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2014 l'anno del web semantico

Il 2014 sarà l'anno del web semantico. Ce lo dice Wired Italia che con un altro elenco riassume e analizza i risultati del report di Expert system. 

Già quando abbiamo parlato del nuovo motore alla base delle ricerche di Google, Hummingbird, (ricordate?), il web semantico è apparso quale nodo di svolta per la nostra presenza sul web. Ora il discorso sembra ampliarsi e coinvolgere un approccio più sistematico che coinvolge tutta la conoscenza. 

Un fenomeno, questo, che si deve collegare all'esplosione del ruolo del social marketing che ha posto al centro delle operazioni commerciali il valore delle relazioni e dei contenuti prodotti da queste. 

 

Ma non solo. Estremamente interessante anche il punto otto: 

8. Valorizzare il capitale intellettuale. Anche l’esperienza va gestita. La semantica ottimizzerà la fruizione e la condivisione del capitale intellettuale, grazie alla capacità di mappare anche tutte quelle conoscenze che tipicamente rimangono legate ad esperienze individuali, archiviate chissà dove, sepolte nelle email.

 

La prospettiva allora si allarga a quella che tra queste pagine chiameremmo "identità della fonte", costruita non solo su un marchio, ma sulle conoscenze individuali che spesso soggiaciono nascoste ma che costruiscono e influenzano la vita dell'emittente della comunicazione (brutta espressione, lo so, ma per capirci). 

Sarà allora fondamentale preservare la coerenza della comunicazione, come suggerito dall'articolo di Wired, che non potrà più partire da un'impostazione dall'alto della strategia, ma che dovrà essere negoziata con le reali esigenze presenti. 

 

Questo, a nostro avviso, la vera sfida della trasformazione della comunicazione in questo inizio di millennio, definita come "compliance" da Wired e che abbiamo riconosciuto come must di quella che abbiamo scoperto chiamarsi Content strategy

Una sfida perché sarà un campo in cui entreranno in collisione due grandi competenze: il comunicatore, al quale affidiamo il ruolo di sistematizzare e rendere comprensibile la conoscenza, e quella degli addetti alla materia guidati dall'esigenza di non distaccarsi da un linguaggio che protegga il contenuto dalla conformità con legami esterni (come norme, consuetudini tecniche, leggi, eccetra). 

 

Eppure è proprio nel web sematico la spinta (e al tempo stesso l'esigenza) di trovare una collaborazione, perché se da un lato il comunicatore non sarà più l'uomo solo al comando ma dovrà abbassarsi ad ascoltare i "segnali deboli", dovremmo anche imparare a tradurre le informazioni e le consocenze in un linguaggio comprensibile da tutti, perché in quel tutti (a partire dal prossimo anno) ci saranno anche le macchine, una delle più grandi fortezze del linguaggio tecnico. E se ci riescono loro, credo, ci possano riuscire tutti. 

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Economia della conoscenza

Mettere in atto la conoscenza significa generare valore. 

Un tema che risale fin dai tempi più antichi ma che oggi sta assumendo il profilo di approccio strategico di fronte al cambiamento sociale ed economico che abbiamo la fortuna (o la sfortuna, scegliete voi) di vivere. 

 

La conoscenza è una risorsa

economica che, però, non fa più solo parte dei catalizzatori della generazione di ricchezza; essa stessa è ricchezza, è bene (economico). 

Ma non è un bene come tutti gli altri, si comporta in modo strano, rispetto agli altri, e per questo ha bisogno di un’attenzione particolare. 

 

I mediatori cognitivi

OfficineEinstein ha scelto di occuparsene perché crede che questa attenzione debba essere dedicata prima di tutto dai comunicatori, che rivestono il difficile e importante ruolo di mediatori cognitivi. 

Per abbassare tutto più a livello dello sguardo: d’accordo creare relazione e credibilità. Ma per raccontare cosa? Per far conoscere come? 

 

Il gioco si fa duro.