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Il manifesto della ciclabilità

E' oggi più che mai necessario ripensare le regole della viabilità, in particolare di quella urbana.  La differenza tra Italia ed Europa può essere riassunta da alcune cifre: ad Amsterdam e Parigi il rapporto è di 25 auto su 100 abitanti, mentre a Roma è 70 e a Torino 62 su 100.

Circolare in bicicletta è difficile e pericoloso. Oltre duecento all'anno sono i ciclisti  vittime di incidenti mortali, il terzo peggior risultato in Europa, un dato da verificare in termini percentuali sulla popolazione e sul parco biciclette.

Organizzati da #salvaiciclisti, Fiab, Legambiente e dall'Associazione nazionale comuni italiani, gli Stati generali della bicicletta si sono tenuti a Reggio Emilia. Scopo dell'evento è stato il confronto, al fine di un rafforzamento delle posizioni comuni, tra tutti i soggetti interessati allo svilluppo di una mobilità urbana leggera e alternativa all'automobile, per poi realizzare un vademecum da mettere a disposizione degli amministratori nazionali e locali con l'obiettivo finale di rendere l'Italia un paese più a misura di bicicletta.

Il Libro rosso della ciclabilità e della mobilità nuova è introdotto da un manifesto che pubblichiamo.

 

Il manifesto della mobilità nuova

L’esigenza di mettere in campo politiche per una mobilità nuova, a partire dai contesti urbani, è diventata inderogabile. Lo dicono, prima di tutto, alcuni dati che riguardano il nostro paese.


L’Italia è il paese europeo con la più alta densità di automobili: 36 milioni di auto, il diciasette per centodell’intero parco circolante in Europa, a fronte di una popolazione pari al sette per cento di quella dell’intero continente. Ciò significa che per ogni 100 abitanti in media in Italia ci sono 65 automobili. La differenza tra Italia ed Europa si nota anche nelle grandi città: ad Amsterdam e Parigi il rapporto è di 25 auto su 100 abitanti, mentre a Roma è 70 e a Torino 62 su 100.
Il traffico veicolare assorbe l’un per cento del Pil in inefficienza e il due per cento se ne va per i costi dell’incidentalità. Gli scontri stradali mietono, ogni giorno, vittime e feriti.

 

Il rapporto tra trasporto pubblico e trasporto privato a Roma è 28 a 72, a Londra è 50,1 contro 49,9, a Parigi 63,6 contro 36,4, a Berlino 66 contro 34, a Barcellona 67 contro 32.
In Italia Irisbus, l’unica fabbrica di autobus, è stata recentemente chiusa, in totale controtendenza con il resto d’Europa.

 

L'Italia cambi strada, a favore della bici

Le spese legate al possesso di un’automobile sono circa un terzo del reddito medio famigliare, dato in crescita in presenza di un abbassamento costante e progressivo del potere d’acquisto.
Parallelamente si registra un costante aumento dei cittadini che si spostano in bicicletta e che chiedono maggior sicurezza; questa istanza è diventata tangibile il 28 aprile a Roma e il 3 giugno 2012 a Torino dove, su iniziativa del movimento spontaneo, popolare e orizzontale #salvaiciclisti, decine di migliaia di persone si sono concentrate per proporre con forza un concetto semplice: l’Italia cambi strada, a favore della bici.


E’ chiaro che il paese è pronto e maturo per un cambiamento epocale: è il momento di lavorare per una mobilità nuova.
La bicicletta è una delle chiavi di volta di una mobilità urbana diversa, innovativa e smart ed è in relazione e alleata con le altre modalità di spostamento “non motorizzate”. 
La bicicletta non è solo un mezzo di trasporto sostenibile. E’ un modo veloce per spostarsi quotidianamente nella propria città e arrivare direttamente in luoghi dove altri mezzi non ti portano; dà autonomia negli spostamenti e consente al contempo di socializzare la città, vivendola e vedendola in modo diverso. Non solo può sostituire l’auto ma può aggiungere qualcosa ai nostri percorsi quotidiani: uno sguardo diverso, movimento e benessere, risparmio di tempo e di denaro.

 

Le biciclette sono agili, pratiche e flessibili e si adattano alla vita delle città: ora tocca alle città riconoscerle e garantire loro sicurezza e dignità di “mezzo di trasporto quotidiano” dando spazio ad una nuova cultura della sicurezza e della ciclabilità urbana.

 

Una città “adatta” alle biciclette è una città che migliora la propria qualità urbana complessiva, non solo per i ciclisti ma per tutti coloro che la vivono e si spostano ogni giorno all’interno del sistema di mobilità complessivo.

 

Per questo il 5 e 6 ottobre il Comune di Reggio Emilia ha ospitato gli “Stati generali della bicicletta e della mobilità nuova” promossi da Anci, #salvaiciclisti, Fiab e Legambiente e con l’adesione della Presidenza della Repubblica.

 

         20130305 logo stati bicicletta

Cinque gruppi di lavoro

Cinque i gruppi di lavoro su altrettante aree di riflessione:

  • Cultura ed educazione alla mobilità sostenibile (formazione, informazione e 
comunicazione con l’obiettivo di far crescere l’opinione pubblica sul tema) 
  • Governance (politiche nazionali, investimenti, incentivi/disincentivi)
  • Organizzazione della mobilità urbana (moderazione del traffico, Zone 30, Ztl, Ztm)
  • Normativa (modifiche al Codice della strada e altre normative correlate),
  • Reti ciclabili (circuiti nazionali e locali).

 

Dal confronto sui diversi temi sono emerse le idee e le proposte per cambiare la mobilità del nostro paese in contrapposizione con l’immobilità che, ormai da anni, caratterizza questo ambito della vita pubblica sottovalutandone il ruolo fondamentale di indicatore di civiltà e qualità di una società. L’obiettivo è realizzare, nelle nostre città, le condizioni per una mobilità in bicicletta sicura e competitiva con l’automobile.


Questo significa pensare a città diverse, fatte per muoversi a piedi, in bicicletta e con il trasporto pubblico, oggi in Italia lasciato cadere e invece tessera fondamentale del mosaico civile che deve essere ricostruito.

 

Un "Libro di impegni per le amministrazioni di ogni livello"

Il lavoro degli Stati Generali ha prodotto il presente documento, un "Libro di Impegni per le Amministrazioni di ogni livello", che sintetizza le proposte principali in materia di mobilità nuova.

 

Tra queste vi sono:

  • la riduzione al limite dei 30 chilometri orari della velocità urbana,
  • il rafforzamento degli investimenti sul trasporto pubblico e sulle infrastrutture minori e gli spazi a servizio di ciclisti e pedoni,
  • il dimezzamento della mortalità causata da incidenti in ambito urbano,
  • la creazione di una rete di slow cities impegnate a promuovere una nuova filosofia di mobilità nelle città e a continuare il confronto e lo scambio di idee e best practice,
  • l’introduzione di corsi di mobilità ciclistica nelle scuole,
  • il ridisegno delle città mettendo al centro della pianificazione pedoni e ciclisti.


La sottoscrizione del Libro verrà considerata un impegno per le amministrazioni attuali e future di tradurre in azioni concrete l’esigenza di una mobilità nuova, oggi dilagante nella società e che non deve essere sottovalutata.


L’obiettivo è quello di rafforzare la lobby a sostegno degli interessi della mobilità collettiva alternativa alla lobby della mobilità individuale motorizzata.

 

I lavori sono stati curati dal Comitato scientifico composto da

Maria Berrini, architetto, presidente di Ambiente Italia e dell’Agenzia mobilità ambiente e territorio (Amat) del Comune di Milano, ricercatrice in materia di pianificazione ambientale e territoriale, in Comitato scientifico in rappresentanza di Legambiente;

Matteo Dondè, architetto, esperto in pianificazione della mobilità ciclistica, moderazione del traffico e riqualificazione degli spazi pubblici, nel Comitato in rappresentanza di #salvaiciclisti; Edoardo Galatola, ingegnere, ricercatore ed esperto in sicurezza stradale e ambientale, responsabile Sicurezza di Fiab, in rappresentanza di Fiab

e Maria Rosa Vittadini, docente di Tecniche di analisi urbane e territoriali presso la facoltà di Architettura, dipartimento di pianificazione del territorio, Università Iuav di Venezia, in rappresentanza di Anci.

 

Fonti

Labsus

#salvaciclisti

 

Bibliografia

Libro rosso della ciclabilità e della mobilità nuova

#Salvaiciclisti, Manuale di ciclocospirazione

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