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Un' Europa sempre più lontana

... dall'Italia. Questa è la sensazione che si prova (o la realtà oggettiva) quando si ragiona sull'obiettivo tematico sei, tutela dell’ambiente e valorizzazione delle risorse culturali e ambientali”, del nuovo ciclo di programmazione 2014-2020, obiettivo di nevralgica importanza in un paese come l'Italia. Le risorse culturali non rappresentano, per l'Unione europea, una priorità tematica e, quindi il Regolamento dei fondi europei, non ne fa oggetto di specifica condizionalità. Non è forse questa incapacità amministrativa di immedesimarsi nei panni di un Paese, una evidente incapacità di adeguare obiettivi continentali con le specificità di una nazione?

Un' Europa nordica lontana dal mediterraneo

Ma, andiamo per gradi, partendo dalla percezione di disinteresse e di distanza culturale.

In generale questa sensazione di incomprensione” la vivono tutti i paesi mediterranei (Grecia, Spagna, Portogallo, Italia) che, non a caso, faticano a trovare un loro equilibrio dentro l'Unione europea. In genere il sistema economico mediatico sostiene e diffonde la tesi che la colpa è delle singole nazioni mediterranee accomunate dall'essere corrotte, sprecone, indebitate, inefficienti e burocratizzate. Vizi evidenti e difficilmente confutabili, associati a un sistema politico incapace di innovare le istituzioni e far crescere il benessere del Paese.

 

Peraltro la questione molto raramente viene ricondotto ed analizzata dal punto di vista antropologico, nel senso di cultura delle popolazioni, che sedimentata nei secoli dalle singole storie di ogni nazione, rendono, oggi, alcune nazioni più organizzate, altre organizzate in modo diverso, apparentemente più caotico, confuso, chiassoso.

 

Non solo. I parametri economici e, sopratutto, patrimoniali riflettono una valorizzazione della produzione industriale quantitiva a fronte di una patrimonializzazione della ricchezza territoriale. Non possiamo essere così ingenui da ritenere l'economia una scienza, tantomeno una scienza esatta, ancor meno una scienza oggettiva. Al massimo è una scienza sociale, più verosimilmente una scienza politica. Se si decide che le patate valgono più dei vigneti è evidente che chi produce patate risulta più ricco di chi produce vino. Ma basta ribaltare il valore dei parametri che chi prima era ricco diventa povero, e chi prima era povero diventa ricco.

 

Benessere e serenità di chi vive

Val la pena, allora, interrogarsi sul senso della politica e sul tema del genius loci.

Il senso della politica dovrebbe essere, in società civili e moderne, quello di fare in modo che le popolazioni che abitano un territorio si avvicinino sempre più a una situazione di benessere e di serenità. La domanda che viene naturale è se l'attuale austerità della politica economica imposta dall'Unione europea che produce recessione con collegata disoccupazione, che ruba venti anni alle giovani generazioni rispetto al progetto di poter costruire la propria vita, sia la scelta migliore.

 

Sicuramente non è l'unica: è una delle possibili scelte.

 

D'altronde gli economisti, come dice Paolo Rossi sono strane creature per le quali quando l'economia cresce è merito loro, quando scoppia una crisi la responsabilità è nostra (e pure i soldi che si bruciano). Che quando scoppia una crisi o una bolla ti spiegano che era tutto prevedibile e previsto, ma che si sono dimenticati di prevederla, e di dirlo, prima che scoppiasse.

 

Valorizzare la multiculturalità

Il genius loci, rappresenta le caratteristiche proprie di ogni paese, di ogni piccola comunità, quelle caratteristiche che geograficamente, architettonicamente e culturalmente rendono un paesino della Puglia così originale e così diverso di un paesino delle Fiandre. Né più bello, né più brutto; diverso, originale.

 

La domanda è: l'Unione europea privilegia una crescita che fa della complessità e della varietà, della multiculturalità, la propria forza o è una nuova e più sofisticata forma di imperialismo e colonialismo? Leggendo i programmi di sviluppo e di coesione economica sembra che prevalga la prima tesi, ma indizi di trovarsi di fronte ad una copertura di facciata ogni tanto, spesso in realtà, emergono.

 

Prendiamo uno tra i tanti casi dell'ultima ora. Il nuovo ciclo della programmazione economica 2014-2020, in discussione in questi giorni da parte delle Regioni che stanno assorbendo e articolando l'impianto deciso dalle Commissioni europee parzialmente concordato con i Ministeri nazionali.

 

L'impianto programmatorio è strutturato e organizzato su undici ”obiettivi tematici. Inoltre propone con forza il tema della condizionalità, nel senso che per poter usufruire dei finanziamenti devono pre-esistere certe condizioni. Questo concetto già presente nei precedenti cicli di programmazione europea (2000-2006; 2007-2013) veniva, per fortuna del nostro Paese, applicato con una certa generosità, nel senso che si accettava che, se anche ancora non fossero soddisfatte le condizioni richieste, la promessa di soddisfarle autorizzava l'avvio dei lavori che sarebbero stati finanziati dal vari programmi europei.

 

L'obiettivo tematico sei

Entriamo nel dettaglio esaminando l'obiettivo tematico sei, ”tutela dell’ambiente e valorizzazione delle risorse culturali e ambientali, di grande importanza, in generale; di particolare nevralgica importanza in un paese come l'Italia che prima o poi capirà di essere unico al mondo proprio per il patrimonio (attenzione sono passato da risorse a patrimonio) culturale e ambientale che lo caratterizza.

Sarà proprio dalla capacità dell'Italia di tutelare l'ambiente, di promuovere l'uso efficiente delle risorse, di valorizzare il proprio patrimonio culturale, monumentale, archeologico, enogastronomico, artigianale e paesaggistico che dipenderà il suo vero, concreto e solido, anticongiunturale, benessere economico.

 

All’interno del senso delle condizionalità introdotte dal nuovo Regolamento generale dei Fondi, le risorse culturali non rappresentano una priorità tematica e conseguentemente il Regolamento non ne fa oggetto di specifica condizionalità.

 

Il documento di posizione della Commissione Europea (Position paper) elaborato in vista dell’Accordo di Partenariato tra l'Italia e l'Unione europea, cita solo marginalmente le risorse culturali. Non è questa una follia?

Non acquisice corposità la sensazione che l'Unione europea non è in grado di gestire le peculiarità e la ricchezza del nostro Paese?

 

Il dubbio che noi affidiamo i nostri soldi a un cattivo gestore, l'Unione europea, che, al di là del contributo solidaristico verso le altre nazioni europee più deboli economicamente, non abbia l'attenzione di tutelare la principale peculiarità e ricchezza del Paese nel determinare come debbano essere investite le risorse che ci rientrano?

 

Il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica del Ministero del Tesoro italiano d’intesa con il Ministero per i beni e le attività culturali, ha ritenuto opportuno definire una condizionalità a priori, ex ante, direbbero i nostri progettisti europei, di interesse per gli investimenti riguardanti il settore culturale.

 

Lo Stato italiano cerca di rimediare

È stato, così, dato avvio nel dicembre 2012 ad un tavolo interistituzionale (Dipartimento, Ministero e Regioni) specificamente dedicato al settore culturale, al quale il ministero della cultura ha portato una Proposta per la definizione di una condizionalità ex ante da applicare al settore culturale”.

 

Il tavolo ha innanzitutto condivisa l’importanza della cooperazione istituzionale, che dovrà accompagnare tutte le fasi dell’intervento, dalla programmazione all’attuazione. La definizione della proposta di condizionalità è stata orientata dalla consapevolezza della scarsità di risorse e della necessità di ottimizzare gli investimenti nel settore, anche alla luce dei limiti e delle debolezze delle esperienze di recente condotte (programmazione 2007-2013).

 

Secondariamente, è stata tenuta presente la necessità di garantire un’adeguata flessibilità, in considerazione della differenziazione dei diversi contesti regionali.

 

L’oggetto della condizionalità è stato quindi individuato in un ”Accordo” preliminare da stipulare tra il Ministero per i beni e le attività culturali e le singole Regioni, in grado di declinarsi secondo le specificità regionali, all’interno di un quadro comune e condiviso di obiettivi e regole.

 

Secondo la bozza dello schema di Accordo (del 15 maggio 2013) il Ministero e la Regione stabiliscono gli impegni reciproci e definiscono le modalità e le forme del coordinamento e collaborazione per l’attuazione degli interventi in materia di beni e attività culturali attuati nell’ambito della programmazione 2014-2020.

 

Gli impegni inter-istituzionali

Quali sono questi impegni reciproci del Ministero e della Regione:

  • analisi delle modalità, tempi, procedure e strumenti necessari nelle diverse fasi della progettazione, con particolare attenzione al sistema delle autorizzazioni e dei pareri;
  • analisi delle modalità, tempi e procedure delle fasi di attuazione degli interventi (appalto e, o, affidamento delle progettazioni e realizzazione interventi);
  • analisi delle modalità, strumenti e tempi per l’individuazione e la messa a regime delle forme di gestione dei beni, servizi e attività oggetto di intervento.

 

L’Accordo potrà essere modificato e integrato con atto sottoscritto dalle parti, a seguito di verifiche periodiche a cadenza annuale, o, semestrale sul raggiungimento degli obiettivi stabiliti e dei risultati prefigurati dall’assunzione degli specifici impegni reciproci.

 

La bozza è in fase di revisione affinché il Ministero e le amministrazioni regionali implementino, ciascuno per le parti di propria competenza, gli impegni definitivi.

 

Il documento finale sarà sottoposta all’approvazione della conferenza unificata Stato Regione. 

 

Cosa cambia rispetto alla programmazione 2007-2013
Per il sistema delle condizionalità

la programmazione viene assoggettata a un sistema di condizionalità che assicurano l’efficacia degli investimenti e il loro inserimento in un contesto economico sano. Il mancato rispetto delle condizionalità comporta sospensioni dei pagamenti

 

Condizionalità ex-ante

Prima di finanziare progetti si deve essere certi che sussistano le necessarie disposizioni normative e regolatorie e che siano disponibili gli strumenti di pianificazione e attuativi.

 

Condizionalità macro-economiche

Lo Stato membro deve rispettare gli impegni assunti per assicurare la stabilità finanziaria (Patto di stabilità) e deve adempiere a quanto indicato dalle Raccomandazioni del Consiglio specifiche per Paese

 

Ed ecco la fumosa e definizione della condizionalità ex-ante applicabile dell'articolo 2

«un preciso fattore critico prestabilito che costituisce un presupposto necessario, presenta un nesso diretto e concreto nonché effetti diretti in relazione al raggiungimento efficace ed efficiente dell'obiettivo specifico di una priorità di investimento o di una priorità dell'Unione».

 

Per fortuna che il Dipartimento nelle slides di presentazione con le quali ha girato nelle Regioni per raccontare cosa cambia rispetto alla programmazione 2007-2013 (tra cui la condizionalità ex ante) ha previsto che

«Prima della pubblicazione in Gazzetta i testi devono essere controllati dai giuristi-linguisti»

 

Rimane la curiosità del trattino, al posto della congiunzione, tra “giuristi” e linguisti”. Ci troviamo di fronte a una nuova competenza?

Luca Massacesi

 

Leggi anche

Massacesi Luca (2015), Il sistema economico mediatico, Officine Einstein, politiche di comunicazione, 5 gennaio 2015.

 

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