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Turismo: quale governance?

Riprendiamo dal notiziario della Ferpi un interessante intervento di Francesca Albanese, che, come delegata al turismo dell'associazione dei comunicatori, ha organizzato, nell’ambito dell’edizione 2013 della Bit di Milano, un interessante confronto sui modelli e le visioni della governance per il principale giacimento (usando un orribile termine economicista) del nostro BelPaese: il turismo.

Le tendenze della domanda turistica evoluta è orientata per la ricerca (e la conseguente richiesta dell'offerta) di un ecosistema esperenziale nel quale vivere per un periodo limitato ma intenso.

Questo è emerso nel convegno "Governare il turismo per competere nel mercato: è (ancora) possibile in Italia? Opportunità e prospettive del governo delle relazioni nella società a rete", organizzato da Ferpi. Passiamo la parola a Francesca.

 

«Prima un’analisi di scenario ricca di contenuti affrontati con angolazioni diverse, poi un confronto politico sereno e costruttivo su uno degli argomenti più critici per il turismo italiano, la governance. Questo in sintesi quanto è avvenuto lo scorso 16 febbraio in Bit, Borsa internazionale del turismo, nel corso del convegno organizzato da Ferpi sul tema: "Governare il turismo per competere nel mercato: è (ancora) possibile in Italia? Opportunità e prospettive del governo delle relazioni nella società a rete".

 

L’alto grado di complessità del settore e le sfide richieste dalle evoluzioni della domanda turistica impongono oggi modelli innovativi di governance che siano finalizzati ad una maggiore competitività delle imprese e delle destinazioni turistiche in Italia. «Il turismo deve essere visto come un ecosistema esperienziale per il quale occorrono nodi gestionali che facciano leva sulle reti di imprese e sulle reti di reti, ha affermato Andrea Rossi (partner di Cse – Crescendo e docente all’Università iulm di Milano) primo tra i relatori del primo panel del convegno.

 

Nell’ottica della costruzione e della gestione delle esperienze turistiche, Rossi ci ha offerto un’attenta disamina delle criticità e delle opportunità presenti nel turismo italiano per arrivare poi a ipotizzare una possibile governance multi-livello e multi-ambito: una Dmo Italia (Destination Management Organization) che sia in sinergia con un sistema di Dmo regionali e, sottostante, un sistema di reti coordinate che possono essere reti di esperienza.

 

«La governance deve mettere al centro il turista e l’esperienza che vuole avere, ha sottolineato Rossi, è necessaria la separazione tra politica e management, tra indirizzo ed attuazione dell’indirizzo, e poi servono partnership pubblico con privato, ma anche pubblico con pubblico e privato con privato, con disponibilità di co-finanziamento delle iniziative, poiché è indispensabile la costruzione integrata dell’offerta di tutto quello che il turista incontra sul territorio e che si compone come esperienza turistica».

 

La rilevanza dell’integrazione, stavolta nell’ottica di una prospettiva europea, è emersa anche dall’intervento di Mara Manente (direttore del Ciset e docente all’Università Ca’ Foscari di Venezia). Partendo dalle finalità di competitività, cooperazione ed integrazione del Trattato di Lisbona, la Manente ha evidenziato non solo le opportunità per il turismo offerte dalla Unione Europea nelle azioni della programmazione 2014-2020 ma, imparando da alcune criticità emerse nelle iniziative dell'Unione europea del 2007-2013, ha anche sottolineato i rischi possibili di incoerenza, divergenza, sovrapposizione o patchwork di misure incomplete se non si attua un approccio integrato al turismo nelle diverse aree di politica.

 

«Il compito di completare e ricondurre ad una coerenza strategica le diverse misure europee che influenzano il turismo va svolto dai governi nazionali e regionali, ha spiegato la Manente, dunque è necessario entrare in relazione con la scala europea, definire le politiche avendo ben presenti gli indirizzi europei e, nella governance, coordinare e completare le diverse misure europee in un quadro strategico che metta la destinazione in grado di cogliere le opportunità di finanziamenti, di apertura di nuovi mercati, di rimozione delle barriere».

 

L’importanza della relazione per lo sviluppo del turismo, emersa chiaramente nei due primi interventi, è stata poi il centro del contributo portato dal past president Ferpi, Toni Muzi Falconi (senior consultant Methodos e docente all’Università Lumsa di Roma e alla NY University) che ha scelto la prospettiva del singolo operatore e della sua responsabilità personale per emergere dal declino. Un’interpretazione della governance tutt’altro che scontata nel turismo italiano quella del governo delle relazioni dei singoli operatori turistici per accelerare il raggiungimento degli obiettivi.

 

«La società a rete si compone di tanti sistemi di relazione fra soggetti che interagiscono per perseguire obiettivi condivisi e il valore di questi sistemi sta nella qualità della relazione che si sviluppa fra i loro componenti, ha sottolineato Muzi Falconi, la comunicazione è lo strumento con cui si articola la relazione ed oggi la qualità delle relazioni e l’efficacia della comunicazione di ogni operatore si possono valutare e misurare con evidenti vantaggi nel governare con più efficacia le variabili che determinano le dinamiche del proprio mercato».

 

Dalla mappatura del sistema di relazioni alla definizione di contenuti di comunicazione efficaci, dalla selezione e attivazione di adeguati canali di comunicazione alla valutazione dei risultati: Toni Muzi Falconi ha presentato un percorso virtuoso per il governo delle relazioni di ciascun operatore turistico evidenziando la necessità di nuove competenze direzionali, relazionali e comunicative per essere più competitivi nella società a rete.

 

La parola ai politici

 

Sono dunque stati molti gli spunti suggeriti per la tavola rotonda politica che è poi seguita. Ad una settimana dalle elezioni, abbiamo creduto utile mettere a confronto i referenti turismo delle coalizioni politiche in campagna elettorale. Non tutte le coalizioni hanno aderito alla nostra iniziativa, noi le abbiamo invitate tutte. Le questioni toccate sono state molte. Ecco solo alcune delle posizioni emerse.

 

Sulla necessità di un Ministero del Turismo con portafoglio che conferisca al settore lo stesso peso che hanno le altre attività produttive nel governo si è espressa Cinzia Renzi (referente turismo di Fare per fermare il declino ) mentre Stefano Ceci (referente turismo di Scelta civica ) ha affermato che il problema della governance nel turismo oggi non è tanto avere un ministro quanto piuttosto definire un’agenda impegnativa per chi governerà che consideri il turismo vero motore di sviluppo per il Paese, con una serie di iniziative e di misure trasversali ai molti comparti collegati al settore, con un referente politico competente dunque che possa agire in supporto e coordinamento con la cultura, con le infrastrutture, con i trasporti, con l’ambiente, con l’agricoltura, con gli esteri e con tutti gli altri ambiti connessi.

 

Sulla possibilità di modificare nuovamente il Titolo V della Costituzione per riportare il turismo da materia esclusiva delle Regioni a materia concorrente tra Stato e Regioni, si sono espressi Ceci che ne ha sostenuto la necessità pur non volendo esaurire le questioni di governance in misure normative, e Armando Cirillo (referente turismo del Partito democratico ) che, invece, ha sottolineato l’opportunità di rispettare ciò che i cittadini hanno deciso con un referendum pur nella disponibilità ad analizzare i risultati prodotti dal Titolo V sul turismo e a riaprire il dibattito nella convinzione che i problemi siano stati dovuti principalmente alla incapacità di realizzare il coordinamento Stato-Regioni aprendo conflittualità istituzionali negative, e nella fiducia che, anche con questa normativa costituzionale, sia comunque possibile fare delle politiche nazionali per il turismo a patto che siano definite in intesa con le Regioni.

 

Ha preferito ragionare da una prospettiva europea Lara Comi (parlamentare europeo del Popolo delle Libertà ), che ha sottolineato come l’Europa debba avere un ruolo fondamentale nel turismo, pur fornendo solo delle linee guida dato che la politica del turismo viene fatta a livello nazionale e regionale, ed ha evidenziato una serie di iniziative messe in campo a livello europeo: dalla semplificazione dei visti all’armonizzazione delle diverse classificazioni della ricettività, dal riconoscimento delle qualifiche professionali delle guide turistiche alla creazione di un marchio di qualità, da iniziative volte a diffondere politiche di sostenibilità nel turismo alla diversificazione dell’offerta turistica con la creazione di percorsi turistici non solo nazionali ma trasversali a livello europeo.

 

La spesa pubblica esorbitante di una governance turistica parcellizzata in migliaia di assessorati ed enti locali è stata evidenziata da Cinzia Renzi che ha riferito dell’apertura di un sito web della sua coalizione per denunciare gli sprechi. La Renzi ha anche riconosciuto che le incomprensioni tra pubblico e privato spesso dipendono dal non capire ‘chi fa che cosa’, mentre pubblico e privato dovrebbero operare in sinergia.

 

Sul ruolo del’Enit si è espresso Armando Cirillo, proponendo la sua trasformazione da ente pubblico a SpA a maggioranza pubblica, con un forte ruolo di coordinamento pubblico privato per una migliore promocommercializzazione delle destinazioni con una particolare attenzione all’innovazione offerte dalle nuove tecnologie digitali. E lo straordinario ruolo del web è stato evidenziato anche da Stefano Ceci, invocando l’alfabetizzazione digitale degli operatori e l’importanza della formazione più in generale in un settore, fatto soprattutto di relazioni, dove le persone sono davvero delle risorse su cui investire.

 

Lara Comi si è poi fermata a lungo sulla difficile problematica delle concessioni balneari collegata alla direttiva Bolkestein, di cui si è personalmente occupata in Unione Europea, i cui effetti si riflettono pesantemente sulle attività di molte piccole imprese italiane e per le quali si sta lavorando alla ricerca di una soluzione sostenibile.

Infine, tutti i relatori hanno giudicato il Piano strategico nazionale per il turismo presentato dal Ministro Gnudi come un importante passo avanti, sebbene con molti e diversi livelli di miglioramento e, quindi, con la necessità di condividerlo al più presto con le Regioni (Cirillo) e con gli operatori (Ceci) per le necessarie modifiche senza annullare, come al solito, un’iniziativa importante ricominciando tutto daccapo (Renzi).

Per dovere di informazione rendo conto che dalla coalizione Rivoluzione civile abbiamo ricevuto, nella stessa giornata di sabato, una email da parte del Presidente Ingroia che, oltre al rammarico di non poter partecipare, ha espresso l’importanza strategica del turismo per l’Italia ed ha sottolineato:

 

«Il nuovo Governo, se vorrà davvero risanare le finanze del paese, dovrà partire da nuove premesse, rilanciare le attività, valorizzare il ‘saper fare’ italiano, cioè la manifattura di qualità e le filiere della green economy, della moda, dell’agricoltura, del turismo e del grandissimo patrimonio artistico. Questo è l’obiettivo di Rivoluzione Civile e, se non saremo al Governo, dal Parlamento sproneremo il nuovo esecutivo lungo questa linea».

 

Da parte nostra abbiamo apprezzato la serenità, non così scontata purtroppo nel nostro Paese, con cui le diverse forze politiche hanno saputo confrontare le loro diverse opinioni. C’è proprio bisogno di confronti pacati e rispettosi, di capacità di attivare e gestire relazioni costruttive e di un impegno comune per un vero rilancio del turismo».

 

Francesca Albanese

delegata nazionale Ferpi Turismo

 

Fonte

Ferpi.it

 

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