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Per una cittadinanza della conoscenza

Pietro Greco, giornalista scientifico, scrittore e direttore del master in Comunicazione scientifica alla Sissa di Trieste, in questa intervista ci offre molti spunti interessanti su almeno due aspetti: l'Italia e l'economia della conoscenza e il ruolo del ricercatore e del comunicatore

Partendo dalla deprimente dimostrazione numerica di quanto l'Italia non sia ancora entrata nella società della conoscenza, Pietro Greco ridefinisce il ruolo dei ricercatori scientifici e dei comunicatori. 

 

Del resto la domanda è sempre la stessa. "Come avvicinare la scienza al grande pubblico?"

Forse questo riferimento ci sembra un po' troppo pensato su un ambito complesso e specifico come la scienza, ma è utile anche a noi, perché se funziona per la ricerca scientifica, il grado massimo del linguaggio specialistico, potrà funzionare anche per il resto. 

E allora la domanda diventa: "Come avvicinare qualsiasi tema senza perdere in esattezza e fascino al grande pubblico?".

 

Il punto di partenza è chiaro: anche i non esperti (noi comuni mortali, per intenderci, quelli che ancora oggi inorridiscono al ricordo delle lezioni di chimica al liceo) devono capire quello che fa la ricerca scientifica. 

Perché questo accada, la professionalità del ricercatore deve prevedere anche competenze comunicative e creatività (capito? "creatività"). Insomma, chi si occupa di scienza deve saper comunicare per professione e non solo per talento

Allo stesso tempo, il "mondo dei media" deve acquisire una maggiore cultura scientifica.

 

Sperando di non forzare troppo le parole di Greco, quello che intravediamo è un avvicinamento tra la figura del tecnico e quella del comunicatore nel campo comune della "mediazione cognitiva", che altro non sarebbe che la comunicazione stessa. 

Ora la domanda , forse superficiale, che ci possiamo porre è: "Davvero ci serve seguire così da vicino la scienza?".

E se magari non è una vostra domanda questa, confessatelo: quanti di voi si fidano della prescrizione del proprio medico e non leggono il "floglietto illustrativo" (un po' perché è incomprensibile, un po' perché poi non si riesce mai a ripiegarlo come in origine e non entra più nella scatola)? 

 

Ebbene, per Greco il nostro impegno nel comprendere è necessario perché solo così possiamo entrare nella società della conoscenza, definita e delimitata da quelli che Greco chiama: "diritti di cittadinanza scientifica": la possibilità di partecipare democraticamente agli sviluppi della ricerca. Perché questo accada, magari sarebbe importante iniziare a capire qualcosa del "foglietto illustrativo". 

Rafforziamo il concetto: "occorre creare un ambiente culturale con una forte vocazione alll'innovazione". Conditio sine qua non? Un forte spirito critico. 

 

Questa la strada per rilanciare L'italia, perché, e oramai lo sentiamo dire in tutte le salse, questa crisi non è né solo, né soprattutto economica. 

 

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Economia della conoscenza

Mettere in atto la conoscenza significa generare valore. 

Un tema che risale fin dai tempi più antichi ma che oggi sta assumendo il profilo di approccio strategico di fronte al cambiamento sociale ed economico che abbiamo la fortuna (o la sfortuna, scegliete voi) di vivere. 

 

La conoscenza è una risorsa

economica che, però, non fa più solo parte dei catalizzatori della generazione di ricchezza; essa stessa è ricchezza, è bene (economico). 

Ma non è un bene come tutti gli altri, si comporta in modo strano, rispetto agli altri, e per questo ha bisogno di un’attenzione particolare. 

 

I mediatori cognitivi

OfficineEinstein ha scelto di occuparsene perché crede che questa attenzione debba essere dedicata prima di tutto dai comunicatori, che rivestono il difficile e importante ruolo di mediatori cognitivi. 

Per abbassare tutto più a livello dello sguardo: d’accordo creare relazione e credibilità. Ma per raccontare cosa? Per far conoscere come? 

 

Il gioco si fa duro.