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Tacita ed esplicita

La distinzione e la definizione di conoscenza tacita e di quella esplicita rappresentano i fondamentali dell'economia della conosenza.

Il concetto di conoscenza tacita è stato introdotto da Michael Polanyi secondo il quale le persone conoscono e sperimentano il mondo integrando la consapevolezza inconscia con quella conscia.

Per comprendere il passo in avanti di Polanyi è necessario ricordare che nell'epistemologia classica conoscere richiede la separazione tra soggetto e oggetto. Per Polanyi la separazione diventa integrazione: il soggetto conosce perchè coinvolge se stesso, interagisce con gli oggetti.

La conoscenza tacita assume rilevanza anche nel Knowledge Management grazie a Nonaka e Takeuchi (1995) che realizzano un modello per il quale la conoscenza tacita incessantemente si trasforma in esplicita a diversi livelli: individuo gruppo, organizzazione e ambiente. 

Le abbiamo nominate, ma cerchiamo di iniziare a definire le due tipologie di conoscenza:

 

«La conoscenza tacita è personale, specifica del contesto e difficilmente formalizzabile e comunicabile, mentre la conoscenza esplicita è codificata e trasmissibile attraverso un linguaggio formale e sistematico [...]. 

La conoscenza esplicita è solamente una piccola parte delle conoscenze possedute dalle persone, rappresenta solo la punta dell'iceberg del corpus complessivo della conoscenza» (pagina 125).

Come direbbe Polanyi: «we know more than we can tell».

 

Ripercorriamo ora alcune tipologia della conscenza tacita, per poi arrivare a quella esplicita. 

 

Non ancora astratta dalla pratica

Per Spender (1993) la conoscenza tacita dovrebbe essere definita come quella non ancora astratta dalla pratica. Essa cioè è inseparabile dai processi di applicazione e di creazione. 

 

Conscia e inconscia

La conoscenza tacita può essere inconscia. 

In questo momento sto scrivendo al computer ma la mia attenzione non è sui tasti premuti o che devo premere, ma sula comprensione, intepretazione e scrittura del pensiero. 

Probabilmente, se dovessi inserire nel testo un simbolo per il quale la mia tastiera cieca fosse insufficiente, e quindi dovessi far ricorso alla conoscenza conscia di questa tastiera, probabilmente perderei il filo del discorso, anche solo per un attimo. 

 

Esplicitabile e non esplicitabile

Nel primo caso rientra la conoscenza che non è ancora esplicita ma che lo potrebbe essere (in un futuro). Nel secondo quella che non potrà essere tradotta attraverso il processo di codifica.

In questo secondo caso sebbene la consocenza non può essere espressa in un linguaggio strutturato (questo significa come vedremo codificarla), è comunque comunicabile?

Per Spender (1996) essa può essere trasmessa per "osmosi", cioè attraverso un trasferimento esperienziale, affettivo, intimo, familaire. Per altri studiosi, tra cui Polanyi, il no è perentorio. 

 

Ora che l'abbiamo citata, vediamo da vicino di che cosa si tratta: 

 

Conoscenza esplicita. Il risultato della condificazione

Iniziamo con una distinzione. 

La conoscenza esplicia può essere: 

  • encoded: codificata secondo simboli, segni e linguaggi;
  • embedded: incorporata in un oggetto ma non codificata da questo.

La codifica però non è una semplice traduzione, ma deve essere fatta eprchè sia compresa dai soggetti coinvolti. questo passaggio è centrale e giustifica il ruolo strategico che la comunicazione, a nostro avviso, ricopre nella codifica stessa.

Balconi (2007) specifica, infatti, che la codifica è intersoggettiva ed è collegata alla maniera in cui il risultato della codifica stessa è compreso daglia ltri. 

Lo stesso autore, inoltre, ci mette in guarda nei confronti dell' "utopia della codifica perfetta": se infatti per codifica perfetta consideriamo il risultato di una traduzione dove il significato è rimasto identito e immutato, dobbiamo essere consci che questo è praticamente impossibile. 

Tra i motivi: 

  • ognuno interpreta personalmente la conoscenza esplicita e ciò rende la sua acquisizione diversa caso per caso (perchè ognuo è diverso);
  • ci sono alcuni concetti che sono particolarmente difficili da codificare;
  • infine esiste il problema di determinare un unico e condiviso linguaggio di traduzione (Babele docet). 

Questo ultimo punto è ancora più evidente nella potenziale molteplicità di sistemi linguistici che la rete rende abitabili. 

 

Tacita ed esplicita: distinte e continue?

Prima di porci la domanda finale sulla distinzione oggetto di questo articolo, riassumiamo le caratteristiche delle due tipologie di conoscenza:

 

Tabella 1. Principali caratteristiche della conoscenza tacita ed esplicita. 

 

Caratteristiche 

Conoscenza tacita 

(per esempio skill ed esperienza dei dipendenti)

Conoscenza esplicita

(per esempio documenti, codici e strumenti)

 Contenuto Non codificato  Non codificato
 Articolazione Difficile  Facile 
Localizzazione Persone Computer, artefatti 
Comunicabilità Difficile Facile
Media Contatto tra persone, storytelling Information technology e altri archivi
Immagazzinamento Difficile Facile
Strategia Personalizzazione Codificazione
Proprietà Organizzazione e suoi membri Organizzazione
Fonti: Jasimuddin, 2007 e de Toni, Fornasier, 2012

 

Ora che abbiamo visto le principali differenze tra le due tipologie, la consocenza tacita e quella esplicita sono separabili oppure continue?

La prima ipotesi è appoggiata dalla maggior parte degli autori che si occupano di organizational knowledge, come Nonaka e Strurmark (2001). 

 

Mentre per altri autori, come Kogut e Zander, tacita ed esplicita sono i due estremi di un continuum. 

Similmente Hall e Andriani (2003) e Boland (1994) parlano di spettro continuo. 

Sempre in questa visione, citiamo anche Progogine (1989) che sostiene quanto rodine e disordine siano una creazione simultanea e Tsoukas (1996) che afferma come le due tipologie di consocenza sono sono separabili.

 

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Economia della conoscenza

Mettere in atto la conoscenza significa generare valore. 

Un tema che risale fin dai tempi più antichi ma che oggi sta assumendo il profilo di approccio strategico di fronte al cambiamento sociale ed economico che abbiamo la fortuna (o la sfortuna, scegliete voi) di vivere. 

 

La conoscenza è una risorsa

economica che, però, non fa più solo parte dei catalizzatori della generazione di ricchezza; essa stessa è ricchezza, è bene (economico). 

Ma non è un bene come tutti gli altri, si comporta in modo strano, rispetto agli altri, e per questo ha bisogno di un’attenzione particolare. 

 

I mediatori cognitivi

OfficineEinstein ha scelto di occuparsene perché crede che questa attenzione debba essere dedicata prima di tutto dai comunicatori, che rivestono il difficile e importante ruolo di mediatori cognitivi. 

Per abbassare tutto più a livello dello sguardo: d’accordo creare relazione e credibilità. Ma per raccontare cosa? Per far conoscere come? 

 

Il gioco si fa duro.