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Individuale e sociale

Una seconda classificazione della conoscenza è quella proposta da Spender (1993): individuale e sociale. La prima, come è facile intendere, è la conoscenza che si origina e che è presente negli individui; la seconda è quella creata dalle azioni collettive dei gruppi.

Questo seconod tipo di conoscenza, proprio perchè deriva dalle pratiche organizzative e dall'interazione e dalle relazioni che si creano fra le persone, è particolarmente interessante per lo studio della conoscenza delle organizzazioni stesse.

Inoltre la conoscenza sociale può essere disponibile pubblicamente sia sotto forma di conoscenza encodedsia di conoscenza embedded (ne abbiamo parlato qui) attraverso la formalizzazione in routine, norme, cultura aziendale e, in senso più ampio, organizzativa.

Con la tabella che segue individuiamo le classificazioni della conoscenza organizzativa, derivate dall'incrocio tra tacita ed esplicita e tra individuale e sociale.

 

   individuale sociale

tacita 

 inconscia

(azioni automatiche)

collettiva

(conoscenza comune

esplicita   conscia

scientifica

(oggettivabile)

Tabella 2. La conoscenza organizzativa (fonte)

 

Queste tipologie di conoscenza organizzativa determinano diversi metodi di apprendimento e mmorizzazione e interagiscono fra loro in maniera dialettica fino a formare un sistema organico di conoscenza. 

 

Fermiamoci, allora, sulla conoscenza sociale, nelle due sue forme "organzzative". 

La conoscenza sociale tacita, anche definita come communal knowledge può essere associabile a quella condivisa, ad esempio, da un team di progetto, sebbene non sia mai stata resa "esterna". 

Al contrario, la conoscenza scientifica (l'incrocio tra sociale ed esplicita) è quella resa oggettivabile e per la quale i processi di memorizzazione e reperimento sono fondamentali.

Ne sono un esempio le librerie, le banche dati, le procedure standardizzate, gli archivi, l'organizzazione del sapere.

 

Se questo riguarda la sociale, i processi di memorizzazione e di reperimento per le tipologie della prima colonna della tabella sono più complessi, sostanzialmene perchè i confini tra inconscia e conscia sono molto labili e sfumati. 

 

Indubbiamente queste definizioni sono di non semplice applicazione alla realtà, ma allo stesso tempo rappresentano il cuore dell'economia della conoscenza e, più in generale, della knowlege management

Lo stesso Spender (sempre nel 1993) afferma che il vantaggio competitivo di un'organizzazione emerge dalla interazione dele quattro tipologie organizzative.

Del resto, un modo per rafforzare la propria capacità sul mercato è quello di trasformare la consocenza individuale tacita in conoscenza collettiva, perchè patrimonio comune ma difficilmente raggiungibile dai competitor come sostenuto Vat (2003).

 

Un esempio di questa attenzione verso la conoscenza collettiva la possiamo anche riscontrare  su questa interessante storia che vede protagonista il "guru" del postmoderno, Steve Jobs, raccontato sotto la luce di un manager particolarmente geloso e determinato a difendere la communal knowledge

 

Bibliografia

John Cristopher Spender

Competitive advantage from tacit knowledge? Unpacking the concept and its strategic implications

Academy of management best paper proceeding

1993, pagine 37-41.

 

Kam Hou Vat
Toward an actionable framework of knowledge synthesis in the pursuit of learning Organization
Informing science
giugno 2003, pagine 1163 - 1180

 

 

Fonti

Alberto F. de Toni, Andrea Fornasier

Knowledge management

Guida del Sole24Ore

2012 Gruppo Sole24Ore, Milano

Pagine 130-132

 

Lettera43

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Economia della conoscenza

Mettere in atto la conoscenza significa generare valore. 

Un tema che risale fin dai tempi più antichi ma che oggi sta assumendo il profilo di approccio strategico di fronte al cambiamento sociale ed economico che abbiamo la fortuna (o la sfortuna, scegliete voi) di vivere. 

 

La conoscenza è una risorsa

economica che, però, non fa più solo parte dei catalizzatori della generazione di ricchezza; essa stessa è ricchezza, è bene (economico). 

Ma non è un bene come tutti gli altri, si comporta in modo strano, rispetto agli altri, e per questo ha bisogno di un’attenzione particolare. 

 

I mediatori cognitivi

OfficineEinstein ha scelto di occuparsene perché crede che questa attenzione debba essere dedicata prima di tutto dai comunicatori, che rivestono il difficile e importante ruolo di mediatori cognitivi. 

Per abbassare tutto più a livello dello sguardo: d’accordo creare relazione e credibilità. Ma per raccontare cosa? Per far conoscere come? 

 

Il gioco si fa duro.