il web si presta per tale scopo in modo molto più completo, versatile, aggiornato, semplice ed economico.


L’insegnamento rovesciato risponde a questo stato di cose con due strumenti:

  • un lavoro a casa che sfrutta appieno tutte le potenzialità espressive che possono essere veicolate dal web per diffondere, online, materiali culturali 
  • un lavoro a scuola che consente di applicare, assorbendo l'intero tempo scolastico, una didattica laboratoriale, socializzante e personalizzata (sportelli).

 

Un primo bilancio della scuola capovolta

Vediamo, allora, quali sono i vantaggi e gli svantaggi, per Wikipedia, della scuola flippata:

«Vantaggi

    • Soddisfazione immediata di studenti e famiglie.
    • Tempo scuola interamente utilizzato alla applicazione ed al perfezionamento delle competenze.
    • Possibilità di dedicare più tempo agli studenti in difficoltà mentre il resto della classe lavora su problemi e progetti più complessi.
    • Possibilità di fare esercitare gli alunni più dotati su attività diversificate e complesse.
    • Soddisfazione per i docenti nel momento in cui ci si accorge di poter lavorare con risultati di apprendimento molto superiori alla norma».

 

Ai quali aggiungiamo:

    • Facilità di sviluppare una competenza collaborativa tra gli studenti.
    • Demolizione della mentalità individualista tipicamente sviluppata dalla scuola italiana ("non suggerire", "da chi hai copiato?"). Quell'individualismo che è nel contempo la nostra forza (creatività, imprenditorialità) e debolezza (incapacità di fare sistema)

 

«Svantaggi

    • Necessità di rivoluzionare completamente il metodo di lavoro (abolizione di lezioni frontali ed interrogazioni)
    • Esigenza per il docente di un lungo training pedagogico e didattico e di discrete competenze informatiche.
    • Necessità di un aumento del lavoro preparatorio delle lezioni e dei tempi di correzione delle verifiche scritte.
    • Una volta provato non si riesce più a tornare indietro!»

 

Vorremmo chiudere ripetendo l'ultimo "s"vantaggio individuato da Wikipedia per ragionare adeguatamente sulla gravità che la scuola italiana non si sta muovendo al galoppo verso una scuola capovolta:

«una volta provata non si riesce più a tornare indietro!»

 

Per approfondire

Una nuova scuola per il terzo millennio

La scuola che vorrei

 

Fonti

Conceptrends.com

wikipedia.org

Internazionale.it

Oggiimparoio.it

Eric Mazur, "Peer Instruction, A User's Manual", Prentice Hall Series in "Educational Innovation Upper Saddle River, 1997.
Jonathan Bergmann, Aaron Sams, "Flip Your Classroom. Reach Every Student in Every Class Every Day, 2012, Isbn 9781564843159.
Atti del convegno ADi: relazione di G. Cecchinato sul "Flipped Learning".
Maurizio Maglioni, "Docenti indecenti", Amazon 2012, Isbn 9781291034561
Fabio Biscaro, "Esperimenti di insegnamento capovolto"

Il manifesto del Flipped Teaching (in inglese)

 

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