testata

La biosfera e la noosfera

Era il gennaio 1945, un inverno terribile di bombardamenti, di lotte sanguinose per sconfiggere definitivamente i tedeschi, la stagione della drammatica scoperta dei campi di sterminio nazisti.

Proprio in mezzo a tanto sangue la rivista americana American Scientist pubblicava, come messaggio di speranza, un articolo intitolato: “La biosfera e la noosfera”, scritto dal russo Vladimir Ivanovich Vernadskij. L'articolo era preceduto da una presentazione del grande ecologo americano G.E. Hutchinson (1903-1991) che annunciava, con dolore, che pochi giorni prima l'autore era morto, ottantaduenne, nell'Unione Sovietica.

Il dolore della comunità scientifica era ben giustificato perché Vernadskij era stato un personaggio straordinario e sorprende che, con tanti ecologi e ecologisti in circolazione, il settantenario della sua morte sia passato sotto silenzio.

 

Professore di geochimica

Vernadskij, nato nel 1863, aveva studiato nella Russia zarista partecipando ai movimenti giovanili di protesta contro l'assolutismo degli Zar.

Dopo un periodo di studi in Germania, Vernadski era diventato professore di geochimica nel 1890, poi membro dell'Accademia delle Scienze e presidente di una speciale Commissione per lo studio delle risorse naturali, incaricata di identificare i giacimenti di minerali di importanza economica sparsi nello sterminato impero russo.

Vernadskij aveva studiato, in particolare, i minerali radioattivi che erano stati scoperti e descritti pochi anni prima dai coniugi Curie.

 

Una visione della biogeochimica rivoluzionaria

vernadskyDopo la rivoluzione bolscevica del 1917 Vernadskij aveva continuato i suoi studi e l'insegnamento.

Non era iscritto al partito comunista, ma fu rispettato e apprezzato dal governo bolscevico e da Lenin e poi da Stalin che lo incaricarono di continuare a dirigere la Commissione per le risorse naturali e anzi di intensificarne l'attività.

In un periodo della storia russa che molti libri descrivono come oscuro, violento, intollerante, questo non-comunista fu nominato presidente della prestigiosa Accademia delle Scienze dell'Urss, girava il mondo e passò alcuni anni, dal 1924 al 1926, a Parigi presso l'Istituto Pasteur; a Parigi insegnò all'Università, mettendo a punto la nuova rivoluzionaria visione biogeochimica della grande unità di tutto il mondo biologico e inanimato, che sta alla base della moderna ecologia.

 

Nel periodo di Parigi apparvero, prima in francese e poi in russo, due opere fondamentali di Vernadskij: “La geochimica” e “La biosfera”.

Nella Parigi di quegli anni venti, l'“età dell'oro dell'ecologia”, come l'ha chiamata il biologo italiano Franco Scudo (1935-1998), vivevano e insegnavano il grande matematico italiano Vito Volterra (Ancona, 3 maggio 1860-Roma, 11 ottobre 1940) che descrisse le leggi fondamentali della coesistenza delle popolazioni animali, e il russo Kostitzin (1886-1963), emigrato dall'Unione sovietica dopo un passato di rivoluzionario, a cui si devono altre opere fondamentali di biologia matematica.

 

Le lezioni di Vernadskij erano seguite dal gesuita P. Theilard de Chardin (1881-1955), che conduceva ricerche di paleontologia in Cina e a cui si deve il concetto di “noosfera”, la forma in cui la storia naturale dell'uomo si completerà come trionfo della mente.

 

Tornato nell'Urss, Vernadskij si batté con successo perché l'Accademia delle Scienze sovietica restasse indipendente dall'influenza politica del governo, e continuò le sue ricerche sui minerali strategici e radioattivi che avrebbero assicurato all'Unione sovietica la produzione industriale e la vittoria contro il nazismo.

 

Una grande visione unitaria della vita sul pianeta

Ma soprattutto Vernadskij va ricordato per aver elaborato, in forma compiuta, settanta anni fa, la grande visione unitaria della vita sul pianeta. Una vita che si basa sulla circolazione degli elementi dall'atmosfera alle piante, agli animali, al suolo, e poi di nuovo all'atmosfera e alle acque; di questi cicli vitali fanno, naturalmente, parte gli esseri umani.

 

Oggi sono stati inventati nuovi termini: si parla di visione “olistica”, unitaria, appunto, dell'ecologia, ma il concetto di unità bio-geochimica della vita sul pianeta nasce proprio con gli studiosi sovietici già settanta anni fa.

Il loro contributo è poco noto forse perché molte delle loro opere sono state scritte in russo, ma c'è stata anche una specie di pigrizia, da parte di tanti, nei confronti della ricerca delle radici culturali dell'ecologia.

A tale pigrizia si deve la limitata circolazione in Italia delle opere di Vernadskij, anche di quelle scritte in francese e pubblicate in Francia. La "Geochimica" non è mai stata tradotta in italiano, pur essendo un libro ricco di informazioni e di intuizioni.

 

Vernadskij, per esempio, parla chiaramente delle alterazioni del clima dovute alla modificazione della composizione chimica dell'atmosfera. Nel 1926 era già quindi chiaro il concetto di quello che oggi chiamiamo “effetto serra“. Vernadskij parla del ruolo dell'ozono stratosferico come filtro delle radiazioni ultraviolette solari biologicamente dannose e delle conseguenze di quello che oggi chiamiamo il “buco dell'ozono“.

Negli studi biogeochimici di Vernadskij erano descritti chiaramente i danni dell'erosione del suolo e i pericoli di perdita di fertilità dei terreni a causa delle attività antropiche irrazionali.

 

Una ricca bibliografia, poco nota in Italia

Vladimir VernadskyL'altro bel libro di Vernadskij, la “Biosfera“, ha avuto solo di recente una traduzione parziale in inglese, da cui è stata fatta una traduzione, parziale anch'essa, in italiano, pubblicata dall'editore “Red“ di Como (via Volta 43)(con una buona introduzione di Jacques Grinevald); alcuni altri scritti di Vernadskij sulla storia e filosofia della scienza (con una bella introduzione di Silvano Tagliagambe) sono stati tradotti per la prima volta in italiano in un libro distribuito insieme al numero di agosto 1994 della rivista mensile "Teknos", pubblicata a Roma (Via Achille Loria 7). Una edizione, “La biosfera e la noosfera”, a cura di Daniele Fais, è stata pubblicata a Palermo da Sellerio nel 1999. In francese “La biosphére”, Paris, Fuderot, 1997.

 

Ma forse l'opera più interessante, quasi il testamento scientifico e spirituale, è il breve saggio del 1945 pubblicato in America e anche questo non tradotto in italiano, sulla biosfera e la noosfera. Vernadskij usa il termine noosfera con un significato diverso da quello, trascendente, usato da Theilard de Chardin.

Per Vernadskij la "noosfera" è l'insieme delle modificazioni operate sulla biosfera dalle attività derivate dalla mente umana.

 

Vernadskij spiega bene che tali modificazioni possono essere negative per i grandi cicli biogeochimici da cui dipende la sopravvivenza della stessa specie umana, ma nota che tali modificazioni, se dominate dalla mente umana, anziché dall'avidità di gruppi o singoli, possono anche essere positive, possono contribuire al progresso umano attraverso l'uso razionale e illuminato delle ricchezze della natura.

 

Un avvertimento e un messaggio di speranza di grande valore che vengono da uno scienziato che è passato, a testa alta e rispettato, attraverso lo zarismo e l'epoca sovietica, giustamente onorato in Russia tanto che a Mosca al suo nome sono intestati l'Istituto di Geochimica dell'Accademia delle Scienze, un grande viale, una stazione della metropolitana, In onore di Vernadskij sono stati emessi francobolli e innumerevoli libri ne ricordano la figura e l'opera.

Share

Economia della conoscenza

Mettere in atto la conoscenza significa generare valore. 

Un tema che risale fin dai tempi più antichi ma che oggi sta assumendo il profilo di approccio strategico di fronte al cambiamento sociale ed economico che abbiamo la fortuna (o la sfortuna, scegliete voi) di vivere. 

 

La conoscenza è una risorsa

economica che, però, non fa più solo parte dei catalizzatori della generazione di ricchezza; essa stessa è ricchezza, è bene (economico). 

Ma non è un bene come tutti gli altri, si comporta in modo strano, rispetto agli altri, e per questo ha bisogno di un’attenzione particolare. 

 

I mediatori cognitivi

OfficineEinstein ha scelto di occuparsene perché crede che questa attenzione debba essere dedicata prima di tutto dai comunicatori, che rivestono il difficile e importante ruolo di mediatori cognitivi. 

Per abbassare tutto più a livello dello sguardo: d’accordo creare relazione e credibilità. Ma per raccontare cosa? Per far conoscere come? 

 

Il gioco si fa duro.