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L'Italia dei beni comuni

L’Italia dei beni comuni è un progetto che, con la riapertura degli uffici e la fine delle ferie estive, Officine Einstein propone alla ampia coalizione che ci sta governando. Non è un’idea nuova, anche se recente e, purtroppo, inedita; ma è un’idea che non solo non costa nulla, ma produce molto valore aggiunto.

Proprio quello che ci vorrebbe per un esecutivo di larghe intese e strette vedute, povero di risorse e pressato dalle urgenze ma che dovrebbe riuscire ad esprimere qualcosa di più del “esistiamo perché l’Italia non si può permettere di non averci” Per la serie: noi meglio del nulla!

 

Un po’ troppo poco! Ci piacerebbe ricordare il 2013 e, o, Enrico Letta non solo come “se-dicente” (anche si in compagnia di tutto un apparato “se-giustificante”) salvatore dei conti di un paese in default; (ma saremo veramente in default? cosa potrebbe accadere cambiando qualche indicatore?).

 

Vorremmo ricordare Enrico Letta anche come un politico autentico, cioé come persona, con grande senso delle istituzioni e della giustizia (con la „g” minuscola per non confonderla con la sua struttura organizzativa), che sceglie un impegno civile di grande respiro, in grado di lasciare un’impronta (dopo i precedenti, meglio se positiva) nel futuro della società italiana.

 

"L'Italia dei beni comuni"

L’Italia dei beni comuni consiste nella costruzione di una rete nazionale di coordinamento e sostegno delle iniziative di valorizzazione dei beni comuni e di cittadinanza attiva che stanno nascendo e si stanno diffondendo sul nostro territorio.

 

In Italia ci sono migliaia di persone che si stanno prendendo cura dei beni comuni presenti sul loro territorio.

 

Esperienze non nuove, che risalgono alla cultura dello sviluppo locale delle nostre comunità,  ma che si sono moltiplicate e che sono l’espressione di una volontà rinnovata di partecipare in prima persona alla gestione di beni che appartengono a tutti e che rappresentano una ricchezza comune che va salvaguardata e incrementata.

 

Ricchezza materiale (l'acqua, l'aria, l'ambiente, il territorio, il paesaggio, gli spazi urbani, i giardini, i beni culturali, le strade, le scuole, gli ospedali, le biblioteche, i musei) e immateriale (la salute, l'istruzione, la legalità, la giustizia, la conoscenza, la cultura, la memoria collettiva, l'informazione, il riconoscimento del merito, l'etica).

 

Come si riconosce un bene comune

Ci sono tanti modi. Quella che noi preferiamo è che un bene comune (pubblico o privato, materiale o immateriale) è quello che se viene mantenuto e migliorato aumenta il benessere dell’intera società. Se viene depauperato comporta pesanti ricadute negative sulla vita e la qualità della vita quotidiana di tutti.

 

Gli obiettivi de "L'Italia dei beni comuni"

“L’Italia dei beni comuni” è una proposta che Officine Einstein ripropone al terzo settore, in primis a Labsus che l’ha concepita, per riconsegnarla alla politica, per raggiungere alcuni puntuali obiettivi:

  • incentivare la creazione di reti di cittadini attivi, utilizzando al meglio le nuove praterie digitali, per dar valore alle “buone pratiche”
  • creare spazi ed occasioni per lo scambio di esperienze e di idee sul vivere insieme e sulla partecipazione attiva alla comunità locale;
  • favorire il riconoscimento del ruolo della cittadinanza attiva e del suo contributo al mantenimento della coesione sociale e alla produzione di capitale sociale;
  • promuovere le iniziative, anche in campo legislativo, finalizzate alla realizzazione di un’amministrazione condivisa;
  • riattivare il dialogo tra cittadini e istituzioni, puntare sulla creazione di laboratori di design partecipativo per progettare e costruire nuovi servizi basati sulla collaborazione tra cittadini, istituzioni pubbliche, università (recuperandole al territorio e alla società), aziende e organizzazioni del terzo settore;
  • garantire trasparenza nei processi decisionali e coinvolgimento attivo dei cittadini;
  • sviluppare il senso di responsabilità nei confronti dei beni comuni, soprattutto tra le giovani generazioni, attraverso l’attivazione di politiche che prevedano il coinvolgimento diretto in esperienze di “manutenzione civica dei beni comuni”, autentiche palestre di democrazia;
  • creare una rete di cittadini per la cura dei beni comuni puntando alla collaborazione tra amministrazioni locali e cittadini per lo sviluppo del benessere locale e la coesione sociale delle comunità
  • costituire la Cabina di regia per la cura dei beni comuni
  • definire il primo Piano nazionale per la cura e la manutenzione civica dei beni comuni.
  • contribuire a cercare di rendere felici gli italiani.

 

Difendere la democrazia e il nostro benessere

Per affrontare la crisi economica e sociale è indispensabile valorizzare le esperienze in cui i cittadini spendono tempo, energie e competenze per prendersi cura dei beni comuni, sia materiali che immateriali, quotidianamente minacciati da un uso egoistico o “ignorante”.

 

La crisi, impoverendo vaste masse della popolazione e creando incertezza per il futuro, abbinata ai sempre più percepiti benefici della casta, stanno alimentando il disprezzo per la democrazia rappresentativa, che non sembra capace di dare risposte efficaci ai bisogni ed alle paure dell’opinione pubblica.

 

Per contrastare questo distacco è cruciale rivitalizzare il senso di appartenenza alla comunità promuovendo la cura condivisa dei beni comuni. La felicità della persona dipende dallo "stare bene" delle persone all'interno di una società.

 

Il compito di chi amministra è riconoscere che la redistribuzione del potere è un impèortante fatto positivo e non è perdita di potere.

 

Ridare il giusto valore ai beni di tutti

Moltiplicare le esperienze di manutenzione civica dei beni comuni consente di contrastare l’impoverimento dovuto alla diminuzione dei beni privati, mantenendo una buona qualità della vita.

 

Per contrastare la riduzione della ricchezza privata è cosa buona e utile investire sulla produzione, la cura e lo sviluppo dei beni comuni.

Le risorse per curare e sviluppare i beni comuni ci sono, anche se finora sono rimaste nascoste.

Per farle emergere è necessario però applicare il principio di sussidiarietà e, come fa la Costituzione all’articolo 118 considerare le persone come portatrici non soltanto di bisogni, ma anche di capacità.

 

Il cittadino non è, per le amministrazioni pubbliche necessariamente un intralcio, la fonte di nuovi problemi; anzi può essere un tesoro (e non solo perché le paga) per le amministrazioni pubbliche se, quest'ultime, si decidessero ad abbandonare il modello bipolare e aderissero convinte ed entusiaste al modello dell'amministrazione condivisa.

 

Le capacità dei cittadini possono (e devono) essere convogliate nella cura dei beni comuni da una serie di iniziative coordinate fra di loro, sia a livello nazionale, sia locale, in stretta collaborazione con le amministrazioni che sono chiamate a valorizzare le risorse umane, politiche e sociali dei cittadini (il Piano nazionale per la cura e la manutenzione civica dei beni comuni).

 

Promuovere il valore aggiunto delle risorse civiche

L’intervento dei cittadini per la cura dei beni comuni ha un valore economico di gran lunga superiore al beneficio derivante dal miglioramento della qualità dei beni comuni curati dai cittadini.

I cittadini attivi posseggono e possono distribuire risorse preziose in termini di tempo, competenze, esperienze, reti di relazioni.

 

Tutte risorse sostenibili ed ecologiche, risorse che non si esauriscono e che anzi si sviluppano con l’uso, contribuendo alla produzione di fiducia e capitale sociale, cioè dei principali fattori di sviluppo di un territorio.

 

Senza contare che ogni progetto per la cura dei beni comuni può avere, se ben diretto e gestito, un effetto moltiplicatore in termini di ricadute economiche sul territorio, coinvolgendo piccole e medie imprese e creando nuove opportunità di lavoro.

 

Creare una rete nazionale per i beni comuni

Chiediamo al governo e al Parlamento, di dare forza a questa nuova forma di partecipazione diretta e attiva alla gestione dei beni comuni, creando infrastrutture politiche e sociali che favoriscano l’incontro e il confronto tra le realtà di cittadinanza attiva e di amministrazioni condivise (la Cabina di regia per la cura dei beni comuni).

 

Gli effetti del loro impegno e la ricaduta positiva per tutto il Paese, si moltiplicherebbero se i gruppi nati in tutta la penisola potessero essere coordinati in un’unica grande rete di cittadini attivi che comunicano fra di loro su internet e che periodicamente si incontrano per scambiarsi esperienze e idee.

 

Così come occorre rafforzate con iniziative legislative e mettere in rete e le esperienze di amministrazione condivisa, che ribaltano il rapporto delle amministrazioni pubbliche con i cittadini, considerandoli la vera risorsa del territorio.

 

Gli effetti del loro impegno sarebbero moltiplicati se questi gruppi sparsi per tutto il paese potessero essere coordinati in un’unica grande rete di cittadini attivi che comunicano fra di loro sul web e che periodicamente si incontrano per scambiarsi esperienze e idee.

 

Lo sviluppo economico e sociale di un territorio richiede un'infrastrutturazione materiale e  immateriale.  Quella materiale è rappresentata da strade, porti, aereoporti, aree specializzate. Quella immateriale da trasparenza amministrativa, onestà delle amministrazioni pubbliche, fiducia, cittadinanza attiva, senso di comunità, solidarietà sociale, insomma di capitale sociale.

 

 

Un Piano nazionale per la cura e la manutenzione civica dei beni comuni

Occorre definire i principi per la realizzazione di un Piano nazionale per la cura e la manutenzione civica dei beni comuni con il compito di svolgere una funzione di promozione e sostegno delle buone pratiche, per favorire il dialogo, lo scambio di competenze, informazioni ed esperienze tra tutti i soggetti interessati alla creazione di una concreta partnership tra istituzioni e comunità per la protezione, il recupero, la manutenzione e la gestione dei beni comuni, con il fine di pianificare nel tempo e nello spazio finanziamenti, energie e interventi.

 

Fonti

Labsus

e gli articoli di

Christian Iaione "Una cabina di regia per la cura dei beni comuni"

Christian Iaione "La cultura come un bene comune"

Daniela de Robert "L'informazione è un bene comune

Gia Peruzzi "Comunicare i beni comuni: una nuova sfida"

 

Officine Einstein

per le sezioni "Amministrazione condivisa" e "Etica e beni comuni"

e per gli articoli di

Gregorio Arena "Un nuovo modo di amministrare"

Gregorio Arena "Un tesoro di cittadino!
Gregorio Arena "Educare alla cittadinanza"

Luca Massacesi "L'etica non è uno scherzo"

Luca Massacesi "Il Piano nazionale per la cura e la manutenzione civica dei beni comuni"

Luca Massacesi "La diaspora dei talenti"

Luca Massacesi “Cittadino, tesoro mio!

Luca Massacesi “Bhagidari

 

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