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Aree interne, conclusioni

Abbiamo accennato a questo importante incontro qui

Ed ora proviamo a riassumere le conclusioni, seguendo direttamente il ministro Barca che ci offre un quadro complesso ma molto schematico. 

Proprio per questo, anche noi proviamo a riassumere il suo intervento conclusivo con degli schemi, sperando di aver ben compreso. 

Ma prima di tutto partiamo dal video delle conclusioni: eccolo (da 4:17). 


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La strategia

Le conclusioni del ministro Barca partono da una definizione molto chiara di "strategia": un punto focale nel quale convergono aspettative condivise. Un'indicazione di percorso utile soprattutto di fronte a sfide inedite e che deve essere tradotta in proposizioni semplici, raccontabili e presentabili.

Lo schema della strategia per le aree interne

 

Strategia: visione e governance

Come anticipato, il discorso conclusivo delle due giornate può essere schematizzato; affrontiamo allora le due "anime" della strategia:

  • visione
  • governance

partendo dal primo punto.

 

Strategia, visione, mercato

A sua volta la visione presenta al suo interno questi due principi:

  • mercato
  • cittadinanza

 

La visione: mercato e cittadinanza

 

Il primo dei due, il mercato, è una condizione dal quale è impossibile esimersi: se le aree interne non rispondono al mercato rischiano di morire. C'è poco da fare.


Per rispondere è necessario conoscere il quesito: "a quale domanda del mercato le aree interne posso rispondere?". 
Quello che si chiede è la diversità. Questo non solo in relazione alla teoria della diversificazione, ma anche, anzi soprattutto, in relazione al nuovo profilo del consumatore: più attento alle qualità e vicinanza del prodotto, alle responsabilità e credibilità del marchio. In una parola: un consumatore più consapevole.

 

Le aree interne possono rispondere alle preferenze diversificate in quattro ambiti:

  • l'agricoltura, nuova protagonista economica che potrà rafforzarsi anche con azioni di promozione del brand e non solo di specializzazione del territorio.
  • L'energia, in un ripensamento delle relazioni con le aree urbane per capire se è possibile aprire un'offerta delle zone interne.
  • La tutela attiva del territorio che non significa solo difendere le aree interne ma anche le urbane, da queste protette.
  • Il turismo: ultimo ma non in ultimo, al quale associare la domanda di servizi essenziali tenuti in vita da questo ambito.

 

Se il mercato affronta la domanda, non può esimersi di trattare un secondo grande tema: il lavoro.
Nel dibattito sulle aree interne il lavoro è centrale soprattutto se letto come variabile decisiva della sostenibilità demografica e, quindi, dei giovani.

 

Ecco che anche in questo caso il discorso si divide in due aspetti.

  • Il primo si identifica con l'obiettivo: rendere attraente il lavoro nelle aree interne. Un obiettivo da raggiungere in tre modi:
    • coltivare e modernizzare lo stimolo identitario, in una chiave moderna che si integra con la diversità, non negandola;
    • una formazione che fa leva sulla tecnologia per riportare l'esperienza delle cattedre ambulanti;
    • riconoscere la dignità dei lavori delle aree interne (mungere le vacche), anche in città.
  • La seconda dimensione del lavoro, l'immigrazione, pone all'attenzione la tensione che esiste tra le diverse identità. Ma proprio la loro consocenza reciproca consentirà di sciogliere questa tensione.

 

Strategia, visione, cittadinanza

Conclusa la prima parte della visione (il mercato) affrontiamo la seconda: la condizione necessaria perchè i buoni propositi non solo abbiano senso, ma anche realizzazione concreta: la cittadinanza

 

Tre sono gli ambiti sociali e politici protagonisti:

 

La scuola

  • Dare ai ragazzi la libertà di scegliere se andare via o rimanere;
  • offrire una formazione mirata a sviluppare attitudini e competenze utili per il mercato delle aree interne;
  • fare della scuola un centro civico, ad esempio allungando l'orario di apertura.

 

La salute

  • emergenze: ridurre i tempi di attesa anche attraverso una maggiore efficienza nei trasporti;
  • diagnostica ordinaria e post operatoria: sfruttare le nuove tecnologie e portare i servizi al paziente (non il paziente ai servizi);
  • bisogno quotidiano: coinvolgere i comuni nella definzione esatta di una mappa dei bisogni degli abitanti.

 

La mobilità

  • affrontare gli investimenti nelle infrastrutture, certo, ma anche una rivalutazione della gestione del servizio ferroviario
  • promuovere il trasporto collettivo, attraverso proposte che vengano dal territorio.

 

Si conclude così la trattazione della prima "anima" della strategia, la visione. Ci attende la seconda.

 

Strategia, governance

Il ministro affronta questo secondo macro tema partendo da quattro elementi che esulano dal focus sulle aree interne ma necessari alla riflessione.

 

La governance e i suoi messaggi

 

E' indispensabile un disegno istituzionale per:

  • il tema delle unioni delle aree metropolitane;
  • sulla normativa fiscale;
  • sulla normativa riguardante gli usi civici, l'uso dei boschi, delle aree demaniali, nel suo complesso, perchè oggi troppo frammentata e vincolistica;
  • sul patto di stabilità.

Soffermandosi sull'ultimo punto, tema molto sensibile in questi giorni, Barca evidenzia tre possibilità di soluzione molto pragmatiche.

La prima si inserisce nel quadro della programmazione europea 2014-2020, che in euro significa 60 miliardi di fondi stanziati. E' possibile chiedere con maggiore forza che il patto di stabilità europeo consenta la flessibilità negli investimenti , come già previsto dagli accordi.
Di fronte all'obiezione della opacità degli investimenti stessi, la risposta è secca e sintetizzabile in una sola parola: monitoraggio.
La seconda soluzione è un ripensamento delle modalità con cui è stato scritto il patto. La terza, già avviata in parte ma anche la più debole delle tre, è la possibilità di deroghe.

 

I quattro messaggi

Rientrando nel tema delle aree interne, Barca individua quattro messaggi che la strategia deve fare propri:

  • se la scatola progettuale si monta a livello locale, è necessaria una forte strategia nazionale che assicuri coerenza e sblocchi quelle situazioni impantanate a causa di scelte amministrative locali.
  • Anche attraverso la programmazione comunitaria, associare le azioni di sviluppo locale con la gestione associata dei servizi.
  • Richiedere e riconoscere maggiore coerenza tra le tre politiche: scuola, sanità, trasporti.
  • Assegnare i fondi facendo meno bandi e più pianificazione unificata.

 

Strategia, governance: le tre ipotesi

Il ministro propone tre modelli di strategia, organizzati secondo il modello delle scatole cinesi: la prima è compresa nella seconda, che è compresa nella terza. 

 

Le tre ipotesi di governance

Andiamo con ordine:

 

Ipotesi minimalista

Che starebbe per: "Se non facciamo nemmeno questo, è inutile".
In questo modello la governance è centrata nelle Regioni che, attraverso i programmi operativi regionali, agiscono rispondendo a tre condizionalità:

  • i comuni realizzino anche la gestione associata dei servizi;
  • meno bandi, più pianificazione unificata (punto presente nei messaggi)
  • la scuola, la sanità e i trasporti a livello nazionale si impegnino a tener presente, nelle loro politiche, le aree interne. Ciò è possibile attraverso lo strumento della direttiva del ministro ai capi dipartimento.

 

Ipotesi riformista

Comprende la minimalista e vi aggiunge la presenza di un progetto pilota dove non solo si attua una negoziazione territoriale ma anche la presenza al tavolo del progetto dei ministeri coinvolti.
Una strategia che guarda con maggiore attenzione al metodo, comprendendo anche la possibilità di sperimentazione e di apprendimento.

 

Ipotesi d'attacco

Comprende la riformista e forza ancora di più l'attenzione al metodo perchè prevede la possibilità di riunione i progetti in una "federazione", al fine di definire requisiti più stringenti ma allo stesso tempo:

  • approfittare di una piattaforma di know how;
  • creare un luogo di confronto;
  • partecipare a un circuito informativo dove "prendi e riversi".

A questi tre incentivi, se ne può aggiungere un quarto per rendere la federazione un'opzione attraente: una riserva premiale, prevedere cioè un contributo economico per la partecipazione. 
Il "se" che accompagna questa possibilità è però d'obbligo. Barca avverte infatti dei pericoli di proceduralizzazione dei progetti che guardano il dito e non la luna: si concentrano sulla riserva premiale, dimenticandosi lo sviluppo.

 

Semplici, raccontabili, presentabili

Abbiamo concluso questo lungo viaggio nelle conclusioni della due giorni rietina dedicata alle aree interne. 
Ma vogliamo, ancora una volta, forzare la mano su un punto che abbiamo apprezzato molto, da comunicatori, dell'intervento del ministro: una strategia deve essere semplice, raccontabile e presentabile.
Per questo chiudiamo con una veloce presentazione che vorrebbe ancora di più chiarire i molteplici e importanti passaggi di quello che ci attende.

 

Fonti

A questo link del Ministro per la Coesione territoriale tutto il materiale sul Forum.

 

 

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