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Classi dirigenti, crescita e bene comune

Questo è il titolo del Festival dell'economia 2014 che si svolgerà tra Trento e Rovereto dal 30 maggio al 2 giugno 2014.
Scrivo questo articolo mentre due papi celebrano la canonizzazione di altri due papi. La prima lettura viene letta da una donna.
Anche a Trento dopo l'inaugurazione il titolo del primo focus è: “Rompere il soffitto di vetro, più donne ai vertici”. Perché si affermi e si consolidi una classe dirigente femminile occorrono innovazioni profonde, culturali, sociali e istituzionali.

 

Il programma segue con le visioni: “Fino a che punto l'amministrazione pubblica deve rispondere del proprio operato?”
Un gestore della cosa pubblica che debba rispondere del proprio operato di fronte ai cittadini, si metterà maggiormente al loro servizio, sapendo che questi possono rimuoverlo nel caso in cui si riveli inadeguato. Tuttavia c'è anche il rischio che un servitore dello Stato diventi accondiscendente nei confronti dell'opinione pubblica e dedichi troppa poca attenzione alle minoranze.
Qual è dunque il livello appropriato di responsabilizzazione dell'amministrazione pubblica di fronte ai cittadini?


Ci sono incontri con autori autorevoli, dialoghi, confronti, film, teatro, parole chiavi, uno sguardo alla storia d'Italia, forum, il programma è ricchissimo e stimolante. Dettagliato per ogni evento.
Il sito è fatto molto bene, la grafica è piacevole, diretta e corretta, i testi costantemente aggiornati.

 

Riporto, a seguire, l'editoriale di Tito Boeri, responsabile scientifico del Festival dell'Economia

«Ricordo ancora una riunione abbastanza grottesca di genitori della scuola materna di mia figlia, rue d'Hauteville, Parigi. Erano inviperiti perché il preside aveva deciso di spostare all'anno successivo il "laboratorio di matematica" inizialmente previsto per i bambini di 3 anni. Le madri chiedevano a delle insegnanti in evidente imbarazzo: ma come faranno adesso i nostri figli ad entrare all'Ena?

Ogni genitore vorrebbe che suo figlio entrasse a far parte della classe dirigente, ma nessuno sa esattamente cosa sia. Le classi dirigenti sono spesso invisibili ai più. Chi comanda preferisce che siano altri ad esporsi. E le regole d'ingresso nelle classi dirigenti sono tutt'altro che ben definite. In Francia storicamente la laurea in una delle grandes écoles, e soprattutto all'Ena, l'École Nationale d'Administration, è stata una condizione necessaria per avere posizioni di vertice nell'amministrazione dello Stato. Ma se guardiamo alle corti più recenti di alti burocrati e ministri d'Oltralpe troviamo molte persone senza questo biglietto da visita

 

Le classi dirigenti sono molto importanti

In uno dei film che verrà proiettato in questa edizione del Festival, un ricco aristocratico inglese, magistralmente interpretato da Peter O'Toole, riesce con la sola forza del pensiero a far lievitare un pesante tavolo, a farlo volare. Un paese prende il volo, può sostenere prolungati anni di crescita economica grazie alla qualità delle istituzioni, impersonificate dalle sue classi dirigenti. 

Si dice spesso che più che le regole contano le persone, ma le persone vengono selezionate per arrivare a quelle posizioni in base a delle regole.

 

Queste regole non sempre vengono scritte, ma rimangono scolpite in comportamenti e pratiche condivise. Servono ad evitare che chi mantiene posizioni di comando possa bloccare l'innovazione, come gli imperatori cinesi che nel XV secolo si opponevano alle esplorazioni dei loro grandi navigatori perché era meglio "lasciare le cose come stanno".

 

Devono, queste regole, promuovere il ricambio delle classi dirigenti senza spingere chi è ai posti di comando ad avere orizzonti troppo ristretti.

 

Devono impedire che una élite si appropri delle rendite di risorse naturali dissipando un patrimonio collettivo, anziché perseguire il bene comune.


Raramente chi fa parte della classe dirigente risponde del proprio operato.

 

In Italia

In Italia, ad esempio, c'è una specie di "governo ombra" che non è mai all'opposizione, anzi che rimane perennemente nella stanza dei bottoni senza rispondere a nessuno del proprio operato.

 

I volti dei capi di gabinetto, dei capi degli uffici legislativi e degli alti burocrati rimangono sempre gli stessi, sembrano sopravvivere anche nell'epoca della rottamazione. Magari si cambiano le poltrone. Mentre le loro retribuzioni sono cresciute enormemente rispetto a quelle del personale non dirigente (in alcuni ministeri il rapporto è quasi di 10 a 1).


Quali sono i perimetri delle classi dirigenti?

Dove si annidano le posizioni di potere?

Come sono evolute nel corso del tempo?

Come avviene l'ingresso, quanto conta il merito e quanto la cooptazione?

Che spinta sono in grado di fornire alla crescita economica le classi dirigenti?

E al perseguimento di interessi generali?

Quali incentivi possono rendere la ricerca di un buon affare da parte di un manager che gestisce ingenti risorse un bene per la società nel suo complesso?

E qual è il rapporto fra oligarchie economiche e regime politico semi-dittatoriale in paesi come la Russia?

 

L'Unione Europea è acefala

In precedenti edizioni del Festival ci si è posti queste domande senza mai trovare il modo di darsi delle risposte e di affrontare il tema delle classi dirigenti con l'ampiezza di prospettive e l'approfondimento che richiede.

 

Ad esempio, nell'ultima edizione del Festival si è rimarcata l'assenza di una classe dirigente che sia in grado di gestire le istituzioni sovranazionali e di promuovere la ricerca dell'interesse comune in Europa al di sopra degli interessi nazionali.

 

Oggi, per parlare di ciò che ci è più prossimo, l'Unione Europea è acefala, per scelta esplicita della Germania di non trasformare il proprio peso economico in leadership politica continentale. E non ci sono vere e proprie classi dirigenti europee. Quelle emerse dal voto al Parlamento Europeo che precederà di pochi giorni il Festival saranno probabilmente, in parte non irrilevante, anti-europee, euroscettiche, meglio €uroscettiche.

 

L'assenza di una classe dirigente

Molte lezioni svolte a Trento in questi anni con riferimento all'incapacità del nostro paese di tornare a crescere, hanno chiamato in causa l'assenza di una classe dirigente capace di portare l'Italia fuori dal circolo vizioso della stagnazione economica, una malattia che si era manifestata ben prima dell'attuale recessione.

 

Si è sottolineato come manchi non solo una classe politica all'altezza, ma anche una classe manageriale, complici i ritardi del sistema universitario, altra componente della classe dirigente, nel creare scuole di management all'altezza del compito.

 

Ci sono anche troppe commistioni tra politica e altre componenti della classe dirigente, nel senso non solo di persone che ricoprono tanti ruoli allo stesso tempo, ma anche di carriere costruite a partire dalla politica.
 

Le banche dati

Grazie allo sviluppo di banche dati sulle carriere di politici, tecnocrati, manager, docenti universitari, banchieri, gerarchie ecclesiastiche, liberi professionisti, ecc., ci sono molti studi basati su sofisticate tecniche econometriche, in grado di dirci come vengono scelte le persone che fanno parte di queste élites in diversi paesi.

 

Il crescente interesse degli economisti a questi temi si spiega non solo con questa crescente disponibilità di dati, ma anche con la consapevolezza del fatto che la classe dirigente è decisiva nel condizionare la performance economica di un paese».

 

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