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Lecce bene comune

Ci sono degli articoli che si scrivono da soli. Questo è uno di questi. Avevamo ricevuto segnali e indizi su un'esperienza di qualità, su “Lecce bene comune” e, come ormai si usa fare, siamo andati su internet per vedere che cosa se ne sapeva. Abbiamo trovato il sito ed abbiamo iniziato a "sfogliarlo" per decidere da che parte incominciare per raccontarlo.  

E' stato così che abbiamo scoperto che l’associazione “Lecce bene comune” è attiva nel territorio di Lecce (ovvio!) e nel consiglio della città promuovendo i temi della legalità, del rispetto dell’ambiente, dell’etica dei beni comuni, delle buone pratiche di cittadinanza attiva, della tutela dei soggetti più deboli. Che si sono occupati di iniziative a favore dello “ius soli” e per la redazione di un “Piano di eliminazione delle barriere architettoniche” e che stanno promuovendo una manifestazione pubblica sui temi della legalità, dei diritti e del lavoro, dell’ambiente, dei beni comuni, dell’inclusione.

Ma ci sarebbe piaciuto raccontare “Lecce bene comune” con un taglio meno descrittivo, partendo da degli indizi .

 

La comunicazione di Lecce bene comune

Visto che abbiamo, per professione, grande attenzione verso la comunicazione, avremmo potuto iniziare a parlare del sito: semplice, colorato, chiaro, efficace.

Oppure, sempre assecondando le nostre passioni professionali, potevamo partire dal logo. Semplice, colorato, chiaro, efficace. Le persone, la multiculturalità, l'anfiteatro, l'agorà, l'obiettivo.

 

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Poi siamo arrivati alla “Carta d'intenti” e abbiamo capito come presentare questa associazione.

Bastava copiare: taglia e cuci; copia e incolla.

 

Infine ci siamo resi conto che raccontando “Lecce bene comune” stavamo riscrivendo il nostro manifesto di “Dignitas urbis”.

Abbiamo, dunque, copiato e incollato e poi modificato l'ordine, riorganizzato la struttura, in alcuni casi cambiato il lettering, piccole modifiche che non alterano la sostanza, per scrivere il nostro manifesto di che cosa è una civitas, da dove far rifiorire il concetto di dignitas urbis.

 

Dovevamo raccontare un'esperienza di qualità della partecipazione attiva dei cittadini di una cittadina del Sud Italia e abbiamo riscoperto le radici della nostra filosofia sulla città.

 

E' stato così che è nato un testo “meticcio”, un incrocio ibrido, multiculturale, dove la carta d'intenti dell'associazione “Lecce bene comune” si integra e confluisce con riflessioni più ampie sulla conduzione delle città di ogni latitudine e longitudine.

Per fedeltà al testo originale abbiamo lasciato anche riflessioni "locali", mettendole tra parentesi, per aiutare un esegesi del testo senza senso. Perché quel che si capisce è che l'associazione “Lecce bene comune” declina localmente esigenze universali. Esigenze semplici, logiche e per questo rivoluzionarie.

 

Insieme per una città pubblica

La parte più interessante della carta d'intenti è quando risponde alla domanda che è, essa stessa, già un programma: perché “insieme per una città pubblica”?

Ed ecco i perché.


Aspiriamo a ridisegnare radicalmente la nostra città, sviluppandola attorno a delle idee fondamentali.


Una città capace di far sentire i propri cittadini come titolari di diritti e non beneficiari di favori:

  • che concentri i suoi sforzi nel qualificare il suo sistema di servizi pubblici, elemento centrale di ogni comunità;
  • che non abbia paura di allargare la partecipazione rendendo trasparente la comunicazione;
  • che abbia l’umiltà di rendere conto periodicamente dell’attività svolta;
  • che sia capace di immaginare strumenti inediti di rappresentanza e di governo oltre quelli previsti dallo Statuto municipale;
  • che dimostri con gli atti e i fatti di voler premiare capacità e merito attraverso il ricorso sistematico ad avvisi pubblici di selezione delle competenze professionali, spesso mortificate nello spazio asfittico e deprimente dell’attesa di un favore.

 

Una città che applichi il rigore nell’uso delle spesa pubblica cioè dei soldi di tutti, di ognuno di noi;

  • che assicuri la trasparente veridicità dei bilanci;
  • che s’impegni nell’eliminazione degli sprechi;
  • che agevoli i rapporti tra comune e contribuente;
  • che persegue
    • l’equità sociale, perché tutti pagano;
    • la corrispondenza tra possibilità e prelievo, perché a nessuno sarà chiesto più del giusto;
    • il raggiungimento del minimo prelievo necessario, per assicurare un’amministrazione corretta ed efficace piuttosto che corrotta e scialaquatrice.

 

Una città capace di immaginare una pianificazione urbana che non dimentichi mai l’interesse collettivo:

  • che non parli soltanto di volumi e cubature, ma di anidride carbonica e polveri sottili da ridurre,
  • di verde da aumentare,
  • di diminuzione del traffico veicolare,
  • di salvaguardia del territorio da qualunque attacco urbanistico,
  • di chilometri di nuove alberature,
  • di coste da riqualificare,
  • di spazi pubblici da potenziare.
  • Riconvertire invece di costruire nuovo.
  • Risanare, rigenerare, riparare il paesaggio invece che consumarlo.
  • Rottamare architetture obsolete e rinaturalizzare.
  • Immaginare luoghi nuovi, civili, per le nuove comunità di pari, in cui spazi sostenibili e a misura d’uomo siano immaginati senza consumare nuove risorse.

In questo contesto sosteniamo la riconversione di residenze da destinare alla popolazione economicamente svantaggiata tramite l’istituzione di graduatorie pubbliche e trasparenti.


Una città che abbia l’ambizione di investire per migliorare la qualità ambientale:

  • meno rifiuti pro capite,
  • più raccolta differenziata;
  • meno sporcizia, più pulizia;
  • meno anidride carbonica, più aria pulita;
  • meno cemento, più aree a verde e spazi sportivi.

 

Una città che difenda il valore della sua costa:

  • partendo dalla necessità di dotare tutte le sue marine di una rete fognaria;
  • che eviti l’inquinamento delle acque e gli allagamenti;
  • che investa sulle sue oasi naturalistiche Cesine e Rauccio, collaborando con i comuni limitrofi.


Una città che attribuisca alla parola “cultura”:

  • non semplicemente un cartellone di eventi estivi, ma un investimento nelle infrastrutture del sapere:
    • biblioteche,
    • spazi pubblici destinati alle associazioni,
  • l'attenzione alla galassia di energie creative che si muovono nella città;
  • che sia parte integrante della “civitas”, strumento straordinario di crescita di cittadinanza, di riduzione della distanza tra cittadini e pubblici amministratori;
  • che non sia un semplice servizio da erogare ma un volano per lo sviluppo sociale e la crescita economica della comunità, investendo su di essa, valorizzando il patrimonio artistico e dando valore alla progettualità.

 

Una pausa

A questo punto proporrei una pausa. Rileggiamo insieme le righe qui sopra. Stiamo navigando nell'assoluta banalità.

Non c'è un'affermazione che non possa essere sottoscritta da chiunque sia in buona fede (cioé che non abbia come fine quello di arricchirsi o di avvantaggiarsi a discapito degli altri).

 

Proviamo a rileggerle mettendole al contrario: più rifiuti pro capite, più inquinamento, più cemento, meno verde, meno benessere, annichilire le energie creative, aumentare la congestione veicolare, devastare le coste.

Il commento vien da sé!

 

Eppure mettere in fila queste banalità del buon senso, vuol dire negare l'esperienza che la maggior parte di noi ha avuto della gestione della cosa pubblica. Il buon senso, la cura dell'interesse generale, la valorizzazione dei beni comuni sono, in molte città italiane, la più radicale rivoluzione possibile!

Riflettiamoci, magari prima di ricorrere a metafore del qualunquismo conformista inculcate dal

sistema mass mediatico economico, del tipo

«I grillini non stanno facendo nulla in Parlamento» o

«Renzi è una riedizione di Fanfani, e poi è troppo presentuoso (arrogante)».

Esiste il nuovo, che non ha senso piegare riconducendolo al vecchio, ma che è il frutto del passato.

 

Torniamo alle richieste di una città pubblica

Una città sostenibile:

  • che non usi il tema delle rinnovabili esclusivamente per fare cassa senza preoccuparsi di tutelare l’ambiente;
  • ma come strumento per il risparmio energetico di tutti gli edifici pubblici
  • e di tutti gli spazi pubblici;
  • come occasione per migliorare la qualità dell'aria che respiriamo,
  • come razionalizzazione e riduzione dell'impronta ecologica della città.

 

Una città capace di organizzare un modello di protezione sociale che garantisca diritti forti ai soggetti deboli.

Perché le politiche sociali, che rappresentano un ammortizzatore delle diseguaglianze ed una leva che promuove il miglioramento dello sviluppo locale, hanno subito una taglio pesantissimo di risorse che avrà ricadute pesanti:

  • impoverimento delle famiglie, particolarmente quelle con figli;
  • eliminazione di nuovi ingressi ai nidi e alle scuole materne;
  • diminuzione delle prestazione per i disabili;
  • riduzione dell’assistenza domiciliare e residenziale agli anziani e ai non autosufficienti;
  • aumento della marginalità;
  • riduzione inevitabile di posti di lavoro nel settore di cura e assistenza.

 

Una città  attenta alle tematiche di genere:

  • che  riconosca e proponga nuovi modelli culturali che rispettino la figura femminile nella valorizzazione delle differenze.
  • Realmente tesa a  favorire  la presenza e la partecipazione delle donne negli organismi decisionali
  • che si traduca in politiche sociali e familiari staccate dallo stereotipo di genere.

 

Una città che non consideri la mobilità sostenibile un fastidioso adempimento,

  • come avvenuto con piste ciclabili, bike sharing e accesso alle zone di traffico limitato,
  • ma come un investimento convinto sulla qualità della vita dei propri cittadini;
  • (una città in cui non si investano oltre 20 milioni di euro per una filovia inutile e obsoleta);
  • dove non s’aspettino dieci anni per realizzare un progetto di piste ciclabili;
  • dove non si chiami piano generale del traffico ogni minimo intervento sulla mobilità;
  • dove l’uso della bicicletta venga incoraggiato come vera e concreta alternativa alle auto.

 

Una città che riconosca lo sport come straordinario strumento di educazione, crescita, socialità in grado di coadiuvare le politiche del Comune sul fronte:

  • dell’integrazione sociale,
  • del recupero del disagio giovanile,
  • della prevenzione sanitaria
  • e di educazione alla salute,
  • del riequilibrio delle marginalità urbana e sociale.

E’ per questo che deve essere considerato una leva di governo urbano fondamentale nell’obiettivo di un miglioramento della vita della nostra comunità.

 

(Una città consapevole del privilegio di essere sede di una università con oltre 30mila studenti e capace finalmente, in un reciproco sforzo di programmazione e collaborazione, di mettere entrambi, Comune e ateneo, al servizio di un modello di sviluppo sostenibile).

(Lecce, con la sua Università, rappresenta un capitale di ricerca, sapere, innovazione che deve diventare elemento identitario: organizzare la città attorno ai poli del sapere e ai bisogni degli studenti).


Questa la città in cui ci piacerebbe vivere: capace di gratificare oltre la suggestione del barocco, la mitezza del clima, il senso dell’accoglienza, la moda del Salento.

 

Una città che oltre ad essere bella da visitare sia gratificante da vivere per tutti: perché tutti si sentono riconosciuti come cittadini destinatari di servizi pubblici di qualità.

 

Una città dei servizi; una città dei diritti; una delle regole; una città della trasparenza; una città delle opportunità; una città della cultura e dell’università.

 

Un nuovo paradigma amministrativo

Di fronte a questo scenario è fondamentale anzitutto una piena consapevolezza di amministratori, cittadini, addetti ai lavori. E di nuovi modelli di gestione dei servizi e dell'organizzazione municipale e pubblica. Come fare bene, con poco, quando possibile.

 

L'amministrazione pubblica deve ritornare ai fondamentali, deve disconoscere le sue radici di amministrazione reale, nel senso di amministrazione pagata dal sovrano per difendere i suoi possedimenti dalla "voracità" dei propri sudditi e ricollegarsi con il presente.

Per fare insieme: chi paga (il cittadino) e chi è pagato (l'amministratore pubblico) uniti dal bene comune e dall'interesse generale.

 

Fonte

Lecce bene comune

 

Leggi anche

Massacesi Luca (2015), Il sistema economico mass mediatico, OfficineEinstein, politiche di comunicazione, 5 gennaio 2015.

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