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Come ottenere il meglio dal nostro pensiero

Il pensiero è il sistema operativo della macchina più sofisticata di cui disponiamo da sempre, fatta di hardware (il cervello) e software (la mente).
Un sistema operativo di per sé non sa fare nulla di pratico, ma è l’unico strumento con cui il software interagisce con l’hard­ware, producendo risultati banali, mediocri, buoni, eccellenti.
Anche il pensiero non sa fare altro che attivare il cervello per mezzo degli input ricevuti dalla mente, ma è l’unico strumento con cui la mente fa fare al cervello ciò che lei vuole. E una mente che sa pensare sa produrre risultati ottimali in ogni occasione.


Ma come si fa a pensare bene?

La capacità di pensare si può migliorare, si può adattare a scenari e circostanze che cambiano?

 

Come ottenere il meglio dal nostro pensiero

Ecco una dozzina di passi da compiere per ottenere il meglio dal nostro pensiero.

  1. Proattività. Possiamo provare a giocare d’anticipo sugli eventi, a prendere l’iniziativa invece di correre ai ripari o subire circostanze diverse e non più funzionali.
  2. Visione sistemica. Invece di guardare il dito, proviamo a guardare la luna, e intorno stelle e galassie. Uniamo i punti per mettere in luce figure nascoste. Guardiamo dietro l’angolo e oltre il muro, per scoprire la città, il quartiere, la regione.
  3. Pensiero strategico. Facciamo e diciamo cose mirando a uno scopo, o tanto per farle? Che cosa ci aspettiamo da una domanda, una risposta, una supposizione? Sappiamo confrontare punti di vista diversi, anticipare gli eventi in un percorso funzionale agli obiettivi che vogliamo raggiungere?
  4. Pensiero produttivo. Usiamo il pensiero verticale dell’emisfero cerebrale sinistro per imparare nuove cose, per risolvere problemi con soluzioni inedite, per ampliare le possibilità nostre e dell’organizzazione in cui operiamo.
  5. Pensiero analogico. Col pensiero laterale dell’emisfero destro troviamo analogie, somiglianze, metafore, immagini, suoni che facciano vedere e sentire meglio una situazione complessa.
  6. Pensiero collettivo e connettivo. Oggi i problemi sono troppo complessi perché possano essere risolti da una sola persona. Saper pensare in gruppo e in rete è una capacità mai così importante come ora.
  7. Limiti e potenzialità del pensiero. Le capacità del pensiero sono sconfinate, ma alcuni comportamenti le limitano fortemente. È importante conoscerli ed evitarli, o imparare a usarli con cautela.
  8. Orientamento al risultato. L’attività della mente non si vede nemmeno se non produce risultati. Pensare bene significa ottenere i migliori risultati col minimo sforzo, output concreti e funzionali agli obiettivi da raggiungere.
  9. Flessibilità. Cambiare punto di vista, mettersi nei panni di un altro, adattarsi alla situazione sfruttandone le opportunità invece di ignorarle o contrastarle, sono i requisiti di un pensiero flessibile.
  10. Ottimismo. La capacità di trovare il lato positivo delle cose aiuta a risolvere problemi, perché suggerisce vie d’uscita e punti di vista costruttivi. La crisi contiene al tempo stesso minacce e opportunità. L’intelligenza consiste nel prevedere le minacce e nel cogliere le opportunità. 
  11. Creatività. Quanti modi ci sono per fare una cosa? Esistono alternative? Ciò che “si è fatto sempre così” può esser fatto in altri modi? Come stimolare la creatività propria e del proprio gruppo?
  12. Gestione del cambiamento. Risolvere un problema significa cambiare ciò che aveva generato il problema. Ma spesso il cambiamento spaventa, perché comporta scelte rischiose e rinunce a comode abitudini.

 

Cosa hanno in comune queste capacità?

Sono tutte indispensabili per la gestione efficace del problema:

  • dal momento in cui mettiamo in evidenza il bisogno di cambiamento,
  • al cambio di prospettiva,
  • alla visione positiva,
  • al considerare il problema specifico come parte di un sistema più ampio,
  • alla generazione di idee e soluzioni,
  • fino alla produzione di risultati.

 


Il problema va inteso non tanto quindi come difficoltà, quanto come algoritmo di cambiamento, utile sia a superare un ostacolo o un limite, sia a migliorare ciò che già va bene.

 

Slow reading, fast learning

Questo testo è la premessa dell'ultimo libro di Umberto Santucci inserito nella collana “12 passi”. Una serie di volumi per migliorare le proprie abilità e puntare al massimo.

Ogni volume è fondato sul metodo dei dodici passi: dodici passi, dodici capitoli...

Un capitolo alla settimana e in tre mesi ottieni un cambiamento significativo.

 

Leggi lentamente ogni capitolo, fai gli esercizi suggeriti, attiva ricerche sul web e sui social media usando i concetti chiave suggeriti e riassumi il tutto con la guida finale all’azione.

Potrai inoltre accedere a pillole e-learning che ripresentano gli argomenti di ciascun volume in modo multimediale, e potrai richiedere un coaching personalizzato per applicare quanto appreso a problemi specifici e concreti. Anche la ricerca ha dimostrato che dodici settimane è il tempo ottimale per rompere vecchie abitudine e acquisire nuove abilità!

 

Fonte

Umberto Santucci (2014), Per ottenere ciò che vuoi. Sfruttando al massimo la tua intelligenza, 12 passi, Skilla, Franco Angeli editore, 2014

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Economia della conoscenza

Mettere in atto la conoscenza significa generare valore. 

Un tema che risale fin dai tempi più antichi ma che oggi sta assumendo il profilo di approccio strategico di fronte al cambiamento sociale ed economico che abbiamo la fortuna (o la sfortuna, scegliete voi) di vivere. 

 

La conoscenza è una risorsa

economica che, però, non fa più solo parte dei catalizzatori della generazione di ricchezza; essa stessa è ricchezza, è bene (economico). 

Ma non è un bene come tutti gli altri, si comporta in modo strano, rispetto agli altri, e per questo ha bisogno di un’attenzione particolare. 

 

I mediatori cognitivi

OfficineEinstein ha scelto di occuparsene perché crede che questa attenzione debba essere dedicata prima di tutto dai comunicatori, che rivestono il difficile e importante ruolo di mediatori cognitivi. 

Per abbassare tutto più a livello dello sguardo: d’accordo creare relazione e credibilità. Ma per raccontare cosa? Per far conoscere come? 

 

Il gioco si fa duro.