testata

Bibliografia sui gruppi

Durante le esercitazioni che svolgo in aula chiedo ai partecipanti di scegliere delle parole che rispecchiano le loro esperienze nei lavori di gruppo. “Perdita di tempo”, “frustrazione”, “mancanza di risultati”, “conflittualità” sono in cima alla classifica delle tante edizioni di questo facile esercizio.

Ma subito dopo vengono: “vittoria”, “successo”; addirittura “soddisfazione”!

Com'è possibile che lo stesso processo, o ambiente, possa produrre effetti così diametralmente opposti?

Le sfumature, sembrerebbe, infatti, che non siano ammesse. O delusione o soddisfazione. 

 

Il ruolo del coordinatore

Che cosa fa la differenza?

Nulla di trascendentale: in genere la differenza dipende dal leader o dal capo gruppo. 

Ciò che in un gruppo occorre è capire, con chiarezza, quali sono i risultati attesi e quali le regole del gioco adottate. Se ci leghiamo l'impegno, del responsabile, di coordinare sia le grandi scelte, sia i piccoli dettagli con empatia, pazienza e insistenza, e la conoscenza di qualche tecnica che aiuta a tenere il gruppo compatto e motivato, il gioco è fatto e la “frustazione” si trasforma in “entusiasmo”

 

Questa lunga e articolata bibliografia ci rende evidente le complesse e sofisticate regole fisiche e psichiche che controllano il funzionamento e le dinamiche di un gruppo. L'importante letteratura che si è sviluppata sul tema dei gruppi sottintende l'elevata importanza che il lavoro di squadra ha nella complessa società moderna; ma, rileggendo la storia dell'umanità con questi occhiali, emerge evidente che sin dalla preistoria il gruppo è l'organizzazione sociale preferita o preferibile. Certamente sono cambiate, affinandosi, le tecniche di gestione e di direzione.

 

Ovviamente non serve aver letto tutti questi libri per gestire e dirigere un gruppo, anzi sarebbe pericoloso.

La bibliografia è uno sforzo di ricercatori che viene messo a disposizione di altri ricercatori e studiosi; ma nella quale, chi deve gestire un gruppo, può rintracciare il testo che gli serve.

 

Quel che è certo è che una società complessa e tecnologicamente avanzata ha bisogno di persone che sappiano lavorare insieme, adeguatamente guidate. Penso che diventi sempre di maggior attualità ciò che disse, quasi ottant'anni fa, Franklin Delano Roosevelt:

«Le persone che agiscono insieme, come gruppo, possono realizzare cose che nessun individuo potrebbe mai sperare di ottenere da solo».

 

La bibliografia

per autore

A | BC | DE | FG | H | I | J | K | LM | NO | PQ | RS | TU | VW | YZ |

 

A

Aebischer V., Oberlè D. (1990), Il gruppo in psicologia sociale, Borla, Roma, 1994.

Ammon G. (1973), La dinamica di gruppo dell'aggressività, Astrolabio, Roma, 1973.

Anzieu D. (1976), Il gruppo e l'inconscio, Borla, Roma, 1979.
Anzieu D. (1985), L'Io pelle, Borla, Roma, 1987.
Anzieu D., Martin J.Y. (1968-86), Dinamica dei piccoli gruppi, Borla, Roma, 1990.
Ashby R. (1956). An Introduction to Cybernetics, Chapman & Hall, 1956.

Augier M., Teece D.J. (2009),Dynamic capabilities and the role of managers in business strategy and economic performance. In “Organization Science”, 20(2), 410-421, 2009.

Aulagnier P. (1975), La violenza dell'interpretazione, Borla, Roma, 1993.

 

B

Badolato C.; Di Iullo M.G. (1978), Gruppi terapeutici e gruppi di formazione, Bulzoni, Roma.
Baranger M.; Baranger W. (1963-87), La situazione psicoanalitica come campo bipersonale, Cortina, Milano, 1990.
Bartlett F.C. (1932), La memoria. Studio di psicologia sperimentale e sociale, Angeli, Milano, 1990.

Bass B.M. (1985). Leadership and performance beyond expectations, New York, Free Press, 1985.

Bennis W., Nanus B. (1985). Leaders: Strategies for taking charge (2nd ed.), Harper & Row, New York, 1985.

 

Berne E. (1986), Principi della terapia di gruppo, Astrolabio, Roma, 1986.

Il primo trattato sistematico sull'uso dell'analisi transazionale con i gruppi, basato su più di vent'anni di esperienza clinica nonché sulle informazioni fornite da centinaia di altri terapeuti di gruppo. La prima parte tratta dei principi generali e dei metodi della terapia di gruppo. La seconda parte è dedicata all'analisi transazionale: principi e tecniche, base teorica, rapporto con altre forme di trattamento e utilizzazione terapeutica delle più comuni forme di 'giochi' che nascono nella terapia di gruppo.

 

Bick E. (1968), L'esperienza della pelle nelle prime relazioni oggettuali, Boringhieri, Torino, 1974.

Nella loro forma più primitiva, le parti della personalità vengono sentite come prive di qualsiasi forza che le tenga legate fra loro e debbano perciò essere tenute insieme passivamente dalla pelle, che funziona come un confine, in un modo che viene da esse stesse avvertito come totalmente passivo. Ma la funzione interna di contenere le parti del Sé dipende inizialmente dall’introiezione di un oggetto esterno, vissuto come capace di svolgere questa funzione. In seguito, l’identificazione con questa funzione dell’oggetto permette di superare lo stato di non-integrazione e dà origine alla fantasia di spazi interni ed esterni.


Bion W.R. (1967), Analisi degli schizofrenici e metodo psicoanalitico, Armando, Roma, 1970.

Questo volume costituisce una sorta d’introduzione ideale al pensiero di Bion, che per originalità si è distinto tra gli psicoanalisti della sua generazione. Nella sua parte antologica il libro permette di seguire passo passo le tappe del cammino che Bion ha percorso nello studio della schizofrenia. Nel commentario sui saggi, l'autore si occupa del valore di questi come strumenti di trasmissione e di comunicazione di determinate esperienze psicoanalitiche e di un metodo di indagine. Un testo marginale in una biografia sui gruppi ma utile per capire a fondo il pensiero di Bion.

 

Bion W.R. (1961), Esperienze nei gruppi, Armando, Roma, 1971. Books.google.it

In questo libro sono raccolti i saggi di Bion scritti tra il 1943 e il 1952 sulle esperienze di trattamento analitico nei gruppi. questi saggi sono fondamentali per comprendere i processi sottostanti alle relazioni che si instaurano tra i componenti di un gruppo, terapeutico e non.

 

Bion W.R. (1962), Apprendere dall'esperienza, Armando, Roma, 1972.
Bion W.R. (1963), Gli elementi della psicoanalisi, Armando, Roma, 1978.
Bion W.R. (1965), Trasformazioni. Il passaggio dall'apprendimento alla crescita, Armando, Roma, 1973.
Bion W.R. (1977), Il cambiamento catastrofico, Loescher, Torino, 1981.
Bion W.R. (1970), Attenzione e interpretazione. Una prospettiva scientifica sulla psicoanalisi e sui gruppi, Armando, Roma, 1973.
Bion W.R. (1975), Memoria del futuro. Il sogno, Cortina, Milano, 1981.
Bion W.R. (1978), Discussioni con W. R. Bion, Loescher, Torino, 1984.
Bion W.R. (1982), La lunga attesa. Autobiografia 1897-1919 (a cura di F. Bion), Astrolabio, Roma, 1986.
Bion W.R. (1985), Seminari Italiani (a cura di F. Bion), Borla, Roma.
Bion W.R. (1987), Seminari clinici, Cortina, Milano, 1989.
Bleger J. (1967a), Psicoigiene e psicologia istituzionale, Lauretana, Loreto, 1989.
Bleger J. (1967b), Simbiosi e ambiguità, Lauretana, Loreto, 1992.
Boal K., Hooijberg R. (2001), Strategic leadership research: Moving on. In “The leadership quarterly”, 11(4), 515-549.

Boal K., Schultz P. (2007). Storytelling, time, and evolution: The role of strategic leadership in complex adaptive systems. In “The leadership quarterly”, 18(4), 411-428.

Boisot M., McKelvey B. (2010). Integrating modernist and postmodernist perspectives on organizations:  acomplexity science bridge. In “Academy of management review”, 35(3), 415-433.

Bowlby J. (1969), L'attaccamento alla madre, Boringhieri, Torino, 1983.
Bowlby J. (1988), Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell'attaccamento, Cortina, Milano, 1989.
Bria P. (1981), Catastrofe e conoscenza. In “Rivista di psicoanalisi”, XXVII, 3-4.
Bruner J. (1973), Psicologia della conoscenza, Armando, Roma, 1976.

Burgelman R. (1994). Fading memories: A process theory of strategic business exit in dynamic environments. In “Administrative science quarterly”, 39, 24-57.

 

C

Camaioni L. (1980), La prima infanzia, Il Mulino, Bologna.

Campione G. (2011), La psicoanalisi di gruppo e la comunità terapeutica


Casula C, (2004), I porcospini di Schopenauer. Come progettare e condurre un gruppo di formazione di adulti, Casula, Franco Angeli, Milano, 2004

Quali sono gli aspetti cognitivi, comportamentali, emotivi, ludici e valoriali di cui deve tener conto un conduttore di gruppi di formazione? Come fa a utilizzare gli interventi dei partecipanti? Come fa a imitare i porcospini di Schopenhauer nel mantenere quell'equilibrio tra distanza e prossimità che consente di scaldare il cuore e la mente, senza farsi male?
Il volume risponde a queste domande e suggerisce il modo di creare quella discreta intimità utile per facilitare l'ascolto, la comprensione e l'apprendimento. Delinea i percorsi da seguire per fondare un solido contratto collaborativo, per superare i momenti di conflitto e di tensione, per creare metafore formative. Indica i metodi per assicurarsi che i partecipanti finiscano il corso più competenti, più consapevoli delle proprie risorse e potenzialità, motivati a continuare a sviluppare i cambiamenti intrapresi in gruppo.
Questo testo si rivolge ai formatori di adulti e in particolare a chi intende trasferire il proprio sapere tecnico, valendosi non solo di rigorosi schemi razionali, ma attingendo anche alla propria passione etica. Si rivolge altresì a lettori non specialisti, manager e professionisti non formatori, in cerca di suggerimenti o spunti su come preparare un incontro con il proprio gruppo e gestirlo con successo.

 

Chiozza L. A. (1985), Il processo di simbolizzazione nella malattia somatica. In “Quaderni di psicoterapia infantile”, 12.
Chomsky N. (1977), Intervista su linguaggio e ideologia, Laterza, Bari, 1977.

Christiansen J.K., Varnes C.J. (2007), Making decisions on innovation: meetings or networks? In “Creativity & innovation Management“, 16(3), 282-298.

Comunian A.L. (1989), Alcune note di dinamica di gruppo, Cortina, Milano, 1989.

 

Comunian A.L. (2004), L'esperienza dei gruppi ottimali, Psicologia sociale 41,Franco Angeli,
Milano, 2004.

Propone un modello che illustra la funzionalità del piccolo gruppo attraverso la partecipazione ottimale del singolo. I processi di nascita, crescita e maturità del piccolo gruppo vengono definiti in relazione ai concetti di energia residua e disponibile, energia di dialogo e solidarietà, produzione e comunicazione, presenza di ostacoli, possibilità di autoregolazione e consenso.

 

Conger J.A. (1989), The charismatic leader: behind the mystique of exceptional leadership. San Francisco, Jossey-Bass Publishers, 1989.

 

Contessa G. et altri, T group, edizioni Arcipelago, Brescia,

Il Training Group (più comunemente noto come T-Group) è un’esperienza di indagine e di cambiamento che un gruppo fa su se stesso con l'aiuto di un conduttore o trainer.

Il T group è diretto a persone che si trovano frequentemente a dover partecipare, facilitare, coordinare e, o, gestire gruppi. Questa formazione è particolarmente utile per chi ricopre dei ruoli guida in un'organizzazione ed è un eccellente acceleratore dell'apprendimento della conduzione di gruppi di lavoro.

Questo tipo di formazione permette di sperimentare in prima persona e capire le dinamiche più frequenti che caratterizzano i gruppi.
I partecipanti sono invitati a giocare alla situazione, vivere e contemporaneamente analizzare ciò che succede all'interno del gruppo, nel cosiddetto "qui ed ora". Il conduttore ha un ruolo di stimolo e di interpretazione delle dinamiche, ma in nessun caso ha il ruolo di insegnare qualcosa: non è suo compito dire al gruppo ciò che deve o non deve fare.

Le regole sono tre:

        • l' esistenza di 2 soli ruoli (quello di staff e quello di partecipante);
        • la scansione dei tempi che viene comunicata prima di iniziare la formazione
        • lo spazio definito ( l'attività è residenziale,ad esempio in una villa o in un albergo)

Tutto il resto viene deciso assieme in gruppo durante la formazione.

Il T group si propone quindi di:

a) estendere la consapevolezza delle dinamiche che regolano lo stare in gruppo, come ad esempio la capacità di ascoltare gli altri, di dare e ricevere feedback, la leadership, il lavoro di equipe.

b) sviluppare relazioni: il T-group è la più efficace forma di apprendimento in ambito relazionale.

Il Training group è quindi una full immersion nelle dinamiche di gruppo e nelle relazioni interne ad un gruppo.

 

Contessa G, (1998), Attualità di Kurt Lewin, Città studi edizioni, Torino, 1998.

Accade spesso che si discutano teorie e tecniche elaborate per la prima volta da Lewin senza far alcun riferimento all’autore; è questo il caso, per esempio, dei concetti indicati da termini familiari come “dinamica di gruppo”, “action research”, “teoria di campo”, “educazione della sensibilità”, o anche di affermazioni che vengono ripetute senza che si abbia alcuna idea della loro fonte originale… [Marrow 1969]

 

Corrao F. (1977), Per una topologia analitica. In “Rivista di psicoanalisi”, XXIII, 1.
Corrao F. (1981), Bion: il modello trasformazionale del pensiero. In “Rivista di psicoanalisi”, XXVII, 3-4.
Corrao F. (1982), Psicoanalisi e ricerca di gruppo. In “Gruppo e funzione analitica”, III, sett-dic. 1982, Cedis editrice, Roma, 1982.
Corrao F. (1983), Microallucinazioni in gruppo. In “Gruppo e funzione analitica”, IV, 1, Cedis editrice, Roma, 1983.
Corrao F.; Neri C. (1981), Introduzione al numero monotematico bilingue dedicato a W. R. Bion della “Rivista di psicoanalisi”, XXVII, 3-4.
Corrao F. (1992), Modelli psicoanalitici: mito, passione, memoria, Laterza, Bari.
Correale A.; Parisi M. (1979), Aspetti della depersonalizzazione nel gruppo. In “Gruppo e funzione analitica”, genn-apr. 1979, Cedis editrice, Roma, 1979.

Correale A. (1991), Il campo istituzionale, Borla, Roma.
Correale A., Neri C. (1999). Psicoanalisi e gruppo. In Berti Ceroni G., Correale, A. (a cura di), Psicoanalisi e psichiatria. Cortina editore, Milano

Corti A. (1981), Da Melanie Klein a W. R. Bion. In “Rivista di psicoanalisi”, XXVII, 3-4.
Cotinaud O. (1976), Dinamica di gruppo e analisi delle istituzioni. Problemi e strategie dell'analisi istituzionale, Borla, Roma, 1992.

Cyert,  March, J. (1963), A behavioral theory of the firm. New Jersey: Prentice-Hall.

 

D 

De Bianchedi E.T.; Sor D. (1984), Evocazioni ed estensioni. Riflessioni su alcune idee di Bion. In “Gruppo e funzione analitica”, V, 1, Cedis editrice, Roma, 1984.

de Maré P., Piper R., Thompson S. (1996), Koinonia. Dall'odio, attraverso il dialogo, alla cultura nel grande gruppo, Edizioni universitarie romane, Roma, 1996.

Dewey, J. (1922), Human nature and conduct: an introduction to social psychology, Henry Holt

and Company, Rahway.

Di Chiara G. (1981), Psicoanalisi come scienza: il contributo di W. R. Bion. In “Rivista di psicoanalisi”, XXVII, 3-4.
Di Chiara G.; Flegenheimer F. (1985), Identificazione proiettiva. In “Rivista di psicoanalisi, XXXI, 2, 1985.

 

Donnellon A. (1996), Team talk: the power of language in team dynamics, Harvard business school press, Boston, 1996.

Donnellon argues that the gap between the ideal and the reality of team work is due to the failure to recognize and address the paradoxes that team work poses for individuals, teams, managers, and organizations. The central paradox is that teams require both the preservation of differences among its members as well as the integration of those differences into a single working unit. The way team members talk reflects and shapes the way they resolve these tensions. Using a sociolinguistic framework for analyzing team conversations, Donnellon draws on interviews and transcripts of team meetings that she gathered from product development teams in Fortune 200 companies. Her research shows that if organizations are to use teams effectively, they must remove the contradictions and barriers that impede team work. To realize the full potential of teams, organizations and managers must accommodate themselves to the requirements of real team process. Donnellon offers practical suggestions for managing these challenges. She identifies key dimensions for diagnosing team interaction and exposes the organizational and individual roots of team problems.

 

Donnellon A. (1996), Listen to team. In “Insights”, estate 1996.

 

Donnellon A. (2006), Il teamSperling&Kupfer, Milano, 2007.

Un team vincente decreta il successo dell'impresa. Ma in che modo si ottiene un gruppo con una chiara visione (e condivisione) degli obiettivi da raggiungere? Utilizzando strategia e decisione. Anne Donnellon spiega come scegliere i membri della squadra e riconoscerne le abilità complementari; sviluppare nel gruppo la creatività e la capacità di rischiare; motivare la squadra dopo un insuccesso. Una guida tascabile che offre soluzioni pratiche alle sfide quotidiane.

 

Dosi N.J., Nelson R.R., Winter S.G. (2000), The nature and dynamics of organzational capabiliities. Oxford: Oxford University Press, 2000.

 

Durkheim E. (1987), Le regole del metodo sociologico. Sociologia e filosofia, Comunità, Milano, 1979.

Le regole del metodo sociologico costituiscono una chiara e rigorosa formulazione dei presupposti e dei procedimenti della ricerca sociologica. I diversi capitoli dell'opera sono dedicati alla determinazione del concetto di «fatto sociale», alle condizioni dell'osservazione dei fatti sociali, al problema della spiegazione sociologica e a quello della verificazione in sociologia. Attraverso quest'analisi Durkheim formula i principî di una sociologia concepita come scienza oggettiva, che trae le condizioni della propria validità dalla capacità di determinare un campo autonomo di ricerca e di procedere alla spiegazione dei fatti sociali sulla base dei riferimenti ad altri fatti anch'essi di natura sociale, e non già a fenomeni di altra natura.

Nei saggi di “Sociologia e filosofia” la riflessione prosegue in relazione a punti piú particolari, Durkheim cerca di impiegare i presupposti dell'analisi sociologica in vista di una piú oggettiva comprensione dei fenomeni morali e dei giudizi di valore. I problemi metodologici della sociologia sfociano cosí in un approfondito dibattito, di carattere marcatamente filosofico, sui rapporti tra fatti e valori, tra giudizi di realtà e giudizi di valore, in cui si rivela l'ampiezza degli interessi che anima la fase matura dello sviluppo del pensiero durkheimiano.

 

E

Eisenhardt K.M., Tabrizi B.N. (1995), Accelerating adaptive processes: product innovation in the global computer industry. In “Administrative science quarterly”, 40(1), 84-110.

 

F

Fairbairn W.R.D. (1944), La struttura psichica considerata in termini di relazioni oggettuali. In “Studi psicoanalitici sulla personalità”, Boringhieri, Torino, 1970.
Ferretti E. (1990), Sogno, Sè, area transizionale: lineamenti speculativi sull'analista al lavoro per prospettive di ricerca. In “Rivista di psicoanalisi”, XXXVI, 3, 1990.

 

Fisher R. Sharp A. (1998)Lateral leadership. Getting it done when you are not the bossHarper Collins business, 1998.

Oggi la collaborazione nell’ambiente di lavoro è cruciale per il successo, ma ognuno deve lavorare con gli altri sapendo, in autonomia, cosa deve fare in sinergia con gli altri. Troppo spesso il risultato della disorganizzazione è il fallimento o l’inefficienza. La leadership laterale utilizza dettagliate strategie necessarie per lavorare in modo efficace e produttivo in una squadra, dalle prime fasi di un progetto con la costruzione di uno scopo comune, alla gestione dei conflitti inevitabili dovuti ai molteplici punti di vista e stili di lavoro. Il libro descrive, passo dopo passo, come costruire le competenze di  leadership necessarie se si vuole ottenere il meglio degli altri, a qualsiasi livello.

 

Fischer G.N. (1987), I concetti fondamentali della psicologia sociale, Borla, Roma, 1994.
Fornari F. (1986), Da Freud a Bion. In “Rivista di psicoanalisi”, XXVII, 3-4.
Foulkes S.H. (1948a), Analisi terapeutica di gruppo, Boringhieri, Torino, 1967.
Foulkes S.H. (1948b), Introduzione alla psicoterapia gruppo analitica, Edizioni universitarie romane, Roma, 1991.
Foulkes S. H. (1964), Psicoterapia e analisi di gruppo, Boringhieri, Torino, 1967.
Foulkes S. H. (1975), La psicoterapia gruppoanalitica, Astrolabio, Roma, 1976.
Freud S. (1895), Progetto di una psicologia, OSF, vol. II.
Freud S. (1899), L'interpretazione dei sogni, OSF, vol. III.
Freud S. (1905), Tre saggi sulla teoria sessuale, OSF, vol. IV.
Freud S. (1908), Teorie sessuali dei bambini, OSF, vol. VI.
Freud S. (1910), Le prospettive future della terapia psicoanalitica, OSF, vol. VI.
Freud S. (1911), Precisazioni su due principi dell'accadere psichico, OSF, vol. VI.
Freud S. (1912), Consigli al medico nel trattamento psicoanalitico, OSF, vol. VI.
Freud S. (1912-13), Totem e tabù, OSF, vol. VII.
Freud S. (1914a), Introduzione al narcisismo, OSF, vol. VII.
Freud S. (1914b), Dalla storia di una nevrosi infantile. (Caso clinico dell'uomo dei lupi), OSF, vol. VII.
Freud S. (1920), Al di là del principio del piacere, OSF, vol. IX.
Freud S. (1921), Psicologia delle masse e analisi dell'Io, OSF, vol. IX.
Freud S. (1922), L'Io e l'Es, OSF, vol. IX.
Freud S. (1924), La perdita della realtà nella Neurosi e nella Psicosi, OSF, vol. X.
Freud S. (1925), Inibizione, sintomo e angoscia, OSF, vol. X.
Freud S. (1929), Il disagio della civiltà, OSF, vol. X.
Freud S. (1932), Introduzione alla psicoanalisi. (Nuova serie di lezioni), OSF, vol. XI.
Freud S. (1937a), Analisi terminabile e interminabile, OSF, vol. XI.
Freud S. (1937b), Costruzioni nell'analisi, OSF, vol. XI.

 

G

Gaburri E. (1986), Tavole rotonda: l'ultimo Bion. In “Gruppo e funzione analitica”, V, 2-3, Cedis editrice, Roma, 1986.
Gaddini E. (1984), Itinerari nella creatività di W.R. Bion. In “Gruppo e funzione analitica”, V, 2-3, Cedis editrice, Roma, 1984.
Gaddini E. (1981), Il cambiamento catastrofico di W.R. Bion e il "break-down" di D. W. Winnicott. In Rivista di Psicoanalisi, XXVII, 3-4.
Gary L. (1997), Managing a team vs managing the individuals. In “Harvard management update”, marzo 1997, Boston

Gear M.C.; Liendo E.C. (1979), Psicoterapia della coppia e del gruppo familiare, Edizioni del Riccio, Firenze, 1980.

Gell-Mann M. (2002). What is complexity? In Curzio A.Q., Fortis M. (eds.), Complexity and industrial clusters: dynamics and models in theory and practice, pp.13-24, Berlin, Physica, Verlag.

Giddens A. (1984), The constitution of society, University of California press, Berkeley, CA.

 

Goldsmith M. Reiter M. (2007)What got you here. Won't get you thereHyperion, 2007.

Marshall Goldsmith has been widely recognized as the world's #1 leadership thinker and executive coach. He is one of a select few advisors who have been asked to work with more than 150 major CEOs and their management teams. His 32 books have been translated into 28 languages and have been listed bestsellers in 11 countries. The American Management Association has listed Goldsmith as one of the great thinkers and leaders who have impacted the field of management over the past 50 years, and BusinessWeek has recognized him as one of the most influential practitioners in the history of leadership development. Marshall provides hundreds of his articles, audios, and videos online at MarshallGoldsmithLibrary.

 

Goldstein J. (2007). A new model of emergence and its leadership implications. In J. Hazy, J.

Goldstein J., Lichtenstein B.(Eds.), Complex systems leadership theory. Mansfield, MA: Isce Publishing.
Goldstein J., Hazy J., Lichtenstein B. (2010). Complexity and the nexus of leadership: Leveraging nonlinear science to create ecologies of innovation. Englewood Cliffs: Palgrave Macmillan, 2010.

 

Gombrich E.H. (1960), Freud e la psicologia dell'arte, Einaudi, Torino, 1967.

Questo libriccino,che raccoglie tre conferenze di Ernst Gombrich, gode di una fortuna editoriale e di una alta considerazione tra gli specialisti che non sembra diminuire. Giustamente perché questo smilzo libretto è davvero splendido!  Tre conferenze in cui Gombrich affronta il tema, per certi versi spinoso, della indagine psicologica applicata allo studio delle opere d’arte e degli artisti. Il grande storico dell’arte giunge spesso a delle conclusioni inaspettate che gettano nuova luce su questioni diverse (specialmente in riferimento all’idea generale sull’estetica freudiana), riversando nelle pagine molti dei capisaldi della sua speculazione (in particolar modo nella seconda conferenza). Nella prima conferenza, il cui titolo originale è “Freud’s Aesthetics”, Gombrich affronta da vicino l’estetica freudiana, offrendone una interpretazione personale e diversa da quella,più diffusa e semplicistica, che vede in Freud un interesse esclusivo per il significato inconscio dell’opera d’arte. Partendo dal noto tradizionalismo di Freud (vengono ricordati i suoi rifiuti dell’Espressionismo e del Surrealismo), Gombrich, ricollegandosi alla nozione di “motto di spirito”, dimostra quanto sia insufficiente l’interpretazione dominante della teoria artistica freudiana. Freud non era interessato solo ai dati inconsci dell’artista presenti nell’opera, e soprattutto, non è la presenza di quei dati a determinare l’appartenenza dell’opera alla sfera dell’arte. Infatti: è spesso l’involucro a determinare il contenuto. Solo le idee inconsce che possono essere adeguate alla realtà delle strutture formali divengono comunicabili e il loro valore per gli altri sta per lo meno altrettanto nella struttura formale quanto nell’idea stessa. Il codice genera il messaggio”. La forma diventa, nel pensiero freudiano, il fattore determinante che distingue le opere dei pazzi (degli espressionisti, per esempio), dalle opera d’arte create dagli artisti.

La seconda conferenza presenta alcuni dei punti fondamentali del pensiero di Gombrich: da un lato l’insistenza sull’importanza della tradizione artistica nello sviluppo degli stili, dall’altro la consapevolezza che “un’arte matura può crescere solamente entro i limiti di ciò che io chiamo l’istituzione; entro, cioè, il contesto sociale di un determinato atteggiamento estetico”.

L’ultima conferenza affronta invece i temi del possibile rapporto di collaborazione tra studi storico artistici (l’iconologia) e psicologia per lo studio della storia dei simboli; del significato del simbolo, legato al segno attraverso cui si manifesta; e, dunque, il rapporto tra forma e contenuto espressivo. Un libriccino denso di idee e spunti di riflessioni che, nonostante i più di quarant’anni passati dalla sua prima pubblicazione in lingua italiana, non perde nulla della sua vitalità!


Grassi R. (2011), La psicoterapia di gruppo

Grinberg L. (1976), Teoria dell'identificazione, Loescher, Torino, 1980.
Grinberg L. (1981), Bion e il vertice psicoanalitico della psicoterapia di gruppo. In “Gruppo e funzione analitica”, n. 2, Cedis editrice, Roma, 1981.
Grinberg L., Sor D., Tabak De Bianchedi E. (1972), Introduzione al pensiero di Bion, Armando, Roma, 1975.
Grotstein J.S. (1981), Scissione e identificazione proiettiva, Astrolabio, Roma, 1983.

Guimon J. (2002), Introduzione alle terapie di gruppo. Teorie, tecniche e programmi, Borla, Roma, 2002.

 

H

Haas M.R. (2006), Knowledge Gathering, Team Capabilities, and Project Performance.  In “Challenging Work Environments. Management Science”, 52(8), 1170-1184, 2006.

Haken H. (2006). Information and self-organization: a macroscopic approach to complex systems (3rd ed.), Berlin, Springer, 2006.

Hales C. (2002). ‘Bureaucracy-lite’ and continuities in managerial work. In “British Journal of Management”, 13, 51-66, 2002.

Hautmann G. (1981), Il mio debito con Bion: dalla psicoanalisi come teoria alla psicoanalisi come funzione della mente. In “Rivista di psicoanalisi”, XXVII, 3-4.

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Kaneklin C. (2010), Il gruppo in teoria e in pratica. L'intersoggettività come forza produttiva, Manuali di psicologia, Cortina, Milano, 2010.

L’autore mostra come il gruppo, da oggetto di indagine che merita attenzione per la sua presenza in molteplici contesti, possa diventare strumento professionale di lavoro, come cioè sia possibile istituire diversi tipi di gruppo al fine di intervenire nella realtà sociale.
Nella prima parte del volume si propone un esame critico delle principali teorie, focalizzandosi sullo sviluppo del tema nella prospettiva psicosociologica.
La seconda parte si concentra su alcune dimensioni del gruppo di lavoro oggi, partendo dalla pratica professionale ed evidenziando aspetti relativi alla conduzione.

 

Katz D., Kahn R.L. (1978). The social psychology of organizations, 2nd edition, New York, John Wiley and Sons inc, 1978.

 

Katzenbach J.R., Smith D.K. (1994), La forza dei team, Sperling&Kupfer, Milano, 1994.

La tesi sostenuta dagli autori vuole dimostrare come nessuna delle sfide a cui si trovano di fronte gli imprenditori degli anni '90 (dalla qualità totale al servizio al cliente, all'innovazione) può essere risolta senza far ricorso ai "gruppi", vere e proprie unità di business che mettono in atto le più forti potenzialità dell'organizzazione aziendale.

 

Khan M.M.R. (1974), Lo spazio privato del Sè, Boringhieri, Torino, 1979.
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Luhmann N. (1980), Struttura della società e semantica, Laterza, Bari, 1983.

La creazione intellettuale di Luhmann consiste nell'aver applicato alla società la teoria generale dei sistemi, che bisogna distinguere dalla teoria dei sistemi sociali di Talcott Parsons, la teoria dell'evoluzione biologica. Luhmann parte dalla premessa, che gli elementi primari ed unici di un qualsiasi sistema sociale non siano gli agenti principali, ovvero gli uomini, ma gli effetti della comunicazione, ovvero comunicazioni che producono altra comunicazione. Senza comunicazione non esiste nessuna forma di sistema sociale, anzi la chiusura operativa del sistema sociale è operata proprio sul concetto di comunicazione. Tutto ciò che c'è nel sistema sociale è solo ed esclusivamente comunicazione.

Un sistema sociale (sistema chiuso) è in grado di costituirsi, ricostituirsi, ma soprattutto di autogestirsi (autoreferenzialità e autopoiesi). Questo è possibile solo mediante una perenne comunicazione. Luhmann precisa che l'uomo non può essere considerato un sistema di questo tipo, perché in realtà rappresenta un altro tipo di sistema più complesso; il sistema psicologico (coscienza), che a differenza del primo è in grado di pensare. I sistemi sociali invece non pensano, ma agiscono, sotto forma di: interazione; organizzazione; società.
Secondo Luhmann l'osservazione sociologica contiene un elemento problematico. Essa compie ciò che viene descritto in quanto la stessa osservazione è parte dell'oggetto che intende descrivere. In quanto parte della società, l'osservazione deve contenere una componente autologica (deve descrivere anche se stessa nella forma dell'autosservazione).
Luhmann radicalizza il concetto di comunicazione. E lo definisce come unità o sintesi di tre selezioni: emissione (Mitteilung), informazione e comprensione (quest'ultima intesa come osservazione della differenza delle due precedenti selezioni).

 

M

Maddux R., Wingfield B. (1992), Team building: an exercise in leadership, Crisp publications, Menlo park, California, 1992.

Building a team is similar to building a house; you have to start from the ground up. A team is made up of individuals with different talents, skills, and personal working styles. Learning to work together as a group can be as challenging as it is rewarding. Team Building, one of Crisp's most popular Fifty-Minute Books, is a primer on how to formulate strong teams through a climate of open communication, trust, and accountability. Like building a house, the fourth edition takes readers step by step through the process from creative ways to encourage teamwork to tips for handling conflicts effectively.

 

Mankin D., Cohen S., Bikson T.K. (1996) Team and technology: fulfilling the promise of the new organization, Harvard business school press, Boston, 1996.

Based on the authors' research and experience in more than 100 organizations-large and small, high- and low-tech, service and product providers-Teams and Technology shows how to develop new information systems that support collaborative work, how to build teams that take advantage of technological potential, and how to create an organization with a structure and policies that support the synergy of teams and technology.

 

March J.G. (1988), Decisions and Organizations, Oxford, Basil Blackwell, 1988.

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Massacesi L. (2013), La leadership laterale. In Officine Einstein”, aprile 2013.

Massacesi L. (2014), Il tutor di direzione. In “Caos Management” 84, marzo 2014.

Massacesi L. (2014), La leadership etica In “Officine Einstein”, giugno 2014.

Essere etici conviene, in particolare ai leader. Le organizzazione condotte da leader etici funzionano meglio e le persone ci lavorano con maggior benessere. L'importante è non diventare vittime dell'arroganza del potere

 

Matte Blanco I. (1975), L'incoscio come insiemi infiniti. Saggio sulla bi-logica, Einaudi, Torino, 1981.


Mc Luhan M. (1982), Dall'occhio all'orecchio, Armando, Roma.

Questo libro è una riproposta in chiave inedita di talune tematiche proprie dell'autore. Momento unificante di questa riflessione è il passaggio dal dominio della scrittura alla rivalutazione dell'oralità. Un capitoletto a sè, particolarmente succoso, è quello concernente il rapporto tra il cittadino sovietico e l'uso, rarefatto e finalmente, dei media in Russia. Un'altra novità del saggio è poi costituita da una serie di interventi sui legami che intercorrono fra gli utenti e il mezzo televisivo, tra i lettori e il libro.


Meltzer D. (1978), Lo sviluppo kleiniano. Vol. III: Significato clinico dell'opera di Bion, Borla, Roma, 1982.
Meltzer D. (1992), Claustrum. Uno studio dei fenomeni claustrofobici, Cortina, Milano.

 

Minardi E., Cifiello S. (2005), Ricercazione. Teoria e metodo del lavoro sociologico, Laboratorio sociologico, Franco Angeli, Milano, 2005.

La storia della sociologia coincide in larga parte con l'evoluzione dei suoi metodi di analisi e di ricerca. Una esasperata oggettivazione dell'analisi sociologica rischia di precluderle alcune potenzialità di ricerca che risiedono proprio nella multidimensionalità del suo oggetto o soggetto di ricerca. Infine, la distinzione tra il ricercatore e l'oggetto della ricerca ha determinato una distanza che si presenta come un vincolo ad una conoscenza che non può prescindere dal confronto con gli universi valoriali, etno-antropologici e culturali entro cui si muovono i soggetti sociali indagati dal ricercatore sociale.
In questo contesto, a partire dalla lezione innovativa di Kurt Lewin, si muovono le metodologie della Action Research che sempre più si affiancano, e spesso sostituiscono le metodologie meramente quantitative; con gli approcci, anch'essi ormai differenziati, di ricerca-azione, è possibile connettere conoscenza ed azione, analisi ed intervento, vicende biografiche degli attori e sistemi sociali di riferimento, attore e sistema, apprendimento individuale e cambiamento organizzativo.
Numerosi sono i campi applicativi della ricerca-azione; ma è solo un metodo, o anche una teoria? Le elaborazioni, che a partire da Lewin ne sono state fatte anche all'interno della sociologia, costituiscono le premesse per la formulazione di un nuovo paradigma? Oppure ci troviamo di fronte ad un'ulteriore variazione all'interno delle metodologie qualitative?
Questo testo, senza pretendere di dare risposte risolutive, ha individuato e raccolto alcuni contributi che affrontano direttamente tali interrogativi, tracciando un percorso di una possibile ulteriore e dinamica sperimentazione.


Molinari S. (1981), W. R. Bion di fronte al mito di Edipo. In “Rivista di psicoanalisi”, XXVII, 3-4.
Money-Kirle R., Scritti 1927-1977, Loescher, Torino, 1985.
Murphy G. (1951), Sommario di psicologia, Boringhieri, Torino, 1961.

 

N

Napolitani D. (1987), Individualità e gruppalità, Boringhieri, Torino.

Le tematiche affrontate dall'autore in questo libro si articolano su tre piani. Da un punto di vista clinico, viene proposto il superamento della distinzione teorica e metodologica tra setting analitico di gruppo e setting individuale. La pratica analitica è sempre "gruppoanalitica" in quanto si rivolge a quelle strutture collettive della mente che l'autore definisce "gruppalità interne".

La finalità del trattamento analitico consiste essenzialmente nel facilitare un processo di attraversamento, da parte del soggetto in analisi, delle sue "gruppalità interne". Di questo processo, l'autore prende in particolare considerazione le vicende legate alla duplice esperienza di identità e di autenticità individuale...

Sul piano epistemologico l'autore mette in evidenza la crisi del paradigma fisiologico in psicologia, e specialmente nel pensiero psicoanalitico, e prospetta il campo analitico come il luogo d'incontro tra la filosofia ermeneutica e il paradigma scientifico della complessità.

 

NelsonWinter S. (1982), An evolutionary theory of the firm, Cambridge, MA: Harvard
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Neri C. (1981a), Note sugli assunti di base di W. R. Bion. In “Rivista di psicoanalisi”, XXVII, 3-4.
Neri C. (1981b), Il simbolo tra gruppo e individuo: riflessioni su alcune formulazioni di W. R. Bion in "Attenzione e interpretazione". In “Quaderni di psicoterapia infantile”, n. 5.
Neri C. (1982), Ricordi di ciò di cui non si è fatta esperienza. In “Rivista di psicoanalisi”, XXVIII, 3.
Neri C. (1985a), Contenimento fusionale ed operazione contenitore-contenuto. In “Rivista di psicoanalisi”, XXXI, 3.
Neri C. (1985b), Osservazioni a proposito della analizzabilità nella situazione di gruppo. In “Gruppo e funzione analitica”, mag.-ag. 1985, n. 2, Cedis editrice, Roma, 1985.
Neri C., Nicolosi S. (1983a), Lo psicoanalista ascolta il gruppo. In “Giornale storico di psicologia dinamica”, vol. VII, Giugno 1983.
Neri C., Nicolosi S. (1983b), Lo psicoanalista tra assunti di base e gruppo di lavoro. In “Giornale storico di psicologia dinamica”, vol. VII, 13.
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Neri C., Marinelli S. (2011), Il gruppo esperenziale, Cortina, Milano, 2011.

Se è vero che, come sosteneva Freud, “la psicologia individuale è, al tempo stesso, fin dall'inizio, psicologia sociale”, l'aumento delle pratiche di gruppo in ambito psicoanalitico rende necessari un'evoluzione formativa e un aggiornamento sul tema. Occorre, infatti, rielaborare criticamente l'esperienza che tutti possiamo fare di noi stessi, del nostro stare in gruppo, delle occasioni di legame e conoscenza che il gruppo offre, evitando il rischio di concepirlo come gruppo-massa, anzichè come gruppo pensante ed evolutivo.

Questo gruppo longitudinale, comprendente riflessioni che datano dal primo gruppo esperienzale condotto negli anni Settanta da Francesco Corrao per i soci del “Pollaiolo” di Roma fino a esperienze attualmente condotte da Claudio Neri e da Stefani Marinelli nel contesto universitario, presenta l'evoluzione teorica e tecnica della ricerca psicoanalitica in questo ambito, modelli storici legati all'introduzione in Italia del pensiero di Bion e i risultati più recenti della pratica formativa.

 

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Q

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I temi affrontati sono quelli della comunicazione e del cambiamento, analizzati nei loro molteplici aspetti, nei diversi livelli di contesto (individuale, familiare, gruppale, sociale) e in varie dimensioni (terapeutica, artistica, ludica, onirica).

Il libro si propone di stabilire una connessione tra la realtà individuale e quella gruppale e tra le due ottiche sistemico-costruttivista e psicoanalitica, attraverso un'epistemologia cibernetica che si fonda sul concetto di complementarità.
L'attenzione viene posta, quindi, sulla complessità dei fenomeni, l'interrelazione, il processo e sui rapporti d'interdipendenza reciproca.
L'integrazione si manifesta anche nella struttura del testo, dove a concettualizzazioni teoriche si affiancano sempre esemplificazioni cliniche esplicative: teoria e prassi, infatti, rappresentano anch'esse una complementarità cibernetica.
Il presupposto di base del testo è l'idea che possedere più chiavi di lettura di un fenomeno permetta di rispecchiare meglio la complessità, caratteristica imprescindibile della realtà sociale ed esistenziale.
Le autrici lanciano una sfida al mantenimento di una visione dicotomica della realtà, partendo dal concetto che essa non è data una volta per tutte, ma si costruisce nell'interazione, e che al centro dell'attenzione deve essere posto il soggetto. Ciò implica la capacità, da parte dello studioso e del clinico, di anteporlo al bisogno di aderire demagogicamente a qualsiasi tipo di teoria.

 

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T

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U

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V

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W

Weber M. (1947), The theory of social and economic organization, (A.H. Henderson,  T. Parsons, trans.), Glencoe, IL, Free Press, 1947.

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Y

Yalom I. D. (1970), Teoria e pratica della psicoterapia di gruppo, Boringhieri, Torino, 1985.

 

La base di questa bibliografia, una base solida e ben nutrita, è il frutto del lavoro di Simone Bitti, una bibliografia abbastanza orientata alla letteratura psicologica e psichiatrica sui gruppi.

Su questa bibliografia di base sono state inserite, nel tempo, diverse altre pubblicazioni che ho consultato o studiato nelle mie ricerche che inquadravano il gruppo all'interno delle organizzazioni, come componenti o soggetti di processi di produzione materiale o intellettuale e sui modelli di gestione e conduzione del gruppo.

 

sezione iBs (ridotta)
  • L'apparato pluripsichico, René Kaes, Armando, 1996.
  • La dinamica di gruppo dell'aggressività, Gunter Ammon, Astrolabio, 1973.
  • Principi della terapia di gruppo, Eric Berne, Astrolabio, 1986.
  • Teoria e pratica della psicoterapia di gruppo, Irvin Yalom, Bollati Boringhieri, 1997.
  • Saggi di psicoterapia di gruppo, a cura di Vanni F., Bollati Boringhieri, 1979.
  • Il gruppo e l'inconscio, Didier Anzieu, Borla, 1986.
  • Dinamica di gruppo e analisi delle istituzioni. Problemi e strategie dell'analisi istituzionale, Olivier Cotinaud, Borla, 1992.
  • Introduzione alle terapie di gruppo. Teorie, tecniche e programmi, José Guimon, Borla, 2002.
  • Gruppo, Claudio Neri, Borla, 2003.
  • Alcune note di dinamica di gruppo, Anna L. Comunian, Cortina, Padova, 1989.
  • Koinonia. Dall'odio, attraverso il dialogo, alla cultura nel grande gruppo, Patrick de Maré; Robin Piper; Sheila Thompson, Edizioni universitarie romane, 1996.
  • I porcospini di Schopenauer. Come progettare e condurre un gruppo di formazione di adulti, Consuelo Casula, Franco Angeli, 2004.
  • Il gruppo come strumento di formazione complessa. Il farsi e il disfarsi delle idee, Barbara Pojaghi, Franco Angeli, 2000.
  • Struttura psicologica nella relazione individuo-gruppo, Patrizia Querini; Sabrina Cipolletta, Franco Angeli, 1998.

 

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