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La diaspora dei talenti

«Note to Italy: Please Send Us More Saracenos" con questo provocatorio titolo (Pro memoria per l'Italia: per favore inviateci altri Saraceno) pubblicato su "The Huffington Post" l'articolo di William K. Black, professore di economia e giurisprudenza all’Università del Missouri, rilancia sul web i dubbi sulla politica di austerità imposta all'Italia dal governo Monti (o, per meglio dire, dall'Unione europea, della quale Monti è ambasciatore in Italia).

Tutto inizia a Reggio Calabria, o meglio al ritorno da una conferenza della Mmt (Modern monetary theory) organizzato da Francesco Toscano dell'università di Reggio e sostenuto dalla Regione Calabria e dalla Provincia di Reggio Calabria. Un incontro che si annunciava particolarmente interessante proprio perché si svolgeva in Italia alla luce della moderna teoria monetaria italiana, che, sostiene Black, «assume la bugia come dato di fatto, sostenendo che non vi è alternativa all'austerità per contrastare la crescente recessione nell'Eurozona». Durante la conferenza il professor Francesco Aiello, sostenne la tesi che la politica macroeconomica disegnata dal governo per portare il paese fuori dalla recessione non si sarebbe potuta adottare senza che lo stesso dimostrasse di riuscire a incrementare la produttività del Paese. La sua posizione era che l'austerità, nella sua sostanziale forma di tagli alla spesa pubblica, avrebbe portato, inevitabilemente, al default del Paese.
 
Il contributo degli immigrati allo sviluppo degli Stati Uniti
Ispirato dalle tesi ascoltate durante la Conferenza William K. Black invitava l'Italia a mandare in America tante altre famiglie di emigranti e ripercorreva, dettagliatamente, la storia della famiglia Saraceno, immigrata da Reggio Calabria a NewYork nel 1896 e che nell'arco di un paio di generazioni aveva, tra i suoi discendenti, diverse personalità di spicco nella vita della società americana.
In  sostanza Black riferiva su quanto l’emigrazione di illetterati italiani, a cavallo del secolo scorso, dalla madrepatria agli Stati Uniti, sia stata benefica per gli Stati Uniti. Egli stesso è sposato con una italoamericana dai nonni calabresi, poveri e illetterati, ma oggi professoressa universitaria, dopo la laurea a Yale, e con decine di cugini dentisti, ingegneri biomedicali, infermieri, banchieri e impegnati in altre professioni ad alta produttività: «one illiterate peasant couple left Italy and created a massive gain in productivity and an extraordinary extended family here in America».
 
Non austerità ma politiche attive
William K.Black appartiene a quella corrente di pensiero economico, di cui alfiere è Paul Krugman, che ritiene che le politiche di austerità stiano distruggendo ogni capacità di reazione e di uscita dalla crisi delle nazioni dell’Europa mediterranea. Con una disoccupazione giovanile da Grande Depressione, al 35 percento, dice Black, l’Italia non può pensare di rilanciarsi se non mette in campo politiche attive, sostenute da significativi investimenti pubblici, per convogliare al lavoro questa massa di talenti e di energia oggi inattiva
E, ancora peggio, questa austerità viene giustificata con la necessità di salvaguardare il futuro delle generazioni più giovani quando queste, proprio a causa dell’austerità che taglia concorsi, borse di studio, sgravi, incentivi e finanziamenti, sono costretti ad andare via dal proprio paese. Una ipocrisia che finora i grandi media non hanno (ovviamente, potremmo aggiungere) evidenziato.
È vero che l’Italia non ha Harvard o Yale e che anzi il sistema universitario è uno dei più vischiosi e poco meritocratici d’Europa, («The central criticism is that decisions are made on the basis of connections rather than merit, sostiene Blacks») troppo spesso una fucina di mediocrità e di conformismo a uso e consumo delle classi dirigenti di un paese senza più idee. «Il messaggio dell'America all'Italia, conclude Blacks, è semplice: spediteci i vostri Saraceno. In alternativa l'Italia potrebbe decidere di mettere fine alla sua recessione dando lavoro ai suoi giovani e creare una classe universitaria mondiale (a group of world class universities)».
 
Un'università virtuale per restituire conoscenza al Paese
Su questa proposta si innesta quella di Biagio Carrano che propone di creare delle università al sud dove possano trovare spazio proprio tutti gli italiani della diaspora intellettuale. L’idea è affascinante ma noi italiani sappiamo bene che la forte lobby dei docenti universitari farebbe di tutto per affossare qualsiasi idea di una università sganciata dalle loro cordate di potere.
Ma internet, prosegue Carrano, ci può venire incontro: perché non creare un’università virtuale, una piattaforma basata forse su un wiki, dove gli italiani che ora insegnano o fanno ricerca all’estero possano riversare le loro competenze a uso e consumo di tanti giovani che non trovano nell’università sotto casa (al Sud come al Nord, perché solo quella si possono permettere) quei contenuti e quella qualità di cui hanno bisogno?
Si tratterebbe, conclude Carrano, di creare la prima facoltà digitale di studiosi, ricercatori e docenti italiani che lavorano all’estero spesso perché costretti a farlo per non accettare i compromessi e le mediocrità e le meschinità delle Università come del mondo del lavoro nazionale.
 
Un esempio di manutenzione collettiva di un bene comune
Un contributo di tutti assolutamente gratuito, secondo il principio della cittadinanza collaborativa, per condividere e diffondere i saperi, i percorsi di studio e anche gli approcci originali alla materia che non hanno trovato spazio in madrepatria. Vogliamo provarci?
L'abbiamo già detto altre volte, il talento è un bene comune del Paese. Dobbiamo trovare insieme il modo di manutenerlo e difenderlo dall'entropia sociale di un paese disorganizzato e incapace di liberare la straordinaria energia che possono esprimere i suoi cittadini.
 
Fonti
Huffington Post
L'immateriale 
Ferpi

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