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Consumi responsabili per un futuro

La sostenibilità economica e sociale delle nostre scelte può essere una leva di sviluppo strategica? I diritti fondamentali dei consumatori quanto hanno a che fare con la sostenibilità? Su questi temi si è confrontata a Stoccolma, lo scorso 15 novembre, la Beuc, la federazione che riunisce quaranta associazioni di consumatori europee. Ripercorriamo l'incontro con Luisa Crisigiovanni che ne ha riferito sul sito della Ferpi.


«Dobbiamo ripensare il modello di consumo, più qualità e meno quantità. La sostenibilità riguarda tutti. Non possiamo più permetterci di continuare a consumare come abbiamo fatto fino ad ora senza porci la prospettiva del lungo termine».

La ministra svedese Brigitta Ohlsson, responsabile per i consumatori e gli affari europei, apre così la conferenza di Stoccolma su “Consumatori e sostenibilità”, organizzata dalla federazione di consumatori svedese Sk e dal Beuc, federazione di quaranta associazioni di consumatori di tutta Europa e della quale, per l'Italia è membro Altroconsumo.
L’impatto della sostenibilità economica e sociale delle nostre scelte può essere una leva di sviluppo anche in un momento di crisi economica, ricorda la commissaria Connie Hedegaard, responsabile per il Climate Change. Stiamo affrontando più crisi in contemporanea, ma proprio per questo abbiamo il dovere di avere un’ottica di lungo termine, non di breve periodo. Ciò significa maggiore attenzione alla progettazione e al riutilizzo di beni e servizi. Significa reperibilità dei prodotti ed informazioni non ingannevoli sul post vendita; significa standard obbligatori e bando di prodotti pericolosi tutte le volte in cui è possibile un’alternativa.

Il tema principale della conferenza è stato il rapporto tra la sostenibilità e gli otto diritti fondamentali dei consumatori, che riepiloghiamo per nostra memoria:

  • diritto alla sicurezza
  • diritto di scelta
  • diritto all'informazione
  • diritto a soddisfare i bisogni fondamentali
  • diritto di rappresentanza
  • diritto al risarcimento
  • diritto all'educazione
  • diritto all'ambiente sano


Sicurezza
Quando parliamo di diritto alla sicurezza dei prodotti parliamo necessariamente anche di sostenibilità, perché non possiamo non parlare di ecodesign, o prima ancora di sicurezza dei giocattoli (170 persone sono finite, nell’ultimo anno, nell'Unione europea, in ospedale per aver ingerito dei magneti). Non possiamo non parlare di nanotecnologie e della raccolta di dati necessaria attraverso database che consentano di raccogliere eventuali effetti avversi. In Danimarca hanno raccolto informazioni, testato prodotti e raccolto dati per classificarli e poter monitorare eventuali problemi che generano distruttori endocrini.

Scelta
Fare scelte sostenibili ha molto a che fare con l'esprimere scelte informate, ma soprattutto con la possibilità di avere accesso ai prodotti con facilità. Se anche si vuole scegliere prodotti locali, chilometrozero, primo non è detto che siano reperibili e, secondo, non è detto che inquinino meno o siano sempre più sostenibili da tutti i punti di vista. Perché la sostenibilità non ha una sola dimensione ma ne ha tre, come stabilito dalla norma ISO 26000

  • sostenibilità sociale,
  • sostenibilità ambientale
  • sostenibilità etica.

Potrebbe darsi che i pomodori acquistati in Svezia in serra, considerato il costo dell’impianto di riscaldamento abbiano un impatto maggiore di quelli trasportati dal sud Europa.

Informazione
Essere un consumatore informato è un lavoro a tempo pieno. Il diritto all’informazione significa un’informazione chiara, indipendente, aggiornata. Probabilmente deve essere ripensato il modo in cui si fa informazione. Dobbiamo ridurre la complessità a semplicità e immediatezza. Il proliferare di loghi e, troppo spesso, il loro abuso non aiuta.

Bisogni fondamentali
Le organizzazioni di consumatori sono ancora troppo divise su scala internazionale nel promuovere accesso a servizi universali. Non c’è ancora consapevolezza circa l’uso di risorse come l’acqua, che abbiamo sempre considerato inesauribili e che normalmente consumiamo con noncuranza. Circa 50 litri di acqua al giorno se ne vanno solo con lo sciacquone del water.

Rappresentanza
Consumers by definition include us all! Questo ha detto Kennedy nel 1962, il problema è che la voce dei consumatori non è sufficientemente ascoltata. Specialmente nella definizione degli standard tecnici, dove l’industria fa la parte del leone. In realtà bisognerebbe insistere, per migliorare gli standard, perché nell’interesse dell’industria innovare ed anticipare i bisogni per essere competitiva e del consumatore avere servizi e prodotti di qualità.

Risarcimento
Nonostante le evidenze della relazione causa effetto, dopo l’eruzione del vulcano islandese che ha bloccato per mesi il traffico aereo europeo, ben 600 reclami sono stati negati. La camera arbitrale svedese ha tuttavia lavorato per rendere maggiormente accessibile il servizio. Hanno avuto un incremento dei reclami del 30 percento da quando lo hanno reso disponibile online. Ma c’è ancora tanto da fare sul fronte del collective redress.

Educazione
Carina Tornblom, Dgsanco Commissione europea, ha presentato dati poco confortanti sulla capacità dei consumatori di poter tradurre i propri diritti in decisioni di acquisto consapevoli. La conseguenza è che si deve investire di più in istruzione, perché quanto fatto a scuola si dimentica meno facilmente. Classroom, sarà il nuovo programma di educazione della Dgsanco, una vera Consumer Rights Platform. Monique Goyens, direttrice del Beuc, ricorda che anche in un periodo di crisi la consumers policy non è un lusso, ma un driver per il cambiamento sostenibile. Consumer policy fa rima con innovazione e sviluppo.

Ambiente sano
Anward Fazal (primo presidente Consumers International, Federazione internazionale) mostra un video spettacolare quanto drammatico su quanto stiamo facendo al nostro pianeta. Il 20 per cento della popolazione consuma una volta e mezzo le risorse di tutto il pianeta. Ormai al mondo ci sono due categorie di persone: quelli che muoiono di fame e gli obesi. Una persona ogni 40 secondi si toglie la vita secondo dati Oms. Tutto questo ci dice che c’è qualcosa che non va nel modo in cui stiamo vivendo, soprattutto una crisi di valori. Da qui bisogna partire. I diritti dei consumatori vanno di pari passo con la coscienza di questi valori.

Name and shame
Abbiamo bisogno di semplicità, al punto tale che in Australia hanno dato vita al Simplicity Institute.
Slow food è per alcuni altri un esempio di nuovo approccio rispetto alla naturalezza e alla ricchezza del pianeta. Significativa l’istituzione del giorno di madre terra da parte delle Nazioni unite. Consumare in modo sostenibile, vuol dire essere coerenti con le proprie dichiarazioni e avere 99 modi di farlo accadere. La scelta sostenibile dovrebbe essere lo standard non l’eccezione. Deve essere una scelta facile ed accessibile, ma soprattutto accompagnata da claim che non siano ingannevoli. Oggi il 90 percento dei cosiddetti green claim è ingannevole. Ma allora, è il consumatore che crea il mercato e stimola l’offerta o il produttore che anticipa la domanda? In alcuni casi come nel settore finanziario, bisogna creare la domanda di maggior trasparenza e semplicità e comprensibilità delle offerte per poterle confrontare, facendo nomi e cognomi di chi si comporta in modo poco corretto.
La conclusione generale è che occorre recuperare fiducia. Recuperare la speranza di costruire un futuro migliore del presente si può, occorre fare le scelte responsabili e imparare a collaborare di più. Walk the talk!

 

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