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Ghesc, l’albergo diffuso per gli amanti di Bacco

Circondato da una natura intenta a riconquistare il suo spazio Ghesc è un minuscolo villaggio medievale situato a poco più di un’ora di treno da Milano in direzione nord-ovest. In totale stato di abbandono. Annidato tra le ripide pendici delle Alpi è avvolto da un’atmosfera affascinate e unica. Completamente disabitato da oltre un secoloGhesc si trova nel comune di Montecrestese, nella stretta valle Ossola che si snoda verso la Svizzera. Grazie al suo relativo isolamento, la Val d’Ossola, ha tenuto segreta per molti anni la sua bellezza naturale e i suoi sorprendenti borghi di pietra.

Il progetto che presentiamo è un esempio di riuso di un patrimonio storico abbandonato, con un intervento di architettura biosostenibile e che innestandosi sul principio del turismo come esperienza da vivere con tutti i cinque sensi, genera benessere e crea nuovi posti di lavoro, arricchendo nel contempo il patrimonio del Paese.

 plastico dell'orografia di Ghesc

Il borgo medievale di Ghesc in val d’Ossola

Il borgo di Ghesc è composto da un gruppo di nove edifici, di cui solamente uno conserva ancora la tipica copertura in pietra; i restanti presentano differenti stadi di degrado. A servizio del borgo vi sono un forno per il pane e un mulino ad acqua per la produzione di farina, entrambi non funzionanti.
L’analisi paesaggistica evidenzia, per quanto riguarda l’area circostante il borgo, una condizione di degrado in cui la natura ha già abbondantemente percorso il cammino di riconquista del territorio; i muretti in pietra di sostegno delle rive sono in parte crollati; i terreni pianeggianti dei terrazzamenti, una volta adibiti principalmente alla coltivazione di vite, segale e foraggio, ospitano ora alberi d’alto fusto.

 

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Il progetto villaggio laboratorio

Risale a circa vent'anni fa il giorno in cui, per la prima volta, Ken e Kali Marquardt pensarono di realizzare un progetto a Ghesc.
Da allora molte volte si è parlato di questo sogno sino a che, nel giugno 2007, due soci attivi, Maurizio Cesprini e Paola Gardin, acquistarono il primo edificio dando inizio al progetto: il villaggio laboratorio.
Oggi questo primo edifico è nelle fasi terminali di restauro e si presta a diventare uno spazio funzionale all'organizzazione di campi scuola e attività di studio.
Grazie ad un contributo della Fondazione comunitaria Verbano Cusio Ossola e di alcune donazioni private, l'Associazione Canova ha acquistato un edificio al centro del borgo. Attualmente allo stato di rudere, la Casa dell'Associazione rappresenta il luogo di studio e di lavoro nella programmazione dei campi scuola progettuali futuri.

La mappa di Ghesc con l'individuazione dei volumi residui

L’idea trainante

Il progetto (1) che illustriamo prevede la trasformazione del borgo di Ghesc in un albergo diffuso, dove riunire degustatori del buon vino con l'obiettivo di comunicare la stratificata filiera del vino, spiegandone le multiformi risorse, nonché di diffondere la civiltà del bere consapevole, espandendone la conoscenza, la passione e l'amore verso il cosmo vinicolo, parlando di vini a chi di vino non sa ma vuol avvicinarsi ad esso e vuol saperne sempre di più e sempre meglio amarlo e degustarlo.

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L’intervento proposto

In poche altre parti dell’Italia si potrebbe scoprire un luogo con così tanto fascino, stile ed essenzialità come al Borgo di Gesh. Questo affascinante borgo è posizionato in Piemonte, regione celebrata per l’esclusività e le qualità dei vini da essa prodotti.
Questo Borgo, coniugando il tradizionale stile occitano con elementi contemporanei, si trasforma in un luogo meraviglioso e senza tempo, che vanta un paesaggio unico sulle morbide colline, sui fertili vigneti, sui lussureggianti oliveti diventando il perfetto luogo di vacanze e, senza dubbio, una destinazione invitante.

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Con la conclusione del restauro proposto in questo progetto, il Borgo comincerà ad essere occupato, nei piccoli casali, dai primi affittuari degli appartamenti che misurano da 40 mq a 70 mq. Tutti affacciati su spazi pubblici curati e mantenuti dalla comunità che gravita sulla “Gustoteca del vino” e “L’antica locanda del Borgo di Ghesc”, godendo di una esclusiva immersione nella natura.

Questa proposta unica è indirizzata a coloro che vogliano trarre vantaggio dalla passione per un grande vino e sappiano godere di un luogo dove non sia solo il tempo a scandire le giornate.

L’impiego di materiali tradizionali e naturali, l’utilizzo di moderne tecniche di bioedilizia sono le basi sul quale è stato sviluppato il progetto.

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Particolare attenzione è stata data anche all’aspetto energetico. In un periodo storico di grande trasformazione e innovazione dei classici sistemi di approvvigionamento energetico, l’esperienza del borgo di Ghesc vuole porsi come modello di autonomia e funzionalità energetica.

L’intervento di restauro e recupero funzionale di Ghesc viene costruito sulla convinzione che l’architettura in pietra è in grado di offrire all’uomo moderno un ambiente abitativo perfettamente adeguato e, in molti casi, persino superiore rispetto alle soluzioni abitative odierne. La tendenza attuale di trascurare questa realtà sta contribuendo alla rapida scomparsa di un patrimonio inestimabile attraverso demolizioni e ristrutturazione indiscriminate in contrasto con un corretto recupero e valorizzazione dell’architettura rurale.

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La ristrutturazione è stata concepita con il minimo impatto ambientale e la massimizzazione delle risorse naturali.

Un sistema di cisterne raccoglie le acque piovane per l’irrigazione, i rifiuti organici vengono trasformati in concime attraverso il compostaggio e l’illuminazione delle parti comuni è stata predisposta per un basso consumo alimentato da pannelli fotovoltaici.

Il riscaldamento è geotermico basato su impianti orizzontali immersi nel massetto dei pavimenti. Gli edifici vengono isolati dal terreno da vespai ventilati con casseri a perdere in pvc per formare una calotta sotto il pavimento, per trattenere umidità e radon.

Tutte le linee elettriche sono interrate per abolire l’inquinamento elettromagnetico ed il muschio sugli alberi indica che nell’aria c’è la presenza di ossigeno puro al 95 per cento.

 

"L’antica locanda del borgo di Ghesc"

Il versante ovest del villaggio di Ghesc, ospita l’edificio più importante del villaggio, conosciuto come la long house visto che si sviluppa per 15 metri di facciata e per due piani. Adiacente, quasi attaccata alla long house, c’è una piccola pertinenza prolungamento di una grotta naturale.

Questi due edifici, integrati da un nuovo volume, ospiteranno, dopo il restauro del villaggio, “L’antica locanda del Borgo di Ghesc”.

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L’intervento di restauro strutturalmente conserva integre le attuali mura perimetrali, consolidandole e inserendo all’interno dell’involucro di pietra una scatola di legno prefabbricata che ospita tutte le funzioni della locanda.

 

Il tetto, in doghe di legno, riproduce i volumi tipici delle case occitane e viene interrotto da lunghe vetrate che lo tagliano per l’intero sviluppo della copertura proseguendo lungo le facciate fino al pavimento del secondo piano.

Particolare cura è stata dedicata al disegno dello spazio esterno per ospitare:

  • un’area grill con tre tavoli di cui due quadrati da quattro posti e uno rotondo (diametro 130 cm) per un gruppo di otto, dieci amanti del vino corposo del Piemonte;
  • una terrazza in listoni di legno Bangkirai (nome botanico Shorea Laevis) con un lato antiscivolo di mm 28x145x3960 a servizio del bar (ospitato nel nuovo volume);
  • una sistemazione con muri con lastre di pietra a secco per delimitare gli spazi di pertinenza della locanda;
  • e per il complesso sistema tridimensionale di accesso e smistamento ai vari livelli della locanda.

 

L’organizzazione interna de “L’antica locanda”

All’interno la Locanda è organizzata prevedendo a piano terra, sul lato nord della long house, una ampia cucina alla quale si accede sia dall’esterno che, attraverso una porta che precede le scale che conducono al primo piano, dall’interno.

Attraverso un portavivande la cucina trasferisce alla sala da pranzo le ordinazioni per il tavolo rotondo da otto persone ospitato al piano terra.

Sempre al piano terra della long house, sul lato sud, è ospitato il bagno per handicappati e l’antibagno. Nel locale antecedente la grotta sono previsti due tavolini, da due posti, posizionati sopra una pedana di 50 centimetri di altezza che individua, complici delle lampade segnapasso affogate nel pavimento, il percorso verso la grotta.

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La grotta, alla quale si accede scendendo alcuni gradini in pietra è dedicata ad un tavolo rotondo per due o quattro persone, accolte da un’ambiente caratterizzato da arredi caldi e luci soffuse. La parte finale della grotta, dove l’altezza non la rende più calpestabile, fa da quinta una cantina di invecchiamento per vini pregiati. Passiamo al primo piano dove sono ospitati, sopra la cucina, due tavoli, una per otto e l’altro per sei persone, che possono essere uniti per ospitare una tavolata da dieci persone.

Percorrendo un pianerottolo che si affaccia sulla sala da pranzo al piano terra, si arriva ad un’altra saletta, posta sopra il bagno e isolata da vetri acustici, arredata con 4 tavoli da 80 cm per 65 cm in grado di comporre una tavolata da dieci persone o due tavoli quadrati da sei persone o tre tavoli da due, tre persone, a seconda delle esigenze della clientela.

 

A questo stesso livello, ma su una collinetta a nord est della long house si appoggia il nuovo edificio, di circa 35 metri quadrati a disposizione dei visitatori di Gesh con funzione di bar.

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L’edificio, rettangolare, con il tetto a cuspide in doghe di legno e finestroni a fascia verticale che da terra arrivano al colmo del tetto. Due finestroni sul lato est e, alternati, tre finestroni sul lato ovest, oltre al bancone del bar accoglie due tavoli da quattro persone e da accesso alla terrazza in doghe di legno posta sopra la grotta e, sul lato ovest, a un piazzale erboso sul quale sono stati sistemati due o tre ombrelloni a servizio di altrettanti tavolini.

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Impreziosisce la sistemazione il fitto reticolo di scale e collegamenti che, all’interno unisce le sale da pranzo, e all’esterno serve la long house, l’edificio adiacente antistante l’ingresso alla grotta, il nuovo edificio rettangolare adibito a bar, la terrazza del bar in doghe di legno e, sul lato ovest, l’area grill e il piazzale erboso con ombrelloni servito dal bar.

Ilaria Massacesi

 


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Per saperne di più

Associazione Canova Ghesc project

Flickr: Abandon medieval village of Ghesc

A lezione di architettura nel villaggio laboratorio di Ghesc

Quaderni di Ghesc

La Stampa Ghesc, il villaggio di pietra recuperato dagli studenti
Laboratorio dei Luoghi: il complesso medioevale di Ghesc

Summer School rilievo per i beni culturali
CSMonitor.com In northern Italy, a medieval village restored to life

Libero A lezione di architettura nel villaggio laboratorio di Ghesc

YouTube Borgo di Canova e villaggio medievale di Ghesc

 

Note

1.

Il progetto presentato da Ilaria Massacesi, Federica Nani, Fabrizia Mattiello, Mehemet e Ata e ed è stato elaborato nell'ambito del laboratorio di Architectural design studio 2 del corso di laurea di Architectural science del Politecnico di Milano, seguito dalla professoressa Cassandra Cozza e sviluppato all'interno del progetto "Ghesc: il villaggio laboratorio" promosso dall'Associazione Canova.

 

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