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L'imprenditore sociale

Come affrontare l'innegabile profonda crisi del modello del welfare state? Il professor Zamagni, già Presidente dell’Agenzia per il terzo settore,intervistato da GVonline spiega come un nuovo tipo di sussidiarietà circolare possa sostituirsi con successo all’attuale modello di welfare state.

Un nuovo modello di welfare non è solo possibile, ma è già realtà (magari sporadica) in molti territori e comunità italiane dove i cittadini, in collaborazione con le pubbliche amministrazioni, si prendono cura dei beni comuni loro più prossimi.


Il professor Zamagni, nell’intervista del 30 novembre scorso, immagina uno scenario più articolato quando parla di una sussidiarietà circolare fondata sulla collaborazione sinergica tra imprese istituzioni e cittadini.
Per Stefano Zamagni, adjunct professor of International political economy alla John Hopkins University, già ordinario di economia politica e preside della facoltà di economia all'Università di Bologna, tra gli ideatori delle Giornate di Bertinoro per l'Economia civile la soluzione è nella “sussidiarietà circolare" fondata sulla collaborazione sinergica tra imprese istituzioni e cittadini «Chi opera nel mondo dell’associazionismo deve considerarsi un imprenditore sociale»
Attualizzare un'idea vecchia
Il punto fondamentale oggi sarebbe di «superare la nozione di operatore sociale e arrivare a quella di imprenditore sociale», ovvero di chi «ha la dignità di intraprendere, di denunciare e di proporre soluzioni». Il cambiamento è radicale perché «operatore è chi è succube di qualcun altro. Invece imprenditore sociale è chi ha la dignità di intraprendere, di denunciare e di proporre soluzioni. L'imprenditore è uno che le risorse le tira fuori dai sassi», ovvero, parafrasando, un professionista in grado di ottimizzare la gestione delle risorse evidentemente scarse che l’attuale periodo di crisi impone. Inoltre la dimensione volontaristica permetterebbe di valorizzare l’aspetto relazionale del rapporto che, affiancato all’erogazione di servizi, permette realmente di comprendere e soddisfare le necessità degli individui e della comunità.

Peraltro, ricorda Stefano Zamagni, il welfare, inteso come “fornitura di servizi alla persona nel bisogno”, più che un’idea nuova altro non sarebbe che uno dei capi saldi del cattolicesimo, organizzato strutturalmente a partire dal 1200.
Realizzare la "sussidiarietà circolare"
Questo cambiamento di paradigma sarebbe possibile attraverso, appunto, la sussidiarietà circolare, «un modello nel quale le tre sfere che compongono la società, quella degli enti pubblici, delle imprese e della società civile organizzata, realizzano un patto tra di loro per dialogare e operare assieme, cioè co-operare».
Nel concreto, il cavaliere dell'ordine equestre pontificio di san Gregorio magno, una delle onorificenze di cui si fregia Zamagni, evidenzia tre precondizioni su cui lavorare per far si che questa trasformazione si realizzi:
• innanzi tutto agire sulla cultura, ovvero modificando i percorsi formativi;
• in secondo luogo modificando i paradigmi politico normativi;
• ed, infine, educando, più che istruendo.
 
L'obiettivo a breve è di arrivare a rapporti trilaterali. Ci sono buoni rapporti tra ente pubblico e associazionismo: bilaterali. così come sono buoni tra imprese e associazionismo: bilaterali. «Ma si fa una fatica tremenda a mettere insieme tutte e tre le sfere. Questo è il limite. Ma come tutti i limiti si possono superare».
Questa, quindi, la sfida per passare dal welfare state alla nuova welfare society.
La speranza è che la nuova percezione di “imprenditori” sociali sia lo stimolo a realizzare sinergie triangolari tra istituzioni, imprenditori e società civile, riconosciute come occasioni di coesione strategicamente fondamentali per far sì che la società possa farsi carico del benessere dei suoi stessi membri.
 
Fonti
Wikipedia
Labsus
Gv online
GenteVeneta 44 del 2012

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