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Le variabili della knowledge strategy

Abbiamo già individuato nell'articolo precedente le dimensioni della strategia della conoscenza (ks). Vediamo ora le tre variabili sulle quali costruire la knowledge strategy.
Definire una strategia della conoscenza significa definire contesto, contenuto e processo.

L'individuazione di queste tre variabili hanno un particolare interesse non solo per comprendere cosa sia una knowledge strategy. e come si sviluppi, ma anche per cercare una propria strada nella gestione della conoscenza, nel rispetto dell'unicità della cultura aziendale, dei propri valori e delle persone che ogni realtà accoglie. Diverse per definizione. 

Ma prima, sintetizziamo la definizione delle tre variabili. 

 

1. Where? Il contesto

albero in un prato

riconoscere il contesto socio culturale dell'azienda e nel quale vuole sviluppare la sua strategia.

 

2. What? Il contenuto

frutta

cosa l'azienda vuole fare, identificando così obiettivi, risorse, attori, competenze, eccetera.

 

3. How? Il processo

pianta che cresce

Determinare le politiche e le modalità di attuazione della strategia, come ad esempio i processi decisionali, la formalizzazione delle procedure, eccetera.

 

Un ruolo di primo piano rivestito dalle tecnologie che fanno parte, nel loro uso concreto, della cultura aziendale. Le tecnologie possono essere distributive o collaborative, in relazione al modello scelto di ks.
Proprio perché parte della cultura aziendale, l'impianto tecnologico è compreso nella variabile contesto.

 

Novità o normalità?

A una prima lettura di questa sintesi, la reazione potrebbe essere di sorpresa per la semplicità e la normalità delle categorie proposte.
Contesto, contenuto e processo sono infatti tre variabili che sempre risultano strategiche per chi si occupa di conoscenza.
Eppure questa normalità, negli ultimi anni, è diventata una "nuova" novità: grazie alla ricca riflessione sulla content strategy, nata in seno al web 2.0, le tre variabili ritornano ad essere complesse e soprattutto integrate. E, forse, l'aspetto più innovativo è che si sono imposte all'attenzione di tutti perché tutti, oggi, proviamo a trasformare conoscenza in conoscenza condivisa.

Quello che si prospetta è allora una maggiore richiesta di capacità di progettazione della strategia della conoscenza e della strategia dei contenuti.
Cari comunicatori, ogni riferimento a cose, persone o professioni, è puramente casuale.

 

Fonti

Alberto F. de Toni, Andrea Fornasier

Knowledge management

Guida del Sole24Ore

2012 Gruppo Sole24Ore, Milano

Pagine 192-194

 

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Economia della conoscenza

Mettere in atto la conoscenza significa generare valore. 

Un tema che risale fin dai tempi più antichi ma che oggi sta assumendo il profilo di approccio strategico di fronte al cambiamento sociale ed economico che abbiamo la fortuna (o la sfortuna, scegliete voi) di vivere. 

 

La conoscenza è una risorsa

economica che, però, non fa più solo parte dei catalizzatori della generazione di ricchezza; essa stessa è ricchezza, è bene (economico). 

Ma non è un bene come tutti gli altri, si comporta in modo strano, rispetto agli altri, e per questo ha bisogno di un’attenzione particolare. 

 

I mediatori cognitivi

OfficineEinstein ha scelto di occuparsene perché crede che questa attenzione debba essere dedicata prima di tutto dai comunicatori, che rivestono il difficile e importante ruolo di mediatori cognitivi. 

Per abbassare tutto più a livello dello sguardo: d’accordo creare relazione e credibilità. Ma per raccontare cosa? Per far conoscere come? 

 

Il gioco si fa duro.