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Energia della conoscenza

Bello il tema del riuso degli oggetti. Davvero. E bravissimi tutti. 

Ma basta fermarci a pensare appena appena e ci accorgeremmo che pratichiamo (tutti insieme) continuamente la pratica del riuso. Lo facciamo sempre, in ogni momento con la conoscenza

Il decimo capitolo del libro Knowledge management ce lo spiega proprio bene, introducendo una metafora che in parte è stata già  fatta in queste pagine: l'energia della conoscenza

Gli autori del libro definiscono:

  • la conoscenza un'entità plurale: conservativa, moltiplicativa e generativa;
  • il valore della conoscenza in relazione al contesto: indipendente o dipendente;
  • l'ncorporazione della conoscenza in un vettore di natura duale: oggetto e processo. 

D'accordo, entriamo nel dettaglio. 

La natura plurale

Rullani lo dice chiaramente; la conoscenza non si esaurisce con l'impiego, ma si moltiplica. E' una risorsa ribelle che, molto prima del moderno concetto di riuso degli oggetti, non è mai scarsa. Non appare più un caso, allora, che la nuova attenzione al riuso sia nata proprio nella società della conoscenza. 

Ora, non solo la conoscenza non si esaurisce, ma è anche generativa: il suo uso ne crea di nuova, nello scambio. 

Anche qui: quale è la differenza con il design del riciclo? 

Ma attenti, come ci dicono i due autori Alberto F. de Toni e Andrea Fornasier:

«La conoscenza come entità generativa è tipica di un contesto aperto, dove la diffusione della conoscenza implica processi di combinazione che creano nuove conoscenze; in questo caso si può parlare non solo di aumento in termini quantitativi, ma anche in termini qualitativi ovvero di un avanzamento di consocenza». 

La relazione con il contesto

La conoscenza è difficilmente dissociabile dal suo contesto. ma, anche qui, c'è un ma. Più la conoscenza è codificata, cioè incorporata in un prodotto, meno è dipendente dal contesto di origine. 

Citiamo ancora: 

«Il valore che noi le attribuiamo (alla conoscenza, ndr) è una funzione di un contesto che assumiamo e di una metrica che adottiamo. In altre parole il valore della conoscenza è una nostra rappresentazione soggettiva». 

Questo passaggio ci piace particolarmente perché lo possiamo considerare come base filosofica del riuso. Che cosa è infatti un oggetto, un nostro artefatto, se non una conoscenza codificata che può essere soggettivamente interpretata in un altro modo?

Ed ecco che, come per magia (la magia che si chiama creatività) da una bottiglia di plastica può nascere un fiore. 

La conoscenza come la luce

Ci avvicinaimo alla metafora dell'energia della conoscenza. Come la luce, anche la conoscenza ha una natura duale: 

  • corpuscolare: la conoscenza degli oggetti, codificata nella materia;
  • ondulatoria: la conoscenza in un processo. 
Potenza e atto

Quanto vale la conoscenza?

Questa è la domanda che guida tutto il volume di Knowledge management e ha una domanda disarmante: "tutto e niente". 

Perché riprendendo il caro e vecchio Aristotele la conoscenza può essere in potenza, come in fisica c'è l'energia potenziale, o in atto, come l'energia cinetica.

E non esiste l'una senza l'altra. 

Per questo motivo è semplicemente delirante togliere i fondi alla ricerca (ma questa è un'altra storia). 

Comunque.

La conoscenza come l'energia.

La conoscenza è energia. 

Come in fisica...

Aspetta, come diceva il vecchio saggio?

Nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma.

 

 

 

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Economia della conoscenza

Mettere in atto la conoscenza significa generare valore. 

Un tema che risale fin dai tempi più antichi ma che oggi sta assumendo il profilo di approccio strategico di fronte al cambiamento sociale ed economico che abbiamo la fortuna (o la sfortuna, scegliete voi) di vivere. 

 

La conoscenza è una risorsa

economica che, però, non fa più solo parte dei catalizzatori della generazione di ricchezza; essa stessa è ricchezza, è bene (economico). 

Ma non è un bene come tutti gli altri, si comporta in modo strano, rispetto agli altri, e per questo ha bisogno di un’attenzione particolare. 

 

I mediatori cognitivi

OfficineEinstein ha scelto di occuparsene perché crede che questa attenzione debba essere dedicata prima di tutto dai comunicatori, che rivestono il difficile e importante ruolo di mediatori cognitivi. 

Per abbassare tutto più a livello dello sguardo: d’accordo creare relazione e credibilità. Ma per raccontare cosa? Per far conoscere come? 

 

Il gioco si fa duro.