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Per far fiorire la morale

La legge morale è "dentro di me" come afferma Immanuel Kant o è epigenetica, deriva cioè dalla nostra conoscenza del mondo, dalla nostra esperienza di esso? Quand'è, come e dove si sviluppa una coscienza civica e la propria moralità?

Quesiti pesanti, ai quali cerca di dare una risposta Lamberto Maffei, neurobiologo e presidente dell'Accademia nazionale dei Lincei, che ha aderito al manifesto per una "Costituente della cultura". Vi proponiamo un suo  intervento pubblicato su Il sole 24 ore.

Le riflessioni di Kant sul comportamento dell'uomo e sulle sue possibili basi biologiche, sono molto illuminanti per tutti e particolarmente per me, neurobiologo di mestiere; tuttavia talvolta rimango in dubbio su alcune sue affermazioni come «il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me».

 

Mi guardo intorno e vedo una corruzione dilagante, una disonestà diffusa a tutti i livelli. Non solo: tristemente osservo che corruttori e disonesti non sembrano mostrare problemi interiori di ordine morale, pentimenti clamorosi. Anche i tristi casi di suicidio di cui ci informa la cronaca sono opera indiretta degli stessi corruttori, piuttosto che effetto di valutazioni morali.

 

Caro amato filosofo di Koenisberg «il cielo stellato», ne sono sicuro, è «sopra di me», ma circa «la legge morale dentro di me» confesso che qualche dubbio mi viene. E sono indotto a pensare che forse la legge morale ha una forte componente epigenetica, deriva cioè dalla nostra conoscenza del mondo, dalla nostra esperienza di esso, dalla nostra educazione e istruzione.

 

La semina del sapere che fa fiorire la morale

Se questo dubbio è, come credo, fondato, la conseguenza appare ovvia: cari governanti, amministratori, cari noi stessi, bisogna ripartire dall'inizio, dalla semina dell'istruzione. Per avere il frutto occorre seminare e farlo al momento giusto quando il seme "attacca" e poi annaffiarlo e concimarlo e solo dopo si può ottenere la gioia del raccolto.

 

Per gli uomini di cultura la semina si chiama istruzione o meglio ancora formazione. La "semina" deve avvenire quando "il terreno" è più adatto e ricettivo e cioè quando il cervello è più plastico, prima possibile, a cominciare dalla scuola dell'infanzia e dalla scuola elementare. I semi da spargere con mano abile e generosa, come quella del seminatore di Van Gogh, sono quelli che addestrano all'uso della ragione e della critica e che negli anni successivi dovranno essere annaffiati e nutriti. Se la semina non è stata buona non ci saranno frutti, ma le erbe selvagge, la gramigna della corruzione invaderanno il campo.

 

La nostra società ha molti problemi impellenti gravissimi di ordine economico, ma la semina dell'istruzione è troppo importante e non può essere rimandata. La scuola più importante è certamente la scuola dell'obbligo, perché in questo periodo le menti sono più ricettive, ma anche perché il campo è più grande, è il campo di tutti, il campo della democrazia. Va da sé che anche l'istruzione successiva è importantissima , ma la legge morale kantiana ha bisogna di una semina in tempi che vanno con la giusta stagione e nel nostro caso con le proprietà del cervello.

L'accademia dei Lincei, con i suoi soci, e con la collaborazione di molti insegnanti, si impegna da tempo, per l'educazione scientifica nelle scuole elementari e medie, ma le forze sono insufficienti.

 

Talvolta in questa corsa al consumismo e al denaro si insinua nella mente che in questa rivoluzione dei valori la legge morale dentro di noi tenda a scomparire. Infatti, se la legge morale ha una forte componente che deriva dall'esperienza allora questa esposizione alla corruzione può creare dentro di noi un'altra legge, "la legge immorale" che ci dice che non ci devono essere freni alle nostre ambizioni e desiderio di prevaricazioni. E allora se bisognerà cambiare l'aforisma di Kant in "La legge immorale dentro di noi", che ne sarà del cielo stellato, si riuscirà ancora a vederlo? Anche il filosofo di Koenisberg si rattristerebbe a queste conclusioni e le sue passeggiate diverrebbero meno serene, meno puntuali e forse noi non potremmo più regolare l'orologio al suo passaggio.

 

Lamberto Maffei

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