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Una trama ideale d’impresa

«Può l’industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell’industria dei profitti? Non vi è al di là del ritmo apparente qualcosa di più affascinante, una destinazione, una vocazione anche nella vita della fabbrica?»

Discorso di Adriano Olivetti a Pozzuoli, 1956

 

Adriano Olivetti nasce ad Ivrea l'11 aprile del 1901, fu industriale ma anche intellettuale, urbanista, editore. Scomparso il 27 febbraio del 1960, fu capace di abbinare le logiche e i successi dell'impresa a un progetto sociale ancora oggi innovativo.

Sognatore, utopista, imprenditore con una grande visione, Olivetti portò la piccola azienda di famiglia a competere alla pari con i giganti del mercato mondiale della sua epoca.

 

Una gestione comunitaria dell’azienda

L’impresa, nel pensiero di Olivetti, è un motore di sviluppo economico e sociale della comunità, il cuore produttivo e il centro di diffusione di valori etici per la persona e la comunità. Quella di Adriano Olivetti è una cultura imprenditoriale costruita su forti convinzioni riformiste e solidaristiche.

Adriano Olivetti nel saggio “La fondazione proprietaria”, edizioni Comunità indicò una gestione comunitaria dell’azienda, sia in termini di governance che finanziari, superando la proprietà individuale e che avrebbe dovuto essere suddivisa in quattro parti:

  • una quota alla Comunità,
  • una alla più vicina Università,
  • una quota alla proprietà storica (azionisti e famiglia Olivetti)
  • ed, infine, una quota ai lavoratori.

Una “proprietà plurale”, intesa a coordinare stabilmente le forze sociali avanzate espresse dalla società industriale e renderle strutturalmente tutte corresponsabili delle linee strategiche dell’azienda per l’immediato bene comune e per quello delle future generazioni.

 

140808 Olivetti in fabbrica

 

Olivetti e Imola

Nel territorio imolese la cooperazione ha superato ampiamente il secolo di vita a partire dal ruolo storico giocato da importanti figure di riferimento come Giuseppe Mazzini e Andrea Costa.

 

Ha inoltre registrato alcuni fra i più importanti esempi di filantropia a livello nazionale come Giuseppe Bucci, Giuseppe Scarabelli, Paolo Galeati, Romeo Galli ma anche semplici operai che scelsero il modello cooperativo ai primi del Novecento e che hanno saputo trasmettere alle generazioni successive valori e capacità.

Ed è proprio ad Imola che ha sede l'associazione Città dell'uomo, sorta nel 2004 per analizzare e dibattere le molte testimonianze dell’esperienza comunitaria di Adriano Olivetti; per ricordare un genio imprenditoriale con una grande passione umana, anche perché Imola è la patria di un movimento “olivettiano” ante-litteram come il movimento cooperativo industriale, in vita da un secolo e mezzo, e della più recente cooperazione sociale.

 

In questi anni l’associazione Città dell'uomo ha organizzato incontri, convegni e pubblicazioni, portando a conoscenza di Imola e del territorio il vasto lavoro ideativo e pragmatico di Olivetti. Nel 2008 è stato realizzato il volume “Quattro anni con Olivetti”, edito da La Mandragora.

Nel corso del 2014, la presentazione del filmato avverrà il 1 dicembre presso la Sacmi di Imola, l'associazione realizzerà il documentario “Una trama ideale d’impresa” e programmare alcune proiezioni con la partecipazione di autorevoli relatori, storici, imprenditori, per un successivo dibattito pubblico di approfondimento.

Il documentario vuole, da parte sua, approfondire, attraverso testimonianze inedite e documenti originali dell’archivio Olivetti, le tematiche del pensiero comunitario e le affinità con il modello sociale ed economico regionale e imolese improntato su una forte presenza della Cooperazione e di numerosi imprenditori “illuminati”. 

 

“Una trama ideale d’impresa”

Realizzazione del documentario “Una trama ideale d’impresa: la visione economico-sociale di Adriano Olivetti e l’esperienza del tessuto economico imolese e regionale” soggetto di Mauro Casadio Farolfi e Mauro Bartoli; basato sul libro “Quattro anni con Olivetti” e su conversazioni con imprenditori e cooperatori che hanno realizzato l’esperienza olivettiana.

140808 Olivetti macchina da scrivere


SINOSSI: attraverso le interviste si affrontano le affinità con il modello economico sociale della Cooperazione, che a tutt’oggi ha dato prova di saper coniugare efficienza e solidarietà, trasformandole in un volano di crescita e occupazione. Da questo paradigma, la visione olivettiana e il modello cooperativo, il documentario descriverà l’esperienza storica della Olivetti che metteva in primo piano l’idea della centralità della persona e della responsabilità sociale dell’impresa. Il documentario che prevede un saluto del Presidente della Fondazione Adriano olivetti, dr.ssa Laura Olivetti, si svilupperà attraverso riflessioni e testimonianze di personalità della cultura e della cooperazione (Aldo Bonomi, Emilio Renzi, Luca Zevi, Giuliano Poletti, Stefano Zamagni), di imolesi che hanno lavorato ad Ivrea (Rosetta Baroncini) e ad Imola per la Olivetti (Achille Noris e Pietro Giovannini), di dirigenti di imprese cooperative imolesi che si riconoscono nell’eredità olivettiana (Paolo Mongardi, presidente Sacmi; Domenico Olivieri, presidente Lega Coop; Daniele Vacchi, amministratore delegato gruppo Ima). Saranno inserite alcune riflessioni dai fondatori dell’associazione Città dell’Uomo e alcuni spezzoni tratti da filmati di repertorio sulla vita di Adriano Olivetti.

 

Mauro Casadio Farolfi

Presidente dell'associazione Città dell'uomo

 

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Economia della conoscenza

Mettere in atto la conoscenza significa generare valore. 

Un tema che risale fin dai tempi più antichi ma che oggi sta assumendo il profilo di approccio strategico di fronte al cambiamento sociale ed economico che abbiamo la fortuna (o la sfortuna, scegliete voi) di vivere. 

 

La conoscenza è una risorsa

economica che, però, non fa più solo parte dei catalizzatori della generazione di ricchezza; essa stessa è ricchezza, è bene (economico). 

Ma non è un bene come tutti gli altri, si comporta in modo strano, rispetto agli altri, e per questo ha bisogno di un’attenzione particolare. 

 

I mediatori cognitivi

OfficineEinstein ha scelto di occuparsene perché crede che questa attenzione debba essere dedicata prima di tutto dai comunicatori, che rivestono il difficile e importante ruolo di mediatori cognitivi. 

Per abbassare tutto più a livello dello sguardo: d’accordo creare relazione e credibilità. Ma per raccontare cosa? Per far conoscere come? 

 

Il gioco si fa duro.