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Green brand 2013

Green brand, alla sua sesta edizione e presentato anche quest'anno all'università Roma tre, raccoglie le case history dei brand che operano sul mercato italiano e internazionale.

 

Un volume, edito da b&p communication, molto interessante soprattutto per le riflessioni su un tema che sta sempre di più coinvolgendo i dibattiti non solo sulla green economy ma anche della comunicazione nel suo insieme, perché ci stiamo di più rendendo conto che sono una cosa sola. 

Copertina di Green brand 2013

 

Clicca qui per leggere online il volume 

La conferenza di Rio

Punto focale dello sviluppo della green economy è stata la conferenza delle Nazioni unite “Rio+20” (20-22 giugno 2012), come ci spiega nel primo capitolo Paolo Soprano, dirigente per lo sviluppo sostenibile e i rapporti con l'associazionismo presso il ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

 

Il centro, e il punto di maggiore interesse della conferenza di Rio, è indubbiamente la relazione che si è profondamente posta tra lo sviluppo sostenibile e la lotta alla povertà: se, in passato, la tutela dell’ambiente era associata a un’idea regressiva dello sviluppo della ricchezza, oggi la prospettiva di è capovolta: non è possibile creare ricchezza senza rispettare l’ambiente. Sciogliere questo equivoco (anzi contraddirlo con forza) ha fatto sì che si distruggesse la diga che frenava le operazioni sistemiche di sostenibilità.

 

In questa prospettiva, l’appuntamento di Rio è stato atteso con molte aspettative, forse in parte deluse: la difficilissima congiuntura economica, infatti, ha reso più difficile raggiungere la formulazione di obiettivi concreti; eppure da un punto di vista di lungo periodo la conferenza di Rio ha portato a casa importanti risultati. 

 

Uno primo e importante risultato riguarda l’avvio di un processo volto a definire un set di “Obiettivi di sviluppo sostenibile” (Sustainable development goals, Gds) che dovranno essere pochi, sintetici, facilmente misurabili e comunicabili. 

I Gds dovranno inoltre coinvolgere tutti i paesi Onu, non solo quelli in via di sviluppo e dovranno essere formulati secondo le tre dimensioni della sostenibilità: economica, sociale, ambientale. 

Allo stesso tempo gli obiettivi di sviluppo sostenibile dovranno essere coerenti e quindi integrati con la Agenda sviluppo delle Nazioni unite. 

Altro punto decisivo ereditato da rio è il superamento del Pil, perchè rendere la sostenibilità una variante economica principale necessita il ripensamento della misurazione stessa della ricchezza di un Paese. 

 

Un marchio verde per sopravvivere

Il secondo importante spunto di riflessione che il volume ci offre è di Carlo Alberto Pratesi, professore ordinario di Marketing, innovazione e sostenibilità presso l’università Roma Tre e svolge attività di formazione e consulenza per primarie aziende italiane e multinazionali.

 

“Per quanti anni ancora parleremo di green brand?”: un titolo che ci prospetta un dibattito che spesso abbiamo sentito anche nel tema più vasto, e collegato, della responsabilità sociale d’impresa. 

Se in passato l’attenzione alla sostenibilità era un elemento marginale, per passare ad essere una “medaglia al valore” da appuntare sulle aziende, oggi è un elemento imprescindibile. 

 

“Oggi il marketing verde (o meglio “sostenibile”) non può più essere considerato come una semplice alternativa strategica dalle imprese. A dire il vero non è più neanche una scelta.”

Così scrive il professor Pratesi. 

 

Insomma pensare green significa semplicemente pensare, come condizione necessaria per rimanere in vita. E per fare questo è necessario una prospettiva di lungo periodo. Non c’è, insomma, scampo. 

 

Proprio per tale sopravvivenza diventa importante fare una carrellata di buoni esempi da seguire e il volume ce ne offre diversi: dall’università Roma tre, a Emergency, da Aran ad Ariston, da Philips ad Axa, e altri. 

 

Continueremo a seguire questo sempre più interessante dibattito, in questo ecosistema di idee, consapevolezza e approfondimenti. 

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