testata

Io, Mio e Ego

La frase "scientia potentia est" (a volte: "scientia est potentia") è un aforisma latino col significato di "sapere è potere", cioè: la fondata conoscenza di una disciplina è il presupposto per utilizzarla al meglio.
Viene solitamente attribuita a Francis Bacon (filosofo e saggista inglese) anche se non vi è presenza di questa frase precisa nei suoi scritti in inglese o in latino.
Bacon in realtà aveva scritto "ipsa scientia potestas est", ovvero, "la conoscenza stessa in quanto tale, è potere"; la versione corrente della frase è da attribuire a Thomas Hobbes che, in gioventù, era stato segretario di Bacon.

 

Quindi la “conoscenza è potere”, ma è anche una questione che tocca l’ego di ognuno …
Albert (Einstein), che cito sempre per primo, diceva:

«Maggiore è la conoscenza, minore è l’ego: tanto minore è la conoscenza, tanto maggiore sarà l’ego»

… ed ancora:

«Il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura e in che senso egli e giunto a liberarsi dall'io.»

 

la formula: maggiore è la conoscenza, minore è l’ego


«Se potessimo cancellare l'«Io» e il «Mio» dalla religione, dalla politica, dall'economia, saremmo presto liberi e porteremmo il cielo in terra.»

Questo lo ha detto il Mahatma Gandhi,  aggiungerei che se potessimo cancellare quel' "Io" e quel "Mio" ancora oggi e domani, nella quotidianità, nelle risposte, nelle relazioni con gli altri, con i nostri vicini, con i nostri amici o parenti, la vita sarebbe, banalmente, più semplice per tutti.

 

Libertà ed eguaglianza, sono caratteristiche essenziali della democrazia, ognuno dovrebbe desiderare la libertà non solo per se stesso, ma anche per gli altri.
Questo è possibile solo se "l'ego" non si sente unico ma, almeno in linea di principio, uguale al "tu".


Se ognuno di noi considera come essenziali le differenze, certamente innegabili, che esistono
l'ego può rispettare il diritto del tu ad essere anch'egli un ego.

 

Come mamma ripetevo ai miei tre figli quando erano piccoli, e l'ho ripetuto ad ogni occasione utile, magari mettendo cartelli attaccati con le calamite colorate al frigorifero, che

«la propria libertà finisce quando inizia quella dell'altro».

 

Per essere più chiara e semplificare al massimo il messaggio il mio cartello diceva:

«La libertà di Ilaria finisce quando inizia quella di Camilla o di Niccolò.
La libertà di Camilla finisce quando inizia quella di Ilaria o di Niccolò.
La libertà di Niccolò finisce quando inizia quella di Ilaria o di Camilla»

… almeno così non c'erano fraintendimenti o equivoci, tanto meno ingiustizie sempre citate come prima spiegazione per ogni occasione.

Cristiana Rinaldi

 

Share

Economia della conoscenza

Mettere in atto la conoscenza significa generare valore. 

Un tema che risale fin dai tempi più antichi ma che oggi sta assumendo il profilo di approccio strategico di fronte al cambiamento sociale ed economico che abbiamo la fortuna (o la sfortuna, scegliete voi) di vivere. 

 

La conoscenza è una risorsa

economica che, però, non fa più solo parte dei catalizzatori della generazione di ricchezza; essa stessa è ricchezza, è bene (economico). 

Ma non è un bene come tutti gli altri, si comporta in modo strano, rispetto agli altri, e per questo ha bisogno di un’attenzione particolare. 

 

I mediatori cognitivi

OfficineEinstein ha scelto di occuparsene perché crede che questa attenzione debba essere dedicata prima di tutto dai comunicatori, che rivestono il difficile e importante ruolo di mediatori cognitivi. 

Per abbassare tutto più a livello dello sguardo: d’accordo creare relazione e credibilità. Ma per raccontare cosa? Per far conoscere come? 

 

Il gioco si fa duro.