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Lor signori

Forse sarebbe più corretto categorizzare questo articolo in politiche di comunicazione, ma ho un'idea che mi arrovella in testa: se proprio dobbiamo parlare di etica (a volte, davanti all'abuso di questa parola mi chiedo se ce lo ha ordinato il medico) allora parliamo anche di responsabilità e quindi di ruoli. 

E visto che mi interessa non tanto la comunicazione in sè, ma quanto la comunicazione possa aiutarmi a vivere non in modo più facile, ma in quello meno complicato, è allora etico anche ragionare sui ruoli che si intrattengono nel campo della comunicazione. 

Per questo riprendo una lettura per me fondamentale: "La comunicazione generativa" di Luca Toschi. Ne abbiamo parlato altrove. Senza timore di essere noiosi, lo riprendiamo anche qui. 

Toschi parla a più riprese dei Signori della comunicazione e dei Signori del mercato. Provo a ridefinirli: coloro che difendono il modello gerarchico trasmissivo, coloro che di fronte al cambiamento lottano per una restaurazione del vecchio, gridando alla "loro" rivoluzione. 

Eppure lo stiamo vedendo: questa posizione non funziona e personalmente mi preoccupa ancora di più l’idea che non sia causata per amore del vecchio, ma per incomprensione del nuovo. 

 

Polonio

Polonio dal film "Amleto" di Laurence Olivier

 

Mi viene allora in mente una figura della mia opera teatrale preferita, citata anche da Toschi: Polonio, il consigliere del re, figura che fin troppo bene si associa al Signore della comunicazione. 

Polonio non capisce cosa sta accadendo ad Amleto, ma sa. Sa tutto. 

Polonio è colui che interpreta il principe con le vecchie categorie: un semplice rifiuto d’amore, un falso rispetto al suo ruolo, un colpevole fraintendimento della sua giovane età. 

Polonio è colui che spiega al re una falsa pista, causando la morte della figlia (della conoscenza?).

Polonio è colui che viene scambiato per il re (figura degna del complotto) per essere ucciso al suo posto. 

Polonio è colui che si crede esperto di teatro ma viene ferocemente deriso da chi il teatro lo ha capito profondamente, quale finzione che farà scoprire la realtà (che cosa è questa se non la definizione della comunicazione?).

Malgrado tutto ciò, Polonio è anche colui che intuisce che c’è un metodo nella follia di Amleto, ma fa l’errore fatale, non approfondisce, non sta al gioco, se ne va e molla la presa quando Amleto gli dà la possibilità di capire che è davvero tutta una finzione. 

E il giudizio di Amleto è assolutamente senza pietà. 

Questo il ritratto del Signore della comunicazione, i tedios old fools, come direbbe il principe. Non mi resta che dire: "attenti agli arazzi".

 

Citando

da "La comunicazione generativa" di Luca Toschi.

 

«Così stando le cose, che fra i Signori del Mercato spicchino i Signori della Comunicazione non appare un caso, poichè la deriva comunicativa sta fruttando grandi capitali, e per quei pochi pirati che, viaggiando sui vari governi e le tante istituzioni inter/sopranazionali, ne traggono profitti immensi è una deriva ricchissima: avrebbe detto Lord Polonius in Hamlet: "Though this be madness, yet there in a method in 't'".»

 

Pagina 234

 

da "Amleto" di William Shakespearre.

 

Atto secondo, scena seconda.

Polonio:

«I migliori attori del mondo, per la tragedia, la commedia, il dramma storico, quello pastorale, il comico-pastorale, lo storico-pastorale, il tragico-storico, il tragico-comico-storico-pastorale, scenda indivisibile o poema illimitato. Seneca non può essere troppo pesante, né Plauto troppo leggero. Sia nel dramma regolare sia in quello in libertà, sono unici.»

 

«Mio Re e mia Signora, interrogarsi su cosa dovrebbe essere la maestà, che cosa è il dovere, perchè il giorno è giorno, la notte è notte e iil tempo è il tempo, altro non sarebbe che sprecare la notte, il giorno e il tempo. Pertanto, essendo la brevità l'anima dell'ingegno e la prolissità le membra e gli ammenicoli esterni sarà breve. Il vostro nobile figlio è pazzo. Pazzo, dico, perché la vera pazzia, se vogliamo definirla, cos'altro è se non l'essere pazzi? Ma lasciamo stare.»

 

Atto terzo, scena seconda

Polonio. Monsignore, la regina vorrebbe parlare con voi e subito.

Amleto. Vedete quella nuvola lassù che ha quasi la forma di un cammelo?

Polonio. per la messa, è proprio un cammello.

Amleto. Ma forse è una donnola.

Polonio. Sì, ha il dorso di una donnola.

Amleto. O come una balena

Polonio. Sì, è molto simile a una balena.

Amleto. Allora andrò subito da mia madre. (a parte) MI trattano da pazzo fino a farmi saltare le corde. - Ci andrò subito.

Polonio. Riferirò

Amleto "Subito" è facile a dirsi.

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